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Alcuni cosmetici e tatuaggi possono causare il cancro: il Ministero ritira un pigmento nero

Sta per essere pubblicato uno studio sugli effetti nocivi di alcuni interferenti endocrini presenti in cosmetici, alimenti e tatuaggi: ne abbiamo parlato con la protagonista di questa ricerca, la prof...

Sta per essere pubblicato uno studio sugli effetti nocivi di alcuni interferenti endocrini presenti in cosmetici, alimenti e tatuaggi: ne abbiamo parlato con la protagonista di questa ricerca, la professoressa di Igiene e Medicina Preventiva Antonella De Donno. Ci sono prodotti che usiamo tutti i giorni, come se bevessimo un bicchiere d’acqua, non sapendo che contengono interferenti endocrini, cioè dei “perturbatori” che alterano la normale funzionalità ormonale dell'apparato endocrino, causando danni alla salute. Cosmetici, tatuaggi e alimenti possono avere ingredienti pericolosi capaci di scatenare nel lungo periodo tumori, difetti (teratogeni) alla nascita, alterate capacità riproduttive e altri disturbi dello sviluppo in relazione all'apparato bersagliato dai singoli interferenti. La professoressa Antonella De Donno, responsabile del Laboratorio di Igiene dell’Università del Salento, insieme al suo staff (Dottoressa Alessandra Panico e Dottoressa Tiziana Grassi), ha condotto uno studio circa la potenziale pericolosità delle sostanze utilizzate nella formulazione dei cosmetici comunemente commercializzati in Italia. I risultati sono inquietanti. Torniamo, dunque, a parlare della capacità dei fattori ambientali di incidere pesantemente sul nostro DNA. Tante volte più che l’ereditarietà contano gli elementi esterni e l’inquinamento, che sono capaci di modificare le nostre cellule. Nell’interessante intervista che vi proponiamo oggi emerge anche una possibilità per il consumatore consapevole: non essendo tutti medici ed esperti in materia, dobbiamo affidarci alle istituzioni che controllano i beni in commercio. Però possiamo accertarci che quello che acquistiamo non contenga sostanze sconosciute o interferenti endocrini già noti alla scienza. Insomma, occhi aperti e diffidate dalle “cineserie”. Il marchio UE può essere una garanzia. Poi, si dovrebbe sicuramente propendere per meno chimica e per prodotti più naturali. Fate sempre attenzione a quello che comprate, ma soprattutto ai prodotti usati dai tatuatori: alle volte anche un tatuaggio si può trasformare in veleno puro per il nostro organismo, come ci spiega la professoressa De Donno in questa intervista utilissima per accrescere la nostra consapevolezza. Intervista alla professoressa De Donno Professoressa, oggi sappiamo che i consumatori devono stare in guardia: bisogna fare attenzione ai prodotti della cosmetica che utilizziamo ogni giorno. Quali sono le sostanze che fanno male e che troviamo nel sapone, nel fondotinta e nei cosmetici? “I cosmetici contengono una miriade di sostanze, gran parte delle quali sono completamente innocue, ma alcune possono dare dei problemi. Per esempio i ‘parabeni’, usati come conservanti in molti cosmetici, sono stati indicati come interferenti endocrini, capaci cioè di interferire con il nostro sistema endocrino alterandone l’equilibrio. Alcuni studi attribuiscono loro un ruolo nello sviluppo di tumori del seno, dell’ovaio e dei testicoli, ma su questo la letteratura scientifica non è unanime. In ogni caso molti Paesi, compresi quelli dell’Unione Europea, hanno bandito l’uso di diversi tipi di parabeni nei prodotti cosmetici destinati a neonati e bambini. Molto diffusi sono anche i ‘cessori di formaldeide’, composti chimici in grado di liberare formaldeide, una sostanza che provoca irritazione della pelle alle concentrazioni ammesse. Molte materie prime, inoltre, contengono alcune impurità non riportate in etichetta come idrocarburi e metalli pesanti, derivanti dal processo di produzione, che possono accumularsi nell’organismo in seguito all’esposizione prolungata. Nella valutazione del rischio sanitario bisogna considerare che gli effetti variano in base al tempo di contatto con la pelle e alla frequenza di utilizzo. Inoltre, andrebbe considerato anche l’ ‘effetto cocktail’, dovuto all’interazione sinergica tra le sostanze contenute in prodotti diversi o in altre fonti con le quali veniamo in contatto quotidianamente”. Perché alcuni scienziati ritengono l’olio di cocco un veleno? C’è chi lo utilizza anche come prodotto di bellezza e chi lo usa a tavola... “L’olio di cocco è molto nutriente ed è utilizzato da secoli per la cura di pelle e capelli. È ideale per le pelli sensibili e secche perché idrata e agisce contro gli arrossamenti causati per esempio dal freddo o dall’esposizione al sole. Diverso è il discorso se parliamo dell’olio di cocco usato come alimento, esso infatti è