Il varicocele crea infertilità: "Meglio la scleroembolizzazione della chirurgia". Intervista all'urologo

martedì 20 novembre 2018

Come prevenire l'infertilità, il consiglio del dottor Filoni: "Meglio la scleroembolizzazione della chirurgia: è più sicura e meno invasiva".

Tantissimi uomini hanno il varicocele, patologia dalle cause sconosciute, ma non se ne accorgono fino a quando non scoprono di essere infertili. 
 

Un tempo c’era la visita militare che provvedeva a prevenire i problemi che poi si sarebbero scatenati in futuro (l’infertilità si verifica nel 40% dei pazienti con questo disturbo): quando si riscontrava il varicocele, veniva consigliata l’operazione chirurgica, che era invasiva e con un’anestesia potente. I tempi sono cambiati: oggi si può risolvere tutto con un mini-intervento di 30 minuti, senza chirurgia. Il varicocele colpisce il 15 per cento degli uomini: alcune piccole valvole presenti nelle vene del testicolo (che hanno lo scopo di far progredire il sangue verso il cuore per impedirne il reflusso verso il testicolo) non funzionano e le vene si ingrossano proprio perché il sangue ritorna verso il basso. Anche nelle donne può verificarsi una patologia simile: il varicocele pelvico. Il risultato è un dolore sempre più forte man mano che aumentano gli sforzi e lo stare in piedi. In altre parole, negli uomini la dilatazione delle vene per un maggior afflusso di sangue dall’alto provoca un aumento della temperatura in quella zona. Quindi, questo “surriscaldamento” interno provoca la morte degli spermatozoi o una loro minore funzionalità. Nell’85 per cento dei casi viene interessato solo il testicolo sinistro, ma non è raro il varicocele bilaterale. Le cause del varicocele non sono ancora oggi chiare: in campo ci sono delle ipotesi, come quella del blocco del flusso sanguigno a livello dei vasi addominali situati dopo le vene testicolari, ma nulla è certo. Spesso questo problema può essere asintomatico: il dolore arriva solo nello stadio avanzato. La diagnosi si può fare con una visita urologica e, in caso permangano dubbi, con un eco-color doppler, che documenta il reflusso venoso. Per maggiore precisione si fa anche un’analisi sul liquido seminale che verifica la motilità degli spermatozoi. 

INTERVENTO CHIRURGICO O SCLEROEMBOLIZZAZIONE PERCUTANEA?

La chirurgia è stata sempre l’extrema ratio, anche se in passato se ne abusava. L’intervento chirurgico per recidere la vena è sempre qualcosa di molto invasivo. Oggi ci sono altri sistemi per risolvere un varicocele in stato avanzato. Nel 2011 l’urologo Antonio Filoni ha organizzato un importante convegno sulla scleroembolizzazione del varicocele: da allora tantissimi casi sono stati risolti così. Alla chirurgia ci si rivolge solo in determinate situazioni che non possono essere affrontate diversamente. Innanzitutto dobbiamo puntualizzare che questa nuova tecnica si può mettere in atto in un ambulatorio, anziché in una sala operatoria: il medico punge con un ago la vena del braccio e dell’inguine (come se facesse una puntura endovenosa), quindi viene introdotto un sottilissimo tubicino all’interno delle vene che viene guidato con un monitor a raggi x per raggiungere in pochi secondi la vena testicolare malata. Quando si arriva alla “vena obiettivo”, si inocula un farmaco sclerotizzante atossico. Il risultato è lo stesso dell’intervento chirurgico: la vena difettosa viene occlusa e messa fuori gioco. In 30 minuti, senza ricovero, senza tagli o anestesia totale e con complicanze minime si può risolvere il problema definitivamente e le possibilità di recidiva sono molto inferiori. 

INTERVISTA ALL’UROLOGO ANTONIO FILONI

Dottore possiamo dire una parola definitiva sulla questione del trattamento del varicocele? È meglio la chirurgia o la scleroembolizzazione?

“Già nel 2003 portai a Lecce la tecnica dell’embolizzazione. La scleroembolizzazione nel varicocele è la soluzione migliore. Si ricorre alla chirurgia solo se non vanno bene le cose, ma sono casi rarissimi”.

Meglio questa nuova tecnica meno invasiva…

“Sicuramente, è come se si facesse una puntura per un prelievo per un esame del sangue. Nella chirurgia invece devi tagliare. Poi, c’è un altro fatto: nei casi di varicocele bilaterale la prima scelta è sempre la scleroembolizzazione: se non dovesse riuscire, si ricorre alla laparoscopia, con due buchini. Già nel 2011 facemmo un importante convegno su questa tecnica: operammo in diretta. Con la scleroembolizzazione ostruiamo quella vena che apporta un maggior flusso sanguigno determinando un’alterazione di quelli che sono i parametri chimici, fisici e di temperatura responsabili della azoocitospermia. Il varicocele è quasi sempre a sinistra, ma si verifica anche a destra: può essere bilaterale e intervenire con questa tecnica può risolvere tutti i problemi. Non sempre, però, è necessario operare. La scleroembolizzazione è indicata solo nel momento in cui c’è un’infertilità dimostrata dagli esami. La scelta è tra questa tecnica e la chirurgia, che però è più rischiosa e più invasiva. Nel varicocele non c’è una cura, solo palliativi”. 

Gaetano Gorgoni

Altri articoli di "Salute Sette"
Salute Sette
13/12/2018
È il parere di Mauro Minelli, immunologo che stronca ...
Salute Sette
12/12/2018
La ricerca segna un altro risultato nella lotta contro il ...
Salute Sette
11/12/2018
L’Organizzazione Mondiale della Sanità avvisa: ...
Intervista al dottor Antonio Scollato, direttore responsabile del reparto di Neurochirurgia dell’ospedale di ...
clicca qui