Reflusso gastroesofageo, curarsi da soli non basta

mercoledì 11 luglio 2018

Alitosi, bronchiti, tonsilliti, dolore simile all’infarto spesso sono causati dalla risalita del liquido corrosivo.

Il reflusso gastroesofageo è un problema diffusissimo dovuto anche alle cattive abitudini alimentari. Molto spesso si predilige il ‘fai da te’, ma i vecchi metodi della nonna per automedicarsi non ci mettono al riparo dall’ulcera e da tutta una serie di problemi dovuti alla corrosione delle pareti interne. Il contenuto dello stomaco ritorna in esofago, ossia nel tubo muscolare che convoglia alimenti e liquidi dalla bocca dello stomaco. Il risalire di un reflusso acido altamente corrosivo è un enorme danno per il nostro organismo, dunque, bando alle dicerie e agli automedicamenti: oggi saprete tutto quello che c’è da fare nel caso si sospetti l’esistenza di questa patologia, grazie al prezioso aiuto del dottor Donato De Giorgi, chirurgo dell’apparato digerente, primario di Chirurgia all’ospedale di Copertino e presidente dell’Ordine dei Medici.

UNA PATOLOGIA DIFFUSA CHE MOLTI COMBATTONO CON L’AUTOMEDICAMENTO

Il reflusso gastroesofageo è stato battezzato la “malattia del terzo millennio” perché ne soffrono milioni di persone: secondo alcune statistiche, il 10-20 per cento della popolazione ne è colpita. Questa patologia si manifesta spesso con bruciori di stomaco. La tradizione e la cultura antica suggeriscono il rimedio del bicarbonato (un prodotto farmaceutico ne ripropone l’effetto: si tratta del classico farmaco antiacido), che ha una sua logica e una sua efficacia, ma non basta. Non si può risolvere la questione del reflusso gastroesofageo mangiando più banane o col bicarbonato: ci vogliono analisi e cure più incisive per evitare tutti i problemi che si possono scatenare nell’organismo.

COME SI SCATENA IL PROBLEMA DEL REFLUSSO: L’ACIDO POTENTISSIMO CHE CORRODE TUTTO

“Il reflusso è scatenato da una risalita di tutto quello che c’è nella cavità gastrica, che viene a refluire nell’esofago e nella laringe: entro certi limiti può essere fisiologico – spiega il dottor De Giorgi – Abbiamo un sistema attraverso il quale l’alimento, ma anche la secrezione salivare, hanno un percorso unidirezionale, ma vi è un ‘sistema di continenza’ (la cosiddetta ‘bocca dello stomaco’), situato nel cardias, al passaggio tra la cavità toracica e quella gastrica, che provoca un determinato percorso e impedisce che avvenga l’opposto”. In altre parole, dobbiamo immaginare un orifizio, un varco stretto, che si apre e si chiude: quando resta aperto, determina danni enormi. “C’è un angolo, per spiegarlo in parole semplici, tra l’esofago e l’inizio dello stomaco e una sorta di tirante muscolare, che stringe il cardias quando vi è il rischio di un reflusso: in molte circostanze uno o più meccanismi di questo tipo si interrompono. Quindi, tutto quello che si forma nello stomaco, che è un acido fortissimo, un acido molto più alto dell’acido muriatico, straordinariamente corrosivo (fondamentale per digerire), risale infiammando tutto, perfino la gola”. È questo il problema: lo stomaco è attrezzato per proteggersi da questo acido fortissimo, ma non l’esofago, che è una mucosa delicatissima.

