“Fermenti lattici e antibiotici in eccesso fanno male”, l’equilibrio del microbiota

sabato 21 luglio 2018

Il professor Mauro Minelli: “Chi nasce da parto cesareo può avere un microbiota non perfettamente equilibrato”

Nel nostro organismo convivono miliardi di microorganismi che cooperano nel tenerlo in equilibrio: si tratta prevalentemente di batteri. Questo insieme di microorganismi viene definito microbiota umano e si sviluppa nel corso dei primi giorni di vita e sopravvive, salvo in caso di malattie, sorprendentemente a lungo. Negli esseri umani si trovano tra le 500 e 10.000.000 specie differenti di microorganismi, i più numerosi dei quali sono batteri, ma anche in misura inferiore miceti e virus. Nell’intervista di oggi scopriremo la grande importanza di questo sistema e la necessità di mantenerlo in equilibrio per evitare tutta una serie di patologie.

Intervista a Mauro Minelli, Professore straordinario di Igiene e Presidente del Corso di studi in Scienze Motorie, presso UniPegaso, che si arricchirà dell’indirizzo biosanitario.

Professore, perché lo studio microbiota è così importante per curare alcune patologie?

“Il microbiota è composto da centomila miliardi di cellule vive che noi abbiamo all’interno del nostro organismo. Ogni 10 cellule nell’uomo nove sono batteriche. Questi numeri spiegano quello che accade. Di conseguenza è impensabile che una massa così enorme di cellule vive possa non avere alcun effetto sulla salute del soggetto ospitante. È evidente che questi batteri hanno una funzione importante, per esempio nell’intestino, se parliamo del microbiota intestinale”.

 L’equilibrio del microbiota, dunque, è fondamentale?

“Nell’arco della vita alcuni di questi batteri che compongono il microbiota diventano nemici dell’organismo. Diventano nemici se si altera il rapporto percentuale di quelli che sono i principali phylabatterici, ad esempio i Firmicutes, i Bacteroides, Proteobacteria. Ci sono delle percentuali molto precise: quando questi rapporti percentuali si alterano, si creano situazioni patologiche diversificate, a seconda della prevalenza di un ceppo rispetto a un altro. I Firmicutes, ad esempio, sono dei batteri che producono zuccheri anche se il paziente non mangia zuccheri. In questo caso l’azione è quella di trasformare materie vive in zucchero, anche se di base non ne hanno. Quindi, il paziente si può ritrovare delle iperglicemie apparentemente inspiegabili o aumenti di peso del tutto ingiustificati rispetto a un’alimentazione ordinaria perché prevale una componente microbica che per effetto del suo metabolismo sballa completamente le azioni metaboliche del soggetto ospitante. Tanti casi di insulinoresistenza e apparente obesità sono legati a queste situazioni. Altri batteri possono produrre grandi quantità di una citochina infiammatoria: si chiama tumor necrosis factor Alpha. Sono batteri responsabili della entero-artrite, patologie osteoarticolari o muscolari che discendono non da un’artrite sieronegativa, ma dal fatto che alcuni batteri producono questi danni. C’è uno spettro amplissimo di batteri. Un esempio particolare è quello dello psicobiota, che è fatto di batteri che alterano drasticamente i bioritmi della serotonina e sono considerati responsabili di sindromi ansioso-depressive, sindromi schizofreniche e turbe umorali”.

Siamo di fronte a un sistema all’interno del nostro organismo che dobbiamo sforzarci di mantenere in equilibrio o di riequilibrare?

“È un mondo che è necessario assolutamente studiare, monitorare e curare. Questo può aiutarci ad evitare di fare errori grossolani come utilizzare fermenti lattici pensando che facciano bene a prescindere”.

Molti pensano che i fermenti lattici facciamo bene comunque.

“È un ragionamento sbagliato: bisogna personalizzare la scelta pro-biotica. Basta con i fermenti lattici presi a casaccio nella convinzione che facciano sempre e comunque bene. Se ho una popolazione batterica in soprannumero e non so cosa prendo, rischio di aumentare il numero di batteri nocivi: è necessario far capire queste problematiche a tutti. Bisogna conoscere: è questo il senso dello spin-off che stiamo lanciando all’Università Pegaso, con una piattaforma molto informatizzata che individua esattamente la tipologia di batteri presenti nell’organismo ospitante per poi mettere in atto terapie di reimpianto specifiche e personalizzate”.

 A quale specialista bisogna rivolgersi?

“Bisogna rivolgersi a chi sta realizzando percorsi specifici di studio e di analisi bioinformatica, genomica e metabolomica. Non si studia il microorganismo come azione microbiologica, ma la genetica dei batteri e la loro metabolomica (studio sistematico delle uniche impronte chimiche lasciate da specifici processi cellulari - nello specifico, lo studio dei loro profili metabolici a molecole piccole). C’è bisogno di specialisti in questo campo che individuino dettagliatamente la componente microbica del paziente”.

Qual è la causa più ricorrente delle alterazioni delle nostre componenti microbiche?

“Molto dipende dal tipo di nascita: chi nasce da parto cesario ha una componente microbica più deficitaria. Si perde la componente microbica che durante il parto prende dalla madre. Si è visto che nei primi giorni di vita la componente microbica del soggetto nato da parto cesario è più di tipo cutaneo che di tipo intestinale in ragione delle manipolazioni che si realizzano durante questa operazione. Alterano l’equilibrio le terapie antibiotiche, soprattutto gli eccessi. L’antibiotico non è un farmaco intelligente: non riconosce il batterio cattivo, ammazza tutto. Il recupero di una condizione eubiotica dopo una terapia antibiotica richiede molti mesi. Con questo non significa che non si debbano utilizzare gli antibiotici quando servono, ma che è necessario affiancare una terapia per mantenere in equilibrio il microbiota. Non deve passare il concetto che gli antibiotici non debbano essere usati: certo, è necessario non esagerare e seguire sempre terapie mediche. C’è chi è costretto a prendere antibiotici a vita: in questi casi sono necessarie terapie pro-biotiche mirate e personalizzate”.

 

Gaetano Gorgoni

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