In codice giallo muore al Pronto soccorso, l’Asl chiarisce la vicenda: “Soccorsi tempestivi”

sabato 4 agosto 2018

Un 40enne di origine keniana, noto per il suo impegno civile contro lo sfruttamento, è morto al “Fazzi” di Lecce nella notte tra il 27 e il 28 luglio: in rete l’accusa di “malasanità”. Dura l’Asl: “Falso clamoroso”.

Un nuovo presunto caso di malasanità a Lecce? È quello che ci si chiede in queste ore nella drammatica vicenda che vede sfortunato protagonista un volto noto della lotta ai diritti nel mondo del lavoro e contro lo sfruttamento, Chrispinus Ouma Pamba, attivista 40enne di origini keniana.

L’uomo sarebbe morto in circostanze ancora da chiarire nella notte tra il 27 e il 28 luglio, mentre si trovava al Pronto soccorso del “Fazzi” di Lecce. Condotto nella serata di venerdì 27 luglio, attorno alle 20, in ospedale, con problemi all’addome, l’uomo è morto poche ore dopo, attorno alla mezzanotte, mentre si trovava in corsia.

A portare all’attenzione pubblica il “caso” è stato il giornalista Danilo Lupo. Dalla ricostruzione, sembrerebbe che l’uomo si sarebbe sentito male dopo aver bevuto birra, venendo soccorso da alcuni passanti che si sono accorti del suo malore e prontamente trasferito dai sanitari del 118, arrivati nel giro di pochi minuti, a bordo dell’ambulanza, al “Fazzi”.

Una volta entrato nel pronto soccorso, l’uomo, con tremori all’addome e difficoltà a deambulare, sarebbe stato classificato come codice giallo. Ed è qui che ci sarebbe un “buco” nella ricostruzione dell’accaduto: secondo quanto pubblicato a mezzo social dal giornalista Lupo, il 40enne avrebbe atteso a lungo sulla barella, con il peggioramento delle proprie condizioni e, dopo la mezzanotte sarebbe morto per complicanze non ben chiarite. Sul web, si sono moltiplicati i post e i commenti di accusa nei confronti del sistema sanitario.

Dall’Asl fanno sapere che si tratta di una ricostruzione “clamorosamente falsa”, evidenziando che l’uomo sia stato sottoposto a tutti gli esami del caso, da cui si sarebbero evidenziati problemi più complessi che avrebbero complicato il quadro clinico, causando un arresto cardiaco e il decesso.

Dura la nota dell’Azienda sanitaria locale che precisa come “la dignità di ogni persona prima di tutto” come “prima regola per ogni struttura sanitaria”: “Sul clamoroso falso denunciato sul social network Facebook – si legge - è quanto mai opportuno precisare come si sono svolti i fatti”.

A tal fine, viene riportato il racconto del direttore del Pronto Soccorso dell’Ospedale “Vito Fazzi”, Silvano Fracella, che ricalca fedelmente la scheda sintetica che accompagna ogni paziente preso in carico dalla struttura ospedaliera: “Il Paziente P.C.O., del 1978, nazionalità Kenia è giunto in Pronto soccorso il 27/07/2018, alle ore 20:17, con ambulanza 118, per tremori, difficoltà alla deambulazione in paziente epatopatico cronico e ascite. Gli è stato assegnato il codice giallo.

Alla visita medica è stato riscontrato un grave scompenso epatico da cirrosi e gli esami del sangue eseguiti d’urgenza hanno confermato tale quadro clinico, in più è emersa una grave leuco-piastrinopenia (grave deficit di piastrine nel sangue) da sospetta leucemia acuta.

Dopo aver effettuato tali accertamenti il paziente è stato sottoposto alla consulenza specialistica di medicina interna e alla consulenza specialistica ematologica per meglio chiarire tale diagnosi. Nel corso di tale valutazione il paziente ha manifestato arresto cardiaco e vane sono risultate le manovre rianimatorie, pertanto alle ore 23 è stato constatato il decesso e quindi richiesto l’esame autoptico. Poiché il paziente è giunto in Pronto Soccorso senza parenti o conoscenti è stato immediatamente informato il Posto Fisso di Polizia”.

“Sin qui – precisa l’Asl - i fatti. Il resto, così come raccontato in maniera suggestiva sui social network, è frutto di una ricostruzione falsa e diffamatoria, che offende l’onore e la reputazione degli operatori sanitari e dell’azienda sanitaria, ma fa strame anche della legge”.

L’Asl annuncia di voler difendere “l’onore degli operatori e dell’azienda in tutte le sedi” denunciando per diffamazione col mezzo stampa con l’aggravante del fatto determinato gli autori e i commenti parimenti diffamatori.

Il 40enne deceduto, come detto, aveva lavorato sia nelle campagne salentine che nel settore degli impianti fotovoltaici, era noto soprattutto per il suo impegno civile e per aver preso parte alla rivolta di centinaia di operai che si erano ribellati al caporalato e allo sfruttamento, denunciando gli schiavisti.

 

 

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