ricco di acidi grassi saturi, composti noti per far aumentare i livelli del cosiddetto colesterolo ‘cattivo’ (LDL) e di conseguenza il rischio cardiovascolare. Per questo l’American Heart Association già lo scorso anno ne aveva sconsigliato l’uso”. Esistono alcune perplessità riguardo all’inchiostro utilizzato per i tatuaggi. Lei cosa ne pensa? “Chi decide di fare un tatuaggio spesso si reca in un centro specializzato ed è molto attento ai dispositivi di sicurezza verso i rischi infettivi (ad esempio, utilizzo di aghi sterili monouso, guanti e altro), ma quasi nessuno si preoccupa del rischio chimico. In alcuni casi, infatti, gli inchiostri contengono metalli pesanti e idrocarburi policiclici aromatici. Un lavoro pubblicato recentemente, ad esempio, ha mostrato che i pigmenti non rimangono inerti sulla nostra pelle, ma viaggiano all’interno del nostro corpo fino a raggiungere i linfonodi. Questo studio pubblicato su ‘Scientific Reports’ da un team di scienziati tedeschi e dell’ESRF (European Synchrotron Radiation Facility) francese getta le basi per indagare ulteriori rischi legati ai tatuaggi. E’ di questi giorni la notizia che il nostro Ministero della Salute ha predisposto il ritiro e il divieto di commercializzazione di un pigmento nero usato per tatuaggi per la presenza di ammine aromatiche, sostanze note per essere cancerogene”. Torniamo ai cosmetici: di cosa dobbiamo assicurarci prima di usarli? “E’ impossibile per i consumatori conoscere le caratteristiche di tutti gli ingredienti utilizzati nelle formulazioni cosmetiche. Pertanto, ai fini della sicurezza diventa importante acquistare prodotti provenienti dall’Unione Europea, che offrono più garanzie sulla qualità e la quantità delle materie prime utilizzate. Inoltre, bisognerebbe utilizzare i cosmetici in maniera corretta e consapevole, evitandone l’abuso. In aggiunta, sarebbe bene imparare a leggere le etichette per individuare la presenza di allergeni soprattutto per chi ha delle particolari allergie conclamate, come per esempio quella al nichel. Inoltre i governi dovrebbero impegnarsi a rendere le etichette maggiormente comprensibili a partire dalle dimensioni dei caratteri usati per indicare gli ingredienti. Un altro aspetto importante è quello ambientale, in particolare l’ecocompatibilità, cioè la qualità per cui un prodotto non danneggia l’ambiente sia in termini di biodegradabilità che di packaging”. Un cosmetico farmaceutico è sempre meglio di quello della profumeria? “La qualità di un prodotto non sempre dipende dal canale di vendita, possiamo trovare un cosmetico che meglio si addice alla nostra pelle anche al supermercato. E neanche il costo è un indicatore della qualità: spendere di più non necessariamente significa avere un prodotto migliore. È proprio ciò che è emerso da un nostro studio (in fase di pubblicazione) sulla potenziale pericolosità degli ingredienti che compongono un cosmetico”. Alcuni conservanti (come l’additivo E330, quello che contiene la Coca Cola) possono essere pericolosi oppure è una leggenda metropolitana? “I conservanti sono importanti perché proteggono il prodotto dal deterioramento provocato dai microrganismi o dalle reazioni chimiche spontanee. Esiste un elenco ufficiale delle sostanze consentite che viene periodicamente aggiornato in seguito a nuove evidenze scientifiche circa la loro pericolosità per la salute umana. In virtù della loro natura, tuttavia, le sostanze autorizzate sono caratterizzate da una tossicità di base per cui possono essere utilizzate solo al di sotto di determinate concentrazioni ritenute sicure. È necessario, comunque, diffidare dalle leggende metropolitane che circolano sull'argomento. Ad esempio, in un documento apparso sul web qualche tempo fa, l’additivo E330 veniva indicato come tossico ma si trattava del comune acido citrico (contenuto nel succo di limone). Quanto alla Coca Cola, le regole di base per una corretta e sana alimentazione sconsigliano l’uso regolare di tutte le bevande zuccherate a qualsiasi età”. Secondo lei, il Ministero della Salute quali sostanze e quali conservanti, che oggi vengono utilizzati, dovrebbe vietare? “Quando l’epidemiologia non ci fornisce informazioni chiare sulla possibilità che una sostanza possa essere dannosa o meno per la salute umana, sarebbe opportuno ricorrere al ‘principio di precauzione’. Sulla base di questo principio, più volte richiamato anche dalla Commissione Europea, risulta possibile escludere dal commercio una sostanza potenzialmente pericolosa per la salute umana o di cui non si conoscono gli effetti per mancanza di dati in grado di fornire una valutazione certa del rischio. Pertanto, è necessaria un’azione di vigilanza e di approfondimento scientifico costante”. Gaetano Gorgoni  

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