I sopravvissuti all'inferno bianco dell'amianto in Svizzera

mercoledì 16 marzo 2011
La testimonianza di due ex operai di Andrano e Tiggiano, che lottano quotidianamente per la loro sopravvivenza. Allo scandalo della malattia si aggiunge anche quello dei mancati indennizzi
 
“Ho i polmoni che scoppiano di amianto e senza ossigeno liquido per 15 ore al giorno non respiro più. L’Inail mi riconoscerà quando io non ci sarò più”. Costantino Minonne, 72 anni, residente in Andrano, parla con voce fioca e con molto affanno. È una delle vittime dell’amianto alla “Eternit Cemento AG” nel cantone svizzero di Glarona (Glarus in tedesco), dopo aver lavorato per 18 anni tra il micidiale prodotto e in ambienti polverosi, privi di impianti di impianti di aspirazione e senza dispositivi di sicurezza.
Qual era la sua mansione, signor Minonne?
Svolgevo 8 ore di lavoro al giorno per realizzare tubi in cemento ed altri materiali per l’edilizia, con montagne di polvere che ammantavano tutta la fabbrica compresi noi poveri operai, macchine e suppellettili varie. I nostri vestiti e tute erano diventate bianche perché intrise di amianto.
Sapevate che l’amianto era nocivo?
 Io non l’ho mai capito, se non l’ultimo anno della mia attività in fabbrica (il 1979), perché dal 1962 al 1980 non ho mai fatto un giorno di malattia. Solo quando sono rientrato in Italia, dopo 10 anni ho incominciato ad accusare i primi sintomi di insufficienza respiratoria. E poi -continua il pensionato- ogni due anni venivamo sottoposti a visita medica, il cui referto era sempre negativo, almeno questo ci dicevano i titolari della fabbrica. C’era però un divieto assoluto.
Quale divieto?
Non si potevano scattare foto in azienda. tutto era top secret.
Nessuno manifestava segni di malattia?
Moltissimi colleghi più giovani di me si ammalavano e venivano mandati subito nel sanatorio di Blualda in montagna per respirare aria salubre, ma dopo qualche mese morivano. Era difficile controllare in fabbrica chi era presente e chi si assentava, poiché eravamo oltre 1.300 lavoratori, la maggior parte italiani del Sud, spagnoli, greci e turchi. 
(Il signor Minonne prosegue emozionato) Sono stati anni duri non solo di giorno tra l’inferno delle polveri di amianto, ma anche di notte perché si dormiva nelle baracche con copertura ad eternit tra freddo e gelo. Anche il cibo che consumavamo al lavoro era inquinato da pulviscolo. Oggi sono sottoposto a continue cure mediche e controllato periodicamente da uno pneumologo poiché mi è stato diagnosticato un linfoma ai polmoni e sono stato operato al cuore. Ma i tempi per il risarcimento sono purtroppo lontani.
 
Di un’altra fabbrica della morte, sempre in Svizzera ma nella città di Niederunen, parla un altro salentino residente a Tiggiano, Mario Ricchiuto (nella foto), 59 anni, dopo aver lavorato in questo “lager” per 12 anni a partire dal 1972. 
Signor Ricchiuto, cosa ricorda della sua esperienza nella fabbrica Eternit?
Il vasto stabilimento di oltre 3mila metri quadrati per la produzione di condotte di amianto per la fognatura bianca e laminati per l’edilizia mi faceva paura. Addirittura l’interno della fabbrica era attraversato da binari che collegavano direttamente la stazione ferroviaria. I prodotti provenivano dalla Russia e dal Canada e noi operai caricavamo sulle spalle i sacchi di polvere e dopo averli tagliati, versavamo il contenuto in grandi vasche per produrre l’impasto. Quanta gente è morta. Quanti giovani soffrivano. Quanta polvere cancerogena che spesso impediva la visuale abbiamo ingerito. 
Come si svolgeva il suo lavoro? 
Io davanti alle macchine tagliavo, squadravo e foravo per 45 ore alla settimana lastre di amianto di varie dimensioni, respirando solo quella polvere killer. Non avevamo caschi, guanti, maschere, ma si lavorava a contatto con la fibra, senza alzare mai capo. Ed ero anche costretto ad applicare l’adesivo sulle lastre di amianto con su scritto in cinque lingue Attenzione al contatto respiratorio. 
Eravate coscienti del pericolo che correvate? 
Noi lavoravamo a capo fitto per guadagnare un milione di lire al mese intorno agli anni Ottanta, ma senza conoscere le conseguenze e i pericoli derivanti dall’amianto. Oggi ci fa piacere che la stampa affronti queste problematiche per evidenziare tanti casi insoluti”
Ha intentato un’azione legale nei confronti dei suoi ex datori di lavoro?
Ho partecipato al maxi processo di Torino per ottenere un indennizzo, ma il magistrato mi ha dirottato presso un legale svizzero per essere riconosciuto dal Suva, l’ente previdenziale svizzero
Qual è esattamente il suo stato di salute adesso?
Sono affetto di placche pleuriche ai polmoni con sindrome restrittiva, riconosciuto senza indennità. Intanto accuso forte affanno quando mi muovo e tosse stizzosa, secca al primo sforzo. Vado avanti con aerosol, capsule ed altri farmaci, sono stato operato al cuore e mensilmente devo essere sottoposto a controlli. La vita è veramente dura.
 
Giovanni Nuzzo
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