La protesta degli Spraar a rischio: “L’accoglienza non si improvvisa”

lunedì 24 settembre 2018
Il coordinamento degli Enti Gestori SPRAR della Provincia di Lecce convoca un'assemblea per il 25 ottobre. “Intervengano anche politici”. Punti critici della proposta di legge: l'abrogazione della protezione umanitaria e della rete di accoglienza.

Mentre impazza la polemica in relazione al sistema di accoglienza per migranti, gli operatori degli Spraar della provincia di Lecce si mobilitano per contrastare quella che definiscono una scientifica destrutturazione del sistema di accoglienza.

“In queste ore si parla del Decreto Legge proposto dal Ministero dell’Interno per una sostanziale e profonda variazione di quello che è l’attuale sistema di rilascio dei permessi di accoglienza e del sistema stesso di accoglienza in Italia” scrive il coordinamento degli Enti Gestori SPRAR della Provincia di Lecce. “Intanto la si è voluta delineare come forma emergenziale ed urgente mentre il sistema è ben organizzato e laddove si volessero operare dei cambiamenti si tratterebbe sempre di materia già ben strutturata e attuata”.

“Nel decreto invece” aggiungono “un paio di punti ci sembrano i più spinosi. Uno riguarda l’abrogazione della Protezione Umanitaria che priverebbe di fatto di un permesso di soggiorno tutte le vittime di tratta, tortura, migranti con disabilità, neo maggiorenni senza famiglia. L’abrogazione del permesso umanitario non riconoscerebbe più a queste persone i diritti inderogabili e le libertà fondamentali che la nostra Costituzione sancisce indipendentemente dal sesso, dalla lingua, dalla religione, dal credo politico, diritti che nel Paese da cui sono fuggiti non sono garantiti. L’Italia ha introdotto e disciplinato negli anni questa forma di protezione rendendo possibile costruire attorno a loro percorsi di legalità ed inclusione che diventano una vera garanzia di sicurezza per la nostra comunità, perché migranti sostenuti nei progetti di integrazione diventano poi cittadini in grado di dare un forte contributo al nostro Paese”.

L’altro punto riguarda la previsione di modificare profondamente la rete di accoglienza dei Comuni, ANCI, sino ad ora gestita attraverso il Sistema di Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati: “Questo a favore di un’accoglienza privata gestita nei grandi centri nei quali non si darebbero servizi ma solo vitto e alloggio abbassando drasticamente la qualità dell’intervento di accoglienza, impedendo di fatto di individuare e seguire i singoli casi in maniera adeguata e impedendo l’emersione delle tante difficoltà specifiche che sono poi la causa della fuga. Bloccare in questi mega centri le persone che hanno fatto richiesta di asilo significa 'bloccare' il loro capitale umano e sociale per mesi, anche per anni, senza seguire corsi di lingua, senza seguire corsi di educazione civica, senza comprendere realmente la loro situazione, provocando grave disagio perché è proprio quella la fase più difficile per un richiedente. E significa soprattutto sprecare risorse economiche e sociali perché dopo essere stati per mesi e mesi in un centro l’intervento degli operatori della seconda accoglienza diviene difficile perché le persone sono state assoggettate ad un sistema perdente e negativo. Si creerebbero i tanti casi di chi, provenendo da tutt’altro settore (come purtroppo già avvenuto) si troverebbe a lavorare in un ambito delicato e che richiede grande professionalità. Professionalità che noi tutti Enti Gestori dei progetti SPRAR, rivendichiamo con orgoglio, l’accoglienza non si improvvisa ma si crea formandosi quotidianamente, non è un caso che i migliori progetti di accoglienza siano gestiti da chi, da sempre si interessa e lavora nei settori della cultura, della solidarietà, del disagio sociale”.

In corso, proprio per contrastare questa proposta di Lecce, l'organizzazione di gruppi di lavoro con i vari territori che culmineranno il 25 ottobre a Lecce in un incontro pubblico degli SPRAR al quale già da oggi invitano la deputazione salentina e in particolare i rappresentanti della maggioranza di governo, l’università, il sindacato, il terzo settore, la Chiesa.

“Non possiamo non pensare” concludono “al grande apporto che i rifugiati ben integrati e formati dalle procedure SPRAR hanno portato nel nostro territorio, alle classi che sono rimaste aperte grazie ai bambini rifugiati, al lavoro in cui sono impegnati, ai servizi che sono in essere per la loro presenza e in ultimo anche al grande supporto economico che questi progetti danno ai territori ospitanti, perché tutto il finanziamento rimane nel luogo dove si fa accoglienza per i servizi in atto (alimenti, affitti, vestiario, utenze, manutenzioni, corsi di formazione, pulizie, spese mediche e sanitarie, laboratori, acquisti vari) e il grande valore aggiunto dei posti di lavoro creati, solo in provincia di Lecce parliamo di più di 1000 persone, per lo più laureate, giovani che hanno investito il loro futuro, fatto figli, acceso mutui per la prima casa, ma anche persone che avevano perso il lavoro e che grazie al grande impegno che in questo settore hanno riversato sono riusciti a creare un grande lavoro di squadra che non può essere in alcun modo messo da parte”.


 

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