Afta, quella fastidiosa ulcera nella bocca spesso dovuta allo stress

lunedì 20 agosto 2018

Una delle più comuni malattie della mucosa orale, riguarda il 20% della popolazione mondiale. 

L’afta (nome di origine greca che significa “pustola”, cioè lesione circoscritta della pelle) è una dolorosa ulcera, spesso accompagnata da un rigonfiamento, che nasce dalla rottura della mucosa all’interno della cavità orale. Dalle tre alle sei volte l’anno diventa un’autentica iattura, che rende difficili i pasti e il normale uso della bocca: il problema riguarda il 20 per cento della popolazione mondiale. La stomatite aftosa è una delle più comuni malattie della mucosa orale. A seconda dei soggetti colpiti può essere più o meno estesa e fastidiosa. Quando compare non dura mai meno di una settimana e può arrivare a tormentare chi ne è affetto anche per dieci giorni. L’elemento più spiacevole è il dolore, per il resto l’afta non dovrebbe avere conseguenze sul nostro organismo. Niente a che vedere con l’herpes, come ci spiega il dermatologo dell’Asl di Lecce, Eugenio Romanello, anche se apparentemente ci possono essere delle somiglianze nel tipo di lesione: “E’ un fenomeno autoimmune che dev’essere distinto dalla stomatite erpetica: l’afta o stomatite aftosa è più dolente, circoscritta in una zona e ricoperta da un tessuto biancastro”. La malattia autoimmune consiste in un’alterazione del sistema immunitario, che dà origine ad alcune alterazioni. Nella maggior parte dei casi questo tipo di ulcere spuntano in bocca senza coinvolgere le gengive. Le forme debilitanti di stomatite aftosa possono avere conseguenze un po’ più serie, cioè portano alla perdita di peso per malnutrizione. Quando viene effettuata la biopsia, l’aspetto istologico mostra un denso infiltrato infiammatorio, l’80 per cento del quale è costituito da linfociti T. Ciononostante, la stomatite aftosa si comporta diversamente dal resto delle malattie autoimmuni: non vengono rilevati anticorpi comuni, la condizione tende a risolversi spontaneamente e le immunoglobuline sono a livelli normali. La buona notizia è che, secondo i più recenti studi scientifici, la stomatite aftosa non sembra essere contagiosa, non è infettiva e non si trasmette sessualmente.

CAUSE DELLA STOMATITE AFTOSA

“La stomatite aftosa è una malattia ancora poco studiata e conosciuta” – riflette il dottor Eugenio Romanello. In effetti le cause non sono completamente note. L’afta implica una risposta immunitaria del “linfocita T” mediata, innescata da una serie di cause. Gli elementi scatenanti, comunque, sono sicuramente problemi nutrizionali (carenza di ferro, acido folico e altro), traumi locali, stress, influenze ormonali, allergie e probabilmente anche una predisposizione genetica. In genere, può essere un fattore scatenante un periodo in cui la mancanza di sonno si unisce a un periodo stressante: alcuni studi hanno dimostrato che l’ulcerazione si aggrava durante i periodi lavorativi più intensi e diminuisce nei periodi di relax. Quello che è sicuro, attualmente, è che i fattori scatenanti sono molteplici e variano da una persona all’altra. Siccome è stato verificato che almeno il 40 per cento delle persone con afta ha una storia familiare di questa condizione, si pensa che il fattore genetico possa avere un peso nello sviluppo della malattia. Altre cause possono essere la immuno-disregolazione sistemica e il virus dell’immunodeficienza umana. E’ un fattore fondamentale anche lo spessore della mucosa: le ulcere si formano nelle superfici più sottili e non cheratinizzate della bocca. Le carenze nutrizionali possono causare questo assottigliamento della mucosa della bocca, come anche un trauma locale dovuto a trattamenti odontoiatrici. Ma la barriera della mucosa può essere alterata anche da fattori ormonali. C’è chi ipotizza che l’afta sia scatenata dall’espressione dell’antigene leucocitario umano che si trova nelle cellule epiteliali: il sistema immunitario reagirebbe perché ritiene queste cellule estranee all’organismo (fattori scatenanti antigenici sarebbero, secondo alcuni studi, l’herpes simplex, varicella, streptococchi, citomegalovirus, adenovirus). La scienza, dunque, non ha ancora un quadro chiaro di questa malattia: c’è ancora molta strada da fare.

CURARE L’AFTA

“Più che curare la stomatite aftosa noi dermatologi la alleviamo, nei casi più dolorosi, con il cortisone per via sintetica o localmente, prescrivendone un’applicazione per 4-5 volte al giorno – spiega il dottor Eugenio Romanello – Dopo una settimana, la stomatite aftosa dovrebbe passare”. Per curare l’afta bisogna fare una giusta diagnosi. La storia del paziente può aiutare un medico: se questo problema si manifesta in maniera ricorrente con intervalli abbastanza regolari e poi avviene un’autoguarigione, è più facile capire di cosa si tratta. Le analisi del sangue e la biopsia possono dare certezze. Il patch test può essere utilizzato se si sospettano correlazioni tra afta e allergie. Alcuni medicinali possono dare ulcerazioni simili all’afta: in questo caso basta dare un farmaco alternativo per superare il problema. Durante la malattie è meglio evitare cibi acidi e piccanti, se non si vuol aumentare lo stato di dolore. Molto spesso i farmaci possono avere un affetto placebo, ma nessuna terapia è realmente curativa: la medicina può solo alleviare il dolore. Analgesici, corticosteroidi e antinfiammatori non risolveranno mai il problema alla radice.

Gaetano Gorgoni 

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