Ipogonadismo, infertilità e osteoporosi: quando l'obesità abbassa il testosterone

lunedì 3 dicembre 2018

Oggi torniamo a parlare del Convegno organizzato dalla Fondazione Foresta, che si è svolto venerdì e sabato, nella sala conferenze del Castello Carlo V: la correlazione tra obesità, infertilità e ipogonadismo è ormai acclarata dalla ricerca. 

L’obesità produce un abbassamento del testosterone: un malfunzionamento organico che scatena l’ipogonadismo e l’osteoporosi. L’ipogonadismo è una condizione in cui i testicoli o le ovaie non producono ormoni a sufficienza. Venerdì e sabato scorsi al Castello Carlo V di Lecce, si è svolto l’ XIII Convegno di Medicina "I nuovi confini dell'aging: tra fisiologia e patologia", presieduto dal Professore Carlo Foresta e dal dottore Andrea Lenzi, durante il quale sono stati presentati i risultati dello studio condotto dal team dei  ricercatori dell'Università di Padova che dimostrano la correlazione tra obesità nel maschio, osteoporosi e ipogonadismo.

Negli uomini l’ipogonadismo può sviluppare il volume del petto, ridurre barba e peli, portare a perdita di massa muscolare e causare problemi sessuali. Negli obesi, soprattutto verso i 40 anni, i livelli di testosterone si abbassano gradualmente e cominciano ad esplodere tutta una serie di problemi che vanno dal diabete fino ai problemi cardiovascolari. Naturalmente, l’ipogonadismo scatena l’infertilità e l’osteoporosi. L’équipe del professore Carlo Foresta ha studiato il nesso tra obesità e ipogonadismo e ha dimostrato che il testosterone diffonde liberamente nel tessuto adiposo, e nel soggetto  normale questo ormone viene poi liberato seguendo la regolare dinamica del metabolismo tornando ad essere circolante. Nell’obeso, affetto da diabete o sindrome metabolica, l’accumulo di testosterone all’interno delle cellule adipose è molto più elevato e le cellule adipose mostrano un’alterazione dei  meccanismi   che   normalmente   inducono   la   liberazione   di   questo   ormone   nel   circolo   sanguigno, sequestrandolo e rendendolo inutilizzabile. In effetti, negli obesi i livelli circolanti di testosterone sono più bassi perché intrappolati nelle cellule adipose. 

La conseguenza della riduzione del testosterone  concorre   allo   sviluppo  dell’ipogonadismo   e   dei   sintomi   dell’andropausa   come   l’osteoporosi   e   le  disfunzioni sessuali.

DIAGNOSI E TRATTAMENTO DELL’IPOGONADISMO

La diagnosi dell’ipogonadismo prevede la valutazione dei livelli di ormoni FSH e LH, degli estrogeni nelle donne e del testosterone negli uomini. Per scoprire se si è affetti da questa pericolosa patologia si verificano i livelli di ferro con un’analisi del sangue, test genetici, conta spermatica, analisi della tiroide, ecografia delle ovaie e dei testicoli, CT o RM al cervello. Siccome l’ipogonadismo agisce sulla mineralizzazione dell’osso è utile valutare il profilo metabolico osseo con esami del sangue e un’eventuale MOC. Molti medici pensano che bastino le iniezioni di testosterone a risolvere questo problema (nelle donne estrogeni e progestosterone). 

Quando l’ipogonadismo è dovuto a un mancato stimolo delle ovaie e dei testicoli, è possibile stimolare la maturazione degli ovociti e degli spermatozoi mediante iniezioni di ormoni normalmente prodotti dall’ipofisi. In alcuni casi sono necessari interventi chirurgici o radioterapia. Se si riduce il calcio nelle ossa, è necessario integrare la terapia con calcio e vitamina D.

Lo studio del professor Foresta, però, dimostra che il trattamento di questa patologia non può essere soltanto effettuato con la somministrazione farmacologica del testosterone, ma risulta essere di fondamentale importanza la dieta, la riduzione del peso e l’incremento dell’attività fisica.

