Nel Salento 250 discariche di amianto, l'oncologo Serravezza: "Troppi casi di tumore"

martedì 17 luglio 2018

L’oncologo Giuseppe Serravezza: “Abbiamo un numero altissimo di malati nel Salento: la prevenzione si fa eliminando tutto, ma lo Stato non favorisce lo smaltimento. Siamo circondati, nei centri storici, da opifici abbandonati costruiti in amianto, che si sgretolano rischiando di farci inalare quelle fibre”.

Scuole, case, biblioteche, palazzi, piccoli oggetti, tubi dove passa anche l’acqua potabile, tute dei vigli del fuoco, vernici delle auto, opifici in pieno centro e tanto altro, per decenni, sono stati costruiti in cemento amianto o comunque utilizzando un materiale che all’epoca era considerato molto conveniente, perché molto resistente al calore e poco costoso. Le coperture in eternit (che significa paradossalmente “eternità”) erano la normalità in ogni città. Solo nel 1992 la legge italiana ha vietato l’uso di questo materiale brevettato nel 1901, ma era già troppo tardi. “Anche le pastiglie dei freni erano di amianto: ogni frenata sprigionava le fibre nell’aria” - spiega l’oncologo Giuseppe Serravezza, da anni impegnato nelle battaglie per la salubrità dell’ambiente. La cosa più dura da accettare è che già negli anni ’60 si conoscevano i pericoli a cui si esponeva chi aveva a che fare con questo materiale: le ricerche dimostrarono che la polvere di amianto generata dall’usura dei tetti o dal materiale di fondo dei selciati scatenava il terribile mesotelioma pleurico. Le industrie continuarono a produrre questo pericoloso materiale per tutti gli anni ’80. E’ famosa la vicenda della fabbrica di Casale Monferrato che disperdeva le polveri in tutto l’ambiente circostante.  Le condanne per disastro ambientale doloso permanente non salveranno le persone che ancora continuano a morire perché quelle insidiosissime fibre si depositano nei polmoni e fanno danni irreversibili all’organismo. L’azione è lenta: l’esplosione di questa terribile malattia può avvenire presto, dopo 15 anni o dopo quarant’anni. Da quando è cominciata la bonifica qualcuno ha pensato di abbandonare questo pericoloso materiale nelle campagne, perché lo smaltimento costa troppo. Ultimamente la Regione Puglia sta finanziando i Comuni salentini per ripulire tutte le discariche abusive che si creano nelle zone non abitate. Su 30 Comuni leccesi sono state rilevate circa 5mila discariche abusive: 250 siti erano infettati dall’amianto. I numeri sono enormi, ecco perché l’oncologo Serravezza dice che siamo circondati. Le intemperie, il vento e gli agenti atmosferici corrodono l’amianto che è nelle campagne e diventa un rischio enorme per tutti. 

MESOTELIOMA PLEURICO

Il mesotelioma pleurico riguarda l’1 per cento di tutte le malattie oncologiche: è un tumore raro. Si tratta di una neoplasia che colpisce il mesotelio, il tessuto sottile che riveste gran parte degli organi interni. La forma più frequente è quella che colpisce la pleura, il mesotelio che riveste i polmoni e la parete interna del torace. Le alterazioni genetiche scatenano questa forma tumorale: una crescita incontrollata delle cellule. Questa grave patologia è balzata agli onori delle cronache da oltre un ventennio a causa delle vittime dell’eternit. Ci sono, tuttavia, altri fattori di rischio che scatenano questa malattia: il virus della scimmia, SV40, utilizzato nelle vaccinazioni antipolio a fine anni ’50; diossido di torio (sostanza radioattiva utilizzata tra gli anni ’20 e ’50); radiazioni a torace e addome e casi di mesotelioma in famiglia.  

PREVENZIONE, DIAGNOSI E CURA DEL MESOTELIOMA PLEURICO

Non ci sono altre strade per stare alla larga da questo pericolosissimo male, se non quella di evitare l’esposizione all’amianto. Eppure un mesotelioma scoperto in tempo può essere curato efficacemente con la chirurgia, ma questa malattia può essere combattuta anche con chemioterapia e radioterapia. La diagnosi è complicata perché i sintomi sono simili a quelli di tante altre patologie: difficoltà respiratorie, dolore toracico accompagnato a casi di versamento. La tac è la prima cosa da fare insieme alla radiografia del torace. La toracentesi è la via migliore per capire se nella cavità toracica è presente del liquido in cui ci sono cellule neoplastiche. Comunque, non si può prescindere da una diagnosi istologica per avere certezza: si possono effettuare prelievi di tessuto con diverse metodiche. 

INTERVISTA ALL’ONCOLOGO GIUSEPPE SERRAVEZZA

Dottore, dobbiamo preoccuparci anche quando andiamo a fare una passeggiata in campagna? Di recente un avvocato che amava praticare lo sport della bici nelle campagne salentine si è ammalato di mesotelioma pleurico: nei suoi polmoni c’erano fibre d’amianto. Non c’è la certezza, ma lui è convinto che quei rifiuti abbandonati sui cigli delle strade e tutto quell’eternit in giro per le campagne possano essere stati la causa del suo male. 

