Il piatto piange

giovedì 9 giugno 2011
I conti della Regione Puglia sono in rosso e per rientrare dalle spese del deficit sanitario il presidente Nichi  Vendola, il giorno dopo le elezioni, ha deciso di aumentare l’Irpef regionale, scatenando il malcontento trasversale di tutte le forze politiche. Una decisione derivata -secondo il Governatore- dagli “errori del Ministero del Tesoro”: una giustificazione che però non regge e che invece sembra solo lo specchio di una cattiva gestione amministrativa 
 
La decisione, avvenuta a urne chiuse, di aumentare le tasse regionali ha aumentato la delusione nei confronti dell’Amministrazione regionale pugliese, raccogliendo un malumore ampio e trasversale a causa della crisi generale che  ha raggiunto ormai livelli insostenibili per la popolazione, nonostante i tanti proclami e le tante promesse di riduzione del peso fiscale. 
Ecco cosa prevede il caro-Irpef per i cittadini pugliesi: i redditi fino a 8 mila euro sono esenti dall’aumento; per i redditi fino a 28 mila euro l’aumento è dello + 0,30% (ad esempio per i redditi di 15mila euro l’aumento è di 45 euro l’anno, mentre per i redditi di 28mila euro è di 84 euro l’anno); per i redditi oltre i 28mila euro l’aumento è dello + 0,50% (ad esempio per i redditi di 60 mila euro l’aumento è di 244 euro l’anno e per i redditi di 128mila euro è di 584 euro l’anno) mentre, i redditi di lavoro autonomo sono esenti fino a 4.800 euro e i redditi di lavoro dipendente sono esenti fino a 8mila euro (su 12 mesi di lavoro). I redditi da pensione sotto i 75 anni di età sono esenti sino a 7.500 euro (con pensione percepita per l’intero anno), mentre quelli sopra i 75 anni di età sono esenti fino a 7.750 euro (con pensione percepita per l’intero anno). 
Il governatore Nichi Vendola ha subito scaricato sul governo Berlusconi le responsabilità dell’accaduto: “Il Tesoro ha sbagliato i calcoli dell’Irap e ci siamo trovati a dover coprire un buco non previsto di 10,8 milioni di euro. L’unica leva a disposizione che avevamo era quella di intervenire sull’addizionale Irpef. L’aumento dell’imposta sulle persone fisiche è stata dello 0,3% per i ceti medio bassi e dello 0,5% per quelli alti. Abbiamo sempre tentato di avere un’attenzione particolare per le fasce meno abbienti della popolazione. È sempre spiacevole farlo, ma era necessario”. 
Una spiegazione fragile e forse un po’ arrangiata, visto che non è sempre possibile mettere le mani avanti, prendendosi i meriti delle iniziative di successo, ma non assumendosi le responsabilità delle stangate. E infatti il ministro per i rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto ha subito respinto al mittente le accuse del Governatore: “Le favole possono essere raccontate, ma i dati sono incontrovertibili e la responsabilità è esclusivamente della Regione Puglia. Questa è una Regione i cui conti sono altamente fuori controllo, come è noto. C’è un Piano di rientro con il quale ci si sta confrontando tra mille difficoltà, e questo è un provvedimento obbligatorio, frutto dei risultati raggiunti dalla Regione. Oggi i cittadini pugliesi devono sapere che solo ed esclusivamente per responsabilità della Giunta regionale pagheranno un’Irpef maggiore rispetto a quella delle altre regioni”. 
Ancora più esplicito sulla “bugia” di Vendola , il coordinatore regionale de La Puglia Prima di tutto, Salvatore Greco: “Questo continuare a insistere sull'errore del Governo alla base dell'extra-deficit che ha portato all'aumento dell'addizionale Irpef è banale e inconsistente: basterebbe osservare che, se la Giunta Vendola avesse voluto, avrebbe potuto far notare al Governo che c'era un errore nella stima del gettito Irap e l'errore sarebbe stato corretto per merito della Regione. È  fin troppo evidente  che i calcoli di Roma sono stati fatti sulla base di dati forniti dalla Regione, per cui l'errore è semmai a monte, non a valle. Ma è ancora più evidente che tutti coloro che oggi accusano il Governo di aver sbagliato avrebbero potuto evitare l'errore facendolo presente allora, non rimproverandolo strumentalmente oggi”. 
 
Dopo la “pioggia invernale” dei rincari di ticket sanitari, acqua, benzina e Rc auto di gennaio, arriva l’ “acquazzone estivo” dell’aumento dell’Irpef regionale 
 
A nessuno piace mettere le mani in tasca ai cittadini: la frase è un rituale preciso che gli amministratori spesso e volentieri ribadiscono, ogni qual volta si vedono “obbligati” a ricorrere al prelievo fiscale. Chissà perché poi debbano necessariamente costringersi in scelte che non condividono. Possono, però, immaginare quanto i cittadini siano “felici” di subire gli aumenti di tasse, soprattutto in un periodo in cui i salari scendono e il posto di lavoro diventa sempre più un miraggio nel deserto. 
La rideterminazione delle aliquote dell’addizionale regionale Irpef, al fine di provvedere alla copertura del disavanzo dell’esercizio 2010 del Servizio sanitario pugliese, è solo l’ultimo doloroso capitolo di un anno di salassi, una pioggia acida, fatta di numeri che gravano, guarda caso, sulle teste dei cittadini. Nello specifico, la percentuale Irpef ritoccata dalla Regione, per i redditi più bassi, sino a 28mila euro, è all’1,2%; per i redditi superiori all’1,4%. Il guaio, però, è che il rincaro in questione sia appunto l’ennesimo di una stagione che, come proposto nella copertina di Belpaese dell’8 gennaio di quest’anno (nella foto), calcolava una spesa maggiore per nucleo familiare di poco superiore ai mille euro (1.016 euro, per l’esattezza). 
La stangata è partita con il ticket di un euro per ogni ricetta destinata alla prescrizione di un farmaco da banco, in un quadro di riordino ospedaliero dove i tagli delle strutture ospedaliere hanno rappresentato una sensibile riduzione dei servizi. Se poi si aggiunge il “ticket occulto” sui farmaci generici, il peggio è servito. C’è poi la tariffa sull’acqua, che in Puglia, dal 2009, è passata da 1,31 a 1,54 euro al metro cubo, con un incremento oltre il 17% (e con un costo dell’1,2% in più rispetto alla media nazionale), sancito da un appesantimento ulteriore del 5%, ossia di 20 euro annue. Se si aggiungono l’aumento dello scorso marzo del prezzo della benzina di 2,6 centesimi al litro, l’incremento delle Rc auto tra il 25 e il 50%, il 3% in più sui pedaggi delle autostrade italiane, i cittadini hanno ben poco da sorridere. 
Certo, non è solo colpa della Regione, ma il calcolo delle responsabilità effettive è sempre quello meno riuscito. Intanto, all’orizzonte si profila il rischio di nuovi aumenti anche sulla Tarsu, viste le difficoltà ad avere un ciclo rifiuti con un’impiantistica completa. Se a gennaio, piovevano brutte notizie, a giugno continua a piovere a cieli aperti. Rigorosamente sul bagnato. 
 
Mauro Bortone 
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