I NUMERI DELL’OBESITÀ

La Puglia è tra le Regioni che registrano i numeri più alti di pazienti obesi: è il segno che abbiamo dimenticato la nostra dieta mediterranea per sposare il cibo spazzatura. In Italia la speranza di vita dell’uomo è di 4,5 anni inferiore alla donna (80,6 contro 84,9) e nel Sud l’aspettativa di vita è significativamente più bassa di oltre tre anni rispetto alla popolazione del Nord.   Tra  i   tanti   fattori   che   possono  incidere   negativamente il   sovrappeso  e   l’obesità   sono   da considerarsi molto importanti. I dati nazionali evidenziano che la frequenza di sovrappeso e obesità è più diffusa tra gli uomini rispetto alle donne (sovrappeso: 44% vs 27,3%; obesità: 10,8% vs 9%).  Le differenze sul territorio confermano un gap Nord-Sud in cui le regioni meridionali presentano la prevalenza più alta di persone maggiorenni obese o in sovrappeso (Molise 14,1%, Abruzzo 12,7% e Puglia 12,3%) rispetto a quelle settentrionali (obese a Bolzano 7,8% e Lombardia 8,7%; Trento 7,1% e Valle d’Aosta 3,4%). 

INTERVISTA AL PROFESSOR CARLO FORESTA: “LA CURA FARMACOLOGICA CON IL TESTOSTERONE NON RISOLVE IL PROBLEMA”

Professore, se si dimagrisce aumenta il testosterone, secondo i risultati della sua ricerca, vero?

“Il testosterone cala negli obesi per vari motivi, ma soprattutto perché si localizza nelle cellule del tessuto adiposo, che in chi è in questa condizione sono molte di più, quindi il testosterone viene incarcerato in queste cellule, modificando il funzionamento del tessuto adiposo stesso. Se noi continuiamo a dare testosterone in soggetti che hanno tanto tessuto adiposo, aumentiamo ancora di più la concentrazione di questo ormone dentro le cellule adipose, inibendo la loro funzione. Oltre a pensare alla terapia con il testosterone, l’obiettivo principale è raggiungere una diminuzione consistente di peso perché ci sia un normale funzionamento di queste cellule”. 

Dare dosi modiche di testosterone, dunque, non serve a niente?

“Quando si è obesi, no! Perché non viene a modificare le concentrazioni plasmatiche”.

Obesità e infertilità sono due patologie correlate?

“Certamente l’obesità è uno dei maggiori fattori di rischio per l’infertilità maschile”.

Anche il semplice sovrappeso può essere un problema?

“Dipende: è una fascia intermedia che può non avere alcuna conseguenza clinica, ma può anche averla”. 

Quindi, come tenere lontani questi problemi?

“Attività fisica, riduzione del tessuto adiposo nell’obeso con una vita sana e un’alimentazione controllata”. 

INTERVISTA AL DOTTOR MAURIZIO MURATORE, REUMATOLOGO

Dottore, l’osteoporosi è molto diffusa tra le donne, ma anche gli uomini, soprattutto se obesi, rischiano molto...

“Certamente. Si verifica una riduzione dell’attività della formazione dell’osso: la mancanza di ormoni scatena questo fenomeno. In realtà la differenza tra l’uomo e la donna è che nel primo non si ha questo scalino che si ha con la menopausa, anche se pure nell’uomo con l’andropausa si verifica una riduzione dell’attività ormonale, perché sia il testosterone che gli estrogeni hanno un ruolo determinante da questo punto di vista”. 

Quali sono le terapie più recenti per curare l’osteoporosi?

“Esistono dei trattamenti che si basano sulla riduzione della perdita di massa ossea e c’è anche un unico farmaco che stimola la produzione dell’osso, ma può essere prescritto soltanto per due anni, quando si verificano fratture. La prevenzione è il trattamento più importante e si fa eliminando il fumo, la menopausa precoce con un trattamento ormonale sostitutivo e tanta attività fisica, che stimola la produzione dell’osso. L’altro aspetto è quello muscolare, che stimola la produzione dell’osso. Inoltre, bisogna ricordare che l’alcol incide negativamente sulla produzione dell’osteoclasta, cellula del tessuto osseo deputata all’assorbimento della componente organica e inorganica della matrice ossea, svolgendo una funzione regolatrice dell’equilibrio degli ioni, calcio e fosforo”.

Gaetano Gorgoni 

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