Decreto Pillon, il no della casa delle Donne e del centro Renata Fonte. Autobus per Roma

venerdì 9 novembre 2018
Il decreto del leghista Pillon, passato in commissione Giustizia, rimette in discussione il diritto di famiglia. Il 24 novembre manifestazione nazionale a Roma. 

Un decreto "
maschilista che va contro le donne che si trovano in situazioni più deboli e non tutela il supremo interesse del minore". 
Stroncatura unanime da parte dell'associazionismo delle donne sul decreto Pillon, senatore leghista  e organizzatore del Family Day, noto per le sue prese di posizione contro le unioni civili e l’aborto. Il decreto, che rimetterebbe in discussione il diritto di famiglia, prevede tutta una serie di misure, tra cui anche il cambio di regole per quel che riguarda l'assegno di mantenimento. La proposta, vista con diffidenza anche da parte dei 5Stelle, non piace ai Movimenti delle Donne, tra cui la Casa delle Donne di Lecce che aderisce al Movimento Non Una di meno, e al Centro Antiviolenza Renata Fonte. Mentre la Casa delle Donne organizza un pullman in partenza da Lecce per partecipare alla manifestazione nazionale (
qui le adesioni), il Centro antiviolenza ribadisce il suo no al decreto in 5 punti: NO alla mediazione obbligatoria, NO all’imposizione di tempi paritari e alla doppia domiciliazione/residenza dei minori; NO al mantenimento diretto; NO al piano genitoriale;  NO all’introduzione del concetto di alienazione parentale.

Le motivazioni del Centro Renata Fonte, come spiegato dalla presidente Maria Luisa Toto, verranno ribadite il 10 novembre a Lecce nell'ambito di una mobilitazione nazionale che fa seguito alla petizione contro il Disegno di legge Pillon su separazione e affido. Promossa dal Centro Antiviolenza "Renata Fonte" – che è entrato a far parte di REAMA, Rete per l’Empowerment e l’Auto Mutuo Aiuto - si svolgerà  a Lecce alle 10.30 a Lecce via Santa Maria del Paradiso n.12 durante la conferenza stampa nel corso della quale sarà presentato il Documento del Centro Antiviolenza "Renata Fonte" elaborato dalle avvocate Alessandra Politi e Catia Quarta e dallo psichiatra Andrea Mazzeo, un documento di 45 pagine per spiegare le ragioni per le quali il ddl Pillon va ritirato.

Ta i timori più concreti, tra le altre, c'è che le donne, alla luce delle modifiche del decreto, possano essere scoraggiate a chiedere la separazione anche nei casi in cui siano vittime di violenza. 

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