IL “REFLUSSO LUNGO”: QUELLO PIU’ PERICOLOSO, CHE LEDE LE VIE RESPIRATORIE

Esiste un reflusso gastroesofageo di gran lunga più pericoloso di quello “normale”: il cosiddetto “reflusso lungo”. Si tratta di un reflusso che origina non dallo stomaco, ma dal duodeno (ancora più in basso), quindi i succhi pancreatici e biliari (reflusso alcalino non più acido). Succede che in questo caso l’azione combinata dell’acido con l’azione di detersione delle sostanze alcaline che risalgono, faccia danni enormi. “Il problema è che non abbiamo in questi casi grandi risorse terapeutiche: negli altri casi abbiamo gli antiacidi, ma non ci sono gli antialcalini”- chiosa il dottor De Giorgi. In questi casi i sintomi sono dolore e bruciore di stomaco fino al vomito della sostanza che risale. “Il reflusso andando in faringe lede anche le vie respiratorie: quando siamo distesi la notte, delle quantità anche minime di refluito gastrico, vanno in esofago, in faringe e quindi aspirate dai bronchi. Questo provoca delle piccole bronchiti ricorrenti che provocano una tosse stizzosa” – chiarisce il chirurgo.

IL REFLUSSO CHE INFIAMMA LA GOLA E I BRONCHI NASCONDENDOSI SOTTO FORMA DI ALTRE PATOLOGIE. ANCHE L’ALITOSI PUO’ ESSERE DOVUTA LA REFLUSSO

Possiamo pensare di essere afflitti da tonsilliti, mal di gola, faringiti e tosse cronica: attenzione, spesso la patologia del reflusso si traveste da altre malattie, ma la causa scatenante è sempre quella. E’ per questo che il momento della diagnosi diventa fondamentale. “Anche l’alitosi o un singhiozzo ricorrente possono essere scatenati dal reflusso: spesso non immaginiamo che questi problemi abbiano un’unica causa - continua il medico - Il reflusso, in tanti casi, provoca angine esofagee: un dolore acuto dell’esofago, che è molto simile al mal di cuore. Fanno pensare a un infarto: un dolore violento che coinvolge la zona retrosternale e giunge fino alla mandibola. Assomiglia tantissimo a un’ischemia al cuore, tant’è che in queste circostanze il nostro consiglio è di escludere che ci sia una patologia cardiaca acuta: una volta escluso questo ci concentriamo sul reflusso. Il reflusso tante volte irrita il nervo vago, che avvolge l’esofago e innerva anche il cuore: per questo i sintomi sono simili a quelli dell’infarto. Anche le allergie possono avere un punto di partenza dal reflusso. Un unico meccanismo originario che crea tutta una serie di gravi problemi: ecco perché non si può evitare il ricorso a uno specialista che faccia una diagnosi seria e adotti una terapia realmente efficace”.

LE CAUSE DEL REFLUSSO: L’ALIMENTAZIONE SUL BANCO DEGLI IMPUTATI,

Perché il reflusso colpisce milioni di persone? Le cause possono essere di carattere costituzionale: anche una crescita improvvisa in altezza anziché in robustezza nella fase adolescenziale può determinare un problema di quei meccanismi che fanno funzionare bene il cardias. Spesso problema per la donna in gravidanza, che ha un reflusso parafisiologico legato all’aumento del volume endoaddominale e al rilasciamento dei tessuti. Altra causa è l’ernia iatale, un buco del diaframma attraverso cui passano delle strutture come l’esofago, ma se questo spazio si dilata si creano tutta una serie di complicanze meccaniche che danno il reflusso. Tra le cause più ricorrenti c’è la cattiva alimentazione: alcol, bevande gassate, soprattutto birra, favoriscono o peggiorano il reflusso. Insomma, è l’alimentazione sul banco degli imputati: secondo il dottor De Giorgi stress e ansia c’entrano nella misura in cui contribuiscono a determinare una cattiva alimentazione. È vero, però, che lo stress può causare un aumento della secrezione gastrica creando dei grossi problemi. Non è consigliabile nemmeno mangiare velocemente perché aumentano gli acidi e viene alterata la peristalsi.

