Lotta al tumore al pancreas, il 15 novembre luci viola in città: alla ricerca del "big killer"

venerdì 9 novembre 2018

Il 15 novembre partono le iniziative: ogni città si illumina di viola per focalizzare l’attenzione su un killer silenzioso.

Del tumore al pancreas vi abbiamo già parlato, oggi facciamo il punto sulle novità della ricerca, quando manca poco alla giornata dedicata all’informazione e raccolta fondi per combattere questo oscuro male. Il 15 novembre partono le iniziative: ogni città si illumina di viola per focalizzare l’attenzione su un killer silenzioso. I ricercatori dell’Humanitas di Milano parlano di “big killer” in un comunicato diffuso alla stampa di recente. Il tumore al pancreas ogni giorno viene diagnosticato a circa 1200 persone nel mondo: conoscerlo può salvare la vita. Lo screening di prevenzione è fondamentale, come abbiamo già spiegato: la battaglia con questo terribile nemico si gioca sul tempo. Rivolgersi ai centri specializzati per curarlo e riconoscerne i sintomi sono altre importanti regole che le associazioni che operano in questo campo vogliono trasmettere a tutti. L’Humanitas il 15 novembre ha organizzato un incontro fra la comunità di pazienti e familiari, specialisti, medici di medicina generale, e ricercatori per condividere traguardi e speranze: c’è anche un video speciale per aiutare a conoscere e combattere questa malattia. “L’incertezza che pazienti e familiari devono affrontare a fronte di una diagnosi di tumore al pancreas crea vulnerabilità. Eventi come quello del 15 novembre, dove il punto di vista del paziente è in primo piano, contribuiscono a creare una comunicazione trasparente ed efficace su come orientarsi nel percorso di diagnosi e cura di questa patologia” - commenta Piero Rivizzigno, Presidente dell’Associazione Codice Viola, tra gli organizzatori dell’evento.

 

IL PROBLEMA DELLA RICERCA: ANCORA POCHI FONDI. PERÒ SONO STATI FATTI MOLTI PASSI AVANTI 

 

“La ricerca che riceve solo il 2% dei fondi raccolti in Europa contro il cancro - spiegano i medici dell’Humanitas - È la preoccupante fotografia del tumore del pancreas. Tuttavia oggi, grazie ai progressi delle cure, della diagnosi e della ricerca, contro questa malattia si registrano successi impensabili anche solo pochi anni fa”. 

La ricerca, che da una parte sta identificando nuovi biomarcatori per consentire una diagnosi sempre più precoce e dall’altra sta investigando il rapporto tra tumore e sistema immunitario, sta facendo passi da gigante. 

“Questo tumore è visto spesso come una condanna ma la sua storia naturale sta in realtà cambiando - commenta il professor Alessandro Zerbi, Responsabile Chirurgia del Pancreas Humanitas e docente Humanitas University. Si stanno aprendo prospettive interessanti grazie allo sviluppo di nuovi trattamenti chemioterapici e una loro miglior combinazione con gli interventi chirurgici, che sono tra i più complessi e la cui buona riuscita dipende molto dall’esperienza sia di chi li esegue sia del Centro ove vengono eseguiti. Il tutto combinato con i progressi della ricerca, che è sempre più focalizzata sulle peculiarità biologiche proprie del carcinoma pancreatico”. 

“La valutazione di un paziente con tumore del pancreas trae i maggiori benefici da un approccio multidisciplinare che venga eseguito in Centri ad alto volume di pazienti con patologia pancreatica - commenta la dott.ssa Silvia Carrara, Responsabile del Programma di Ecoendoscopia in Humanitas e Segretario AISP (Associazione Italiana Studio Pancreas) - Questo è dimostrato anche da diversi studi che confermano come l’accesso a strutture qualificate comporti minori complicanze e minore mortalità a seguito di chirurgia pancreatica e migliore aspettativa di vita”. 


L’ARMA MIGLIORE È LA DIAGNOSI PRECOCE 


Ad oggi l’arma migliore contro questo tumore così aggressivo resta la diagnosi precoce: per questo è fondamentale conoscere i fattori di rischio e i sintomi di questa malattia, così come sapere a quali specialisti e centri rivolgersi. Il pancreas è un’importante ghiandola che si trova nella profondità dell’addome, dietro lo stomaco e vicino all’intestino: produce ormoni ed enzimi. Il tumore è una massa che si forma quando le cellule si moltiplicano in maniera caotica e il nostro sistema immunitario non riesce a neutralizzarle. Diabete, mal di schiena improvviso e inspiegabile sono campanelli d’allarme da non sottovalutare. Comunque è necessario fare gli screening verso i 45-50 anni: controllare il sangue nelle feci ed procedere alla colonscopia. 

