Allarme obesità, un terzo della popolazione in sovrappeso: problemi e rischi

venerdì 14 settembre 2018

Secondo l’ISTAT, più di un terzo della popolazione adulta (35,3%) è in sovrappeso, mentre una persona su dieci è obesa (9,8%): rischio osteoporosi e problema Tac.

L’obesità spiana la strada all’osteoporosi: è quello che emerge dal nuovo studio dell’équipe del professor Carlo Foresta. Intanto imperversano le polemiche sulla morte di un tarantino che per via della sua obesità non ha potuto fare la Tac: eppure al Fazzi esistono macchinari specifici in grado di servire anche obesi da 250 chili.

L’obesità è soprattutto il frutto di stili di vita e abitudini alimentari sbagliate sin dall’infanzia: la genetica non segna irreversibilmente il destino di un uomo. Se si nasce robusti, si può sempre porre rimedio. Ma viviamo in una società dove i cibi spazzatura, il “food ultragrasso”, l’alcol in eccesso e le bevande zuccherate dominano sulle tavole degli adolescenti. I dati confermano l’allarme: secondo l’ISTAT, più di un terzo della popolazione adulta (35,3%) è in sovrappeso, mentre una persona su dieci è obesa (9,8%). Un italiano su tre è in sovrappeso: diabete, malattie cardiocircolatorie, tumori e tutta una serie di altri problemi sono i rischi che si corrono quando non si tiene sotto controllo il proprio peso. È doloroso constatare che proprio le regioni del sud presentano la prevalenza più alta di persone maggiorenni obese (Molise 14,1%, Abruzzo 12,7% e Puglia 12,3%). Proprio nella patria della dieta mediterranea, patrimonio UNESCO, questi dati ci fanno riflettere sui risultati di un’alimentazione globalizzata che devasta i pranzi e le cene dei meridionali a suon di patatine fritte e scarti di carne. L’allarme riguarda anche l’infanzia e l’adolescenza: certi comportamenti alimentari e stili di vita sedentari portano ad accumulare grasso, che è il terreno fertile per tutta una serie di malattie cronico-degenerative. Volendo spiegare le cause dell’obesità è necessario individuare tre punti importanti: fattori genetici complessi incidono per circa il 25% nello sviluppo dell'obesità, fattori culturali trasmissibili danno un contributo pari 30% ed il rimanente 45% è dato da fattori non trasmissibili che si acquisiscono nel corso della vita (cattive abitudini alimentari e sedentarietà).

ALTERAZIONI METABOLICHE E OSTEOPOROSI 

Un obeso deve fare i conti con tutta una serie di patologie che si scatenano quando ci si trova in queste condizioni. Gli scienziati oggi lanciano un nuovo allarme: l’obesità favorisce l’osteoporosi.  

Nei soggetti obesi l’ormone che aiuta le ossa a mantenersi sane è intrappolato nel grasso e promuove l’obesità. Il professor Carlo Foresta spiega la “scoperta innovativa” fatta insieme alla sua équipe: “Abbiamo chiarito che il tessuto adiposo, catturando la vitamina D, favorisce lo sviluppo dell’obesità stessa”. 

Nelle persone affette da obesità il rischio di contrarre l’osteoporosi si impenna, fondamentale è il ruolo della vitamina D. Questo è il risultato della ricerca durata tre anni, realizzata da un’equipe specializzata coordinata dal professor Carlo Foresta, ordinario di Endocrinologia e direttore dell’UOC di Andrologia e Medicina della Riproduzione, in collaborazione con il dott. Andrea Di Nisio del Dipartimento di Medicina dell’Università di Padova, che sarà presentata al Convegno “Alterazioni Metaboliche e Osteoporosi” che si terrà il 18 Settembre a Padova, presso l’aula Morgagni del Policlinico Universitario di Padova.

L’osteoporosi non è un problema solo femminile, ma rappresenta un’emergenza clinica anche per il maschio: dopo i 50 anni un uomo su 5 ne risulta essere affetto. Nelle donne il rischio di osteoporosi è fortemente correlato alla menopausa, pertanto lo screening e la diagnosi per questa patologia sono una pratica clinica consolidata. Nel maschio invece non è stato individuato ancora il fattore di rischio scatenante, pertanto in Italia il 90% delle densitometrie, metodica che studia la densità dello scheletro, è appannaggio delle donne.