I PROBLEMI SCATENATI DAL REFLUSSO

Il reflusso gastroesofageo determina tutta una serie di problemi, ma il più ricorrente è l’esofagite: irritazione della mucosa esofagea che porta spesso alle ulcere e alla stenosi, ma anche all’esofago di Barrett. Quest’ultima patologia interessa il canale muscolare che collega la bocca allo stomaco: le pareti anziché essere costituite da epitelio normale, sono costituite da tessuti simili a quelli dell’intestino. Si crea in questo caso una sorta di cicatrizzazione (metaplasia) cambia la tipologia di epitelio a causa della corrosione. L’organismo cerca di riparare le lesioni che si verificano, ma non sempre la riparazione è corretta ed è migliore della stessa lesione. Nel caso della sindrome di Barrett siamo di fronte a una precancerosi: in una percentuale di casi “non rilevanti” questa mucosa può degenerare in cancro. Tutti gli esperti sanno che la malattia dell’esofagite va considerata con grande attenzione e cautela. Ulcera e gastrite sono ben gestibili, ma l’esofagite è molto più pericolosa. La cura della malattia dell’esofago e della sindrome di Barrett è molto complicata perché è necessario capire prima che tipo di reflusso c’è.

LA DIAGNOSI

Lo specialista per approfondire non si può limitare ai sintomi descritti dal paziente e non basta nemmeno solo la gastroscopia. Bisogna direttamente vedere cosa c’è e fare la biopsia, quando c’è il sospetto di esofago di Barrett, che si presenta con delle ‘lingue’ perché l’epitelio sta risalendo dove non dovrebbe. Tra gli esami necessari anche la visualizzazione radiologica funzionale. Si può e si deve fare la manometria esofagea: misurare le pressioni che sviluppa l’esofago nei suoi vari punti, soprattutto nel cardias. Tutti esami che possono essere fatti nelle strutture ospedaliere salentine, oltre che nel privato. Poi, nelle 24 ore c’è da fare la phmetria (per monitorare il ph) e impedensiomentria (consente la stima dei fluidi corporei): esami simili in cui si introducono dei sottilissimi sensori che si tengono dentro per un giorno intero. In questo modo con un filmato si può capire cosa avviene nello stomaco: tutti i cambiamenti.

LA CURA DEL REFLUSSO: STILI DI VITA, CURA MEDICA E CHIRURGICA

Ci sono tre modi per curare il reflusso gastroesofageo: si deve cominciare dallo stile di vita.

Stili di vita e dieta. Bisogna dire addio a fritture, alcol, cioccolato, pomodoro crudo, insaccati, bevande gassate, panna, eccesso di verdure la sera e vari cibi acidi almeno per tutto il periodo di cura, poi si potrà fare qualche strappo alla regola ogni tanto. L’obesità provoca il reflusso, quindi è necessaria una dieta rigidissima. Bisogna evitare la palestra subito dopo aver mangiato. Tra gli accorgimenti anche quello di sollevare il letto (pure di poco) non serve avere solo il cuscino. Tra le altre cose da ricordare per chi soffre di reflusso c’è quella di attendere almeno tre ore, dopo aver cenato, prima di andare a letto.

Chirurgia. Nei casi più gravi la chirurgia è imprescindibile: con la laparoscopia gli interventi sono precisi e si arriva facilmente al cardias. Si arriva in punti difficilissimi da raggiungere, ma anche molto delicati. Con l’intervento chirurgico si chiude il buco del diaframma e si crea una nuova valvola lì dove non funzionava la precedente. Un’alterazione anatomica può essere riparata solo con un intervento chirurgico. “Ma l’intervento lo consigliamo a pochissime persone: può dare delle controindicazioni. Il problema si può ricreare – chiarisce il chirurgo - A volte la chiusura eccessiva del varco crea impossibilità a eruttare”.

Cura medica con i farmaci: non ci si può fermare agli antiacidi e alle barriere meccaniche. Sono necessari gli inibitori della pompa protonica (antiacidi gastrici, come pantoprazolo e altro), gli antiacidi puri e i farmaci procinetici che agevolano una peristalsi efficace.

 

 

Gaetano Gorgoni

 

 
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