I RISULTATI DELLA RICERCA HUMANITAS 

Sono stati recentemente identificati 3 nuovi biomarcatori, più elevati nel sangue dei pazienti con tumore del pancreas rispetto a soggetti sani, anche in stadi precoci di malattia. La loro validazione potrebbe aiutare ad individuare pazienti ancora asintomatici ma a rischio, da sottoporre perciò ad ulteriori indagini di imaging.

Si sta inoltre cercando di valutare la presenza di cellule tumorali circolanti nel sangue periferico per correlarle allo stadio di malattia e eventualmente alla prognosi dei pazienti o alla risposta alla terapia.

Un altro ambito su cui si sta concentrando la ricerca è l’attivazione di una risposta del sistema immunitario per contrastare la crescita del tumore.

 “Il cancro del pancreas - spiega il prof. Alberto Mantovani, Direttore Scientifico di Humanitas e docente di Humanitas University, premiato di recente anche negli USA per gli importanti risultati della sua équipe - costituisce una sfida per chi fa ricerca in oncologia, perché i progressi ottenuti, ad oggi, sono stati purtroppo estremamente limitati. Anche una strategia promettente come la riattivazione delle armi del sistema immunitario contro il cancro, al momento, si è rivelata inefficace.

Dobbiamo quindi approfondire le nostre conoscenze per ottenere risultati migliori. Abbiamo un disperato bisogno di nuovi diagnostici, che ci permettano di effettuare diagnosi più precoci. E abbiamo bisogno studiare e capire meglio il rapporto fra il tumore e lo stroma che lo circonda, che al momento costituisce una specie di muro invalicabile che impedisce l’accesso delle nostre difese. Dobbiamo dunque integrare competenze e sforzi: solo uniti possiamo battere questo big killer”. 

Il pancreas può essere colpito da tumori di natura e malignità differenti: tumori cistici ed endocrini, spesso benigni o a bassa malignità, o carcinomi, particolarmente aggressivi e in aumento, soprattutto nei Paesi Occidentali.

Attualmente il carcinoma del pancreas rappresenta la quarta causa di morte per tumore e fra 10-15 anni diventerà la seconda. Nonostante questa crescita, non si sa molto né di questa patologia né dell’organo che essa colpisce. Conoscere meglio entrambi, insieme ai fattori di rischio, è però molto importante: fumo, dieta ricca di grassi, diabete e predisposizione familiare possono aumentare il rischio di insorgenza della malattia. Per aiutare la massima diffusione di conoscenze e favorire maggiore consapevolezza è stato realizzato un video speciale a questo link.

La diagnosi: l’ecoendoscopia e la TC.

Una volta sospettata la presenza del tumore possono fare la differenza sia le indagini diagnostiche eseguite sia il luogo dove vengono effettuate. Rivolgersi a Centri che hanno una grande esperienza nella patologia pancreatica è fondamentale per giungere in tempi rapidi ad una diagnosi corretta e per pianificare le cure più appropriate per il singolo paziente.

La corretta diagnosi di tumore del pancreas spesso richiede l’integrazione delle immagini della TC con mezzo di contrasto e dell’ecoendoscopia. Quest’ultima consente inoltre l’esecuzione di prelievi bioptici, per giungere ad una diagnosi anatomopatologica di certezza.

Negli ultimi anni l’ecoendoscopia (EUS) si è trasformata da metodica puramente diagnostica a strumento operativo con sviluppi terapeutici quali drenaggi, alcolizzazione del plesso celiaco per il controllo del dolore, posizionamento di marcatori per guidare la radioterapia, e tecniche ablative locali da integrare alle altre terapie all’interno di protocolli di ricerca.

IL TRATTAMENTO 

“La cura del carcinoma pancreatico è tipicamente multidisciplinare e si è evoluta negli ultimi anni - spiegano gli esperti dell’Humanitas - Solo la combinazione della chirurgia con la chemioterapia, ed eventualmente la radioterapia, può consentire di ottenere risultati soddisfacenti. Fondamentale è identificare correttamente i casi potenzialmente suscettibili di un intervento chirurgico.

Negli ultimi anni si è assistito all’introduzione di diverse novità in campo sia chirurgico che oncologico. Gli interventi tendono a essere meno demolitivi e a utilizzare tecniche mini-invasive (laparoscopiche e robotiche).

In campo oncologico si è assistito allo sviluppo di nuovi farmaci chemioterapiche, utilizzati in combinazione tra loro e somministrati in alcuni casi prima ed in altri dopo l’intervento chirurgico, hanno consentito di migliorare la prognosi dei pazienti”.  

Gaetano Gorgoni

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