Vaccino herpes zoster: l’Asl lo promuove, ma c’è scetticismo sull’efficacia. “Previene i pericolosi effetti del fuoco di Sant’Antonio”

lunedì 10 dicembre 2018
La campagna di vaccinazione Asl contro il Fuoco di Sant’Antonio è già cominciata, ma non tutti sono d’accordo sull’efficacia del vaccino, perché il sistema immunitario conosce già il virus e inoculandolo nuovamente non ci sarebbero grandi effetti. Ma i dati parlano di limitazioni delle complicanze nel 51 per cento dei casi dopo il vaccino.

L’herpes zoster, noto ai non esperti come “fuoco di Sant’Antonio” (perché s’invocava il santo dalle doti taumaturgiche per guarire), è una patologia debilitante, che nasce con il virus della varicella contratto durante l’infanzia. In altre parole, questo problema scaturisce da un’infezione primaria. Quando le pustole rosse e pruriginose della varicella scompaiono, la guerra non è vinta: comincia la battaglia contro il fuoco di Sant’Antonio, che tormenterà il paziente a vita. Il virus si nasconde nei gangli sensitivi craniali del midollo spinale: con l’avanzare dell’età (dopo i 50 anni), quando si riduce la risposta immunitaria, si può riattivare dando luogo a manifestazione nervose cutanee. È come se dopo la varicella l’esercito nemico battesse in ritirata nascondendosi nelle cellule nervose per preparare un nuovo attacco più in là. Il fuoco di Sant’Antonio esplode a livello toracico, con rash cutaneo e nevralgia. Nel 10 per cento dei casi questa “esplosione” coinvolge anche la branca oftalmica del nervo trigemino. I guai dell’herpes zoster sono le complicanze: la più comune è la nevralgia. Quattro casi su mille tra i venti e i cinquant’anni sono affetti da questa patologia. I sintomi sono molto evidenti: piccole vescicole, arrossamento, sensazione di malessere (in alcuni casi febbre), sensazione di bruciore e prurito, formicolio.

La prevenzione passa attraverso il vaccino, ma anche tra i dermatologi c’è scetticismo

Da 10 anni esiste un vaccino capace di limitare le complicanze del fuoco di Sant’Antonio. L’Herpes zoster appartiene alla famiglia degli herpesvirus, ma non dev’essere confuso con l’herpes labiale, genitale (malattia sessualmente trasmissibile) o con l’Epstein Barr connesso alla mononucleosi infettiva, perché (al contrario di questi ultimi) ha delle complicazioni molto più gravi. Inoltre, chi soffre del Fuoco di Sant’Antonio più contagiare anche un bambino che non ha mai avuto la varicella. Il guaio è che le manifestazioni post erpetiche possono durare anche mesi, al contrario delle eruzioni cutanee che si risolvono in 2-4 settimane. L’herpes oftalmico, tra l’altro lede gli occhi con conseguenze gravissime. Tra le complicanze ci sono meningite e attacchi cardiaci. Ecco perché l’Asl di Lecce sta puntando su una penetrante campagna di sensibilizzazione per promuovere il vaccino.

Sì, perché, al contrario degli altri tipi di herpes, per il fuoco di Sant’Antonio esiste un vaccino con risultati già testati: sull’efficacia di quest’ultimo, però, gli esperti si dividono. “Una volta che il virus c’è all’interno del nostro organismo, il sistema immunitario lo conosce già – spiega un dermatologo specializzato in questa patologia – Credo che serva a poco vaccinarsi per preparare l’organismo”. Di parere completamente opposto molti medici che si occupano di prevenzione, in primis Giuseppina Turco, dirigente responsabile Sisp Area Sud. Il vaccino contiene una forma attenuata del virus della varicella–zoster che stimola il sistema immunitario ad agire specificamente contro il virus. In altre parole, questo metodo permette di controllare riattivazione e replicazione del virus dentro l’organismo combattendo anche la “nevralgia post-erpetica”. Nei fatti il vaccino ha dimostrato di essere efficace nel 51 per cento dei casi. Dunque, vaccinarsi dopo i 50 anni non è un sacrificio vano. Naturalmente ci sono soggetti che non possono reggere il vaccino: allergici, malati di tubercolosi e immunodepressi. Meglio evitare la vaccinazione durante gli stati febbrili e in gravidanza. Gli effetti collaterali sono lievi e vanno dalla febbre alla nausea.


Intervista alla dottoressa Giuseppina Turco, dirigente del Servizio Igiene e Sanità Pubblica Area Sud


Dottoressa, non tutta la comunità scientifica è unanime su questo vaccino. Qualche dermatologo è scettico, perché il sistema immunitario conosce già il virus…

“È vero in parte, perché nei fatti riduce le recidive. Non ha la stessa efficacia che può avere su chi non ha mai avuto l’herpes zoster, ma comunque funziona su questa neuropatia riducendone le incidenze. Il vaccino dopo una certa età lo si fa a prescindere dalla varicella: anche se non è stato contratto mai quel virus”.

Questo vaccino presenta degli effetti collaterali importanti?

“No, nessun effetto importante. Può avere effetti collaterali perché contiene virus attenuati, esattamente come il vaccino della varicella. Gli effetti sono leggeri, ad esempio la febbre”.

Quindi lei lo consiglia a tutti gli anziani?

“L’Asl si sta battendo per far vaccinare tutti gli anziani dopo i 65 anni e i soggetti a rischio (almeno dopo i 50 anni)”.

Niente vaccino per gli altri tipi di herpes?

“Che io sappia in Italia ancora non c’è. Tra l’altro si tratta di virus che non danno complicanze gravi come lo zoster”.

Il fuoco di Sant’Antonio, invece, può essere molto pericoloso?

“Ricordiamoci sempre che si tratta di una neuropatia abbastanza grave e dolorosa. Infatti, chi l’ha avuta viene a chiedere il vaccino perché sa che cos’è e, pur di attenuare l’esplosione, proverebbe qualsiasi cosa. Ci sono complicanze oculari gravissime”.

Conviene che chi ha avuto herpes simplex faccia il vaccino per evitare che si aggiunga anche lo zoster?

“Non è considerata una categoria a rischio chi ha avuto diversi tipi di herpes. Noi in Puglia copriamo solo dai 65 anni in poi. L’hanno scorso hanno aderito pochissimi, anche se si tratta di un vaccino gratuito. Puntiamo a raggiungere obiettivi buoni quest’anno: almeno il 75 per cento per proteggere la popolazione ed evitare la diffusione”.

Gaetano Gorgoni


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