“Nella medicina tutto è possibile: non si può escludere mai nulla. Ci sono persone che si ammalano di mesotelioma pleurico pur stando in ambienti chiusi, magari per un particolare oggetto che contiene amianto. La lastra di amianto è pericolosa, ma bisogna vedere cosa c’era nella casa di questo avvocato. Io, che lotto da anni per le bonifiche, ho scoperto di avere l’amianto in casa: una piccola costruzione dove depositavo gli attrezzi aveva una lastra di amianto: ho dovuto chiamare una ditta specializzata per smaltirlo”.

Perché c’è stata una sorta di corsa dei furbi a smaltire l’amianto in campagna?

“E’ per colpa di una legge balorda, che per smaltire un frigo e altre cose non ti fa pagare nulla, mentre per smaltire l’amianto ti costringe a pagare cifre che non tutti possono permettersi. Con questo non giustifico gesti inqualificabili, ma dico che il problema sarebbe stato risolto evitando di lasciare tutto all’iniziativa individuale. Per una lastra di un metro e mezzo ho speso 350 euro. E’ chiaro che chi non ha i soldi è tentato di buttare tutto in campagna. Basterebbe mettere un’altra tassa furbescamente, se proprio non si trovano i soldi, per prelevare tutto in maniera gratuita: perché non tutti i privati possono sopportare i costi. Per smaltire un bagno te lo vengono a prendere a casa, mentre l’amianto, che riguarda la salute pubblica, lo lasciano nelle mani dei privati. Il problema non viene affrontato con consapevolezza dalla politica e dalle istituzioni. Tutte le nostre scuole degli anni ’70 e ’80 sono state costruite in cemento amianto. Abbiamo una marea di opifici abbandonati in pieno centro: sono stati costruiti con l’amianto che si sgretola e che rischiamo di inalare continuamente”.

Nel Salento ci sono molti malati di mesotelioma pleurico?

“Ma scherziamo?! Una marea. L’anno scorso, solo a Casarano, sei casi tutti insistenti nella stessa zona dove c’era una grande costruzione con tetto d’amianto. Abbiamo palestre con tetti che si sfibrano. Per quanto riguarda i malati, esiste un registro regionale in cui facciamo la segnalazione. In questi ultimi anni aumentano sempre di più: prima erano solo i nostri emigranti in Svizzera, chi lavorava nell’edilizia e nei cantieri navali. C’è gente che lavorava nei cantieri delle ferrovie e tanti altri lavoratori, soprattutto a Taranto. Ma oggi cominciano a pagare il conto salato anche tutti quelli che non facevano lavori a rischio: quelli che hanno inalato amianto anche solo perché guidavano la macchina e le pastiglie dei freni erano fatte in quel materiale. Nelle città le fibre di amianto si liberavano a ogni frenata. Oggi le pasticche dei freni non si fanno più con quel materiale, ma si pagano i guai fatti ieri. In pieno centro, a Casarano o Trepuzzi, vecchie fabbriche sono rivestite d’amianto”. 

Cosa succede una volta inalato l’amianto?

“Una volta inalate queste fibre si scatenano malattie ai bronchi e col tempo, anche a distanza di trenta, quaranta o cinquant’anni, può sorgere il cosiddetto mesotelioma pleurico, che è un tumore drammatico della pleura, la membrana che riveste i polmoni, ed è il tipico tumore causato dall’asbesto. Siamo circondati da fonti di amianto, che quando si sbriciola finisce nei nostri polmoni. Anni fa, un professore dell’università del Salento che oggi non c’è più, ha avuto il riconoscimento di malattia professionale, dopo essersi ammalato di mesotelioma pleurico (io ero il perito tecnico), perché dimostrò che per trent’anni aveva lavorato in una biblioteca (nella sede della facoltà che si trova dietro al tribunale) con il pavimento rovinato che era fatto di cemento amianto. Dopo che si ammalò, con un rilevatore di fibre di amianto rilevammo che nella biblioteca dell’università c’era un aria intrisa di fibre di amianto che salivano dal pavimento. Prima di pensare all’esterno, dunque, dobbiamo capire cosa c’è a casa e nel nostro ambiente di lavoro”.

Esiste una cura efficace contro il mesotelioma pleurico?

“Il tasso di mortalità è altissimo: pochissimi sopravvivono. Se si ha la fortuna di scoprire la malattia quando è localizzata in un piccola zona all’inizio, ci si può salvare con un’operazione chirurgica. Poi, si fa anche chemioterapia e radioterapia, ma non salvano la vita. Bisogna accorgersi quando la malattia è aggredibile chirurgicamente”. 

Gaetano Gorgoni




 

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