Analizzando altre varabili, una patologia molto più frequente nell’uomo che nella donna è l’obesità: i dati ISTAT riportano che il 55% degli uomini risulta essere in sovrappeso-obeso. “L’obesità è un fattore di rischio per l’osteoporosi – spiega Foresta – e noi abbiamo dimostrato che l’associazione tra obesità e osteoporosi nell’uomo può essere ricondotta alla riduzione dei livelli di testosterone e di vitamina D, espressione di una alterazione della funzione endocrina del testicolo. Dagli studi sperimentali effettuati è emerso però che la riduzione dei livelli circolanti di questi ormoni è determinata anche dal loro sequestro da parte dell’incrementata massa di cellule adipose nel soggetto obeso”.

I ricercatori hanno scoperto, attraverso studi sperimentali, che il tessuto adiposo nel maschio obeso cattura il testosterone e la vitamina D circolanti nel sangue, che non vengono poi più liberati dai comuni meccanismi di rilascio, rendendo di fatto inefficaci questi ormoni. Agendo su cellule adipose coltivate in vitro, l’equipe ha dimostrato che nel soggetto obeso le elevate concentrazioni di vitamina D inducono variazioni funzionali della cellula adiposa, favorendo ulteriormente l’accumulo di lipidi e quindi l’obesità stessa. In conclusione, gli studi presentati dall’equipe di ricercatori padovani suggerisce la stretta necessità di normalizzare i livelli plasmatici di testosterone e vitamina D nell’uomo obeso per prevenire e curare l’osteoporosi associata alla obesità, ma sottolinea la stretta sorveglianza della somministrazione di questi ormoni per evitare che l’accumulo di questi nel tessuto adiposo aggravi ulteriormente la disfunzione degli adipociti (le cellule adipose), favorendo lo stato di obesità.

TAC PER OBESI: C’È AL VITO FAZZI 

Uno dei guai di chi è obeso è che tutto diventa terribilmente stretto è inaccessibile, anche una TaC fondamentale per scoprire un tumore. Il grido di dolore del consigliere regionale di Direzione Italia/Noi con l’Italia, Renato Perrini, risuona nell’Aula del Consiglio regionale. “In Puglia si muore anche perché si è troppo obesi per diagnosticare un tumore, perché nel Tarantino, ma forse nell’intera regione, non esistono macchinari diagnostici (TAC e Risonanza Magnetica) in grado di poter visitare un obeso. Non è un’affermazione generica Luca, un 40enne mio conoscente, non c’è più per quella che è possibile comunque definire un caso di malasanità.

Assurdo se si pensa che l’obesità, vera e propria malattia, cresce a un ritmo dell’8% all’anno e in Puglia, in modo particolare, interessa al 13% della popolazione. Persone che vivono già una condizione di disagio e poca salute (diabete e problemi cardiaci, solitamente) in condizioni normali, ma che poi vengono penalizzati se devono diagnosticare qualcosa di più grave”. 

Fare di tutta l’erba un fascio, però, non conviene mai. A Lecce nell’ospedale Vito Fazzi esistono dei macchinari in grado di servire anche i pazienti obesi. Tac e risonanza magnetica per questo particolare tipo di utenti nel nosocomio leccese non sono un problema: sono operativi macchinari con carrello da 220-250 kg. Il Fazzi pur essendo parte integrante del sistema sanitario della Puglia, è finito nel mirino delle cronache dopo il tragico caso verificatosi a Taranto. 

“Si tratta di macchinari – fa sapere il dr. Massimo Torsello, direttore della Radiologia dell’ospedale leccese – in grado di poter rispondere alle esigenze diagnostiche di pazienti obesi. Il ‘Vito Fazzi’ è infatti l’unico ospedale della provincia di Lecce dotato di risonanze magnetiche con carrelli che possono reggere sino a 250 chili e con un tunnel con un diametro di 70 centimetri, mentre le Tac hanno una portata di 220 kg e tunnel da 78 cm. L’esame si può quindi fare sia in Radiologia sia in Neuroradiologia, a seconda dell’indicazione diagnostica.

La difficoltà pratica starebbe non tanto nel peso, quanto nella circonferenza corporea del paziente, legata alla sua costituzione fisica e all’altezza. Le risonanze del ‘Fazzi’, però, sono più larghe di tutte quelle attive sul territorio, che dispongono di tunnel standard che non vanno oltre i 60 centimetri. Misure molto più grandi, tuttavia, non risulta siano presenti sul mercato, per cui se c’è carenza è un problema che accomuna indistintamente tutti gli ospedali d’Italia, dal Nord al Sud”.  

Gaetano Gorgoni

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