Lavori quasi terminati ma le sale operatorie restano bloccate: polemiche al Fazzi

venerdì 6 luglio 2018

Caos tra le ditte appaltatrici: oggi il sopralluogo della deputata Giannone.

Nel 2004 comincia una lunga storia che oggi non si è ancora conclusa: due sale operatorie bloccate delle sette del primo piano dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce, che sono dedicate prevalentemente alla chirurgia. Era il primo blocco del nosocomio leccese: col DEA ci saranno 14 sale operatorie e la vecchia struttura perderà centralità. Certo, in questi anni sarebbe servito moltissimo agli operatori e ai medici lavorare con 7 sale attive. 

È tutto pronto, come si può vedere nelle foto: il 90 per cento è fatto. Mancano solo porte e altri particolari che in un mese potrebbero essere terminati: un contenzioso ha fatto slittare tutto. È il grande guaio degli appalti pubblici: lentezze burocratiche e contenziosi fanno naufragare tanti progetti. La storia di queste sale operatorie è travagliata. La prima ditta di Trepuzzi (Eurotecna) è fallita, poi è arrivata la seconda ditta Brunda, che però ha avuto problemi giudiziari, quindi si è fatta strada la terza ditta, che è nelle mani del figlio del proprietario della prima ditta: questa è la ricostruzione fatta dal direttore dei lavori in ospedale davanti alla deputata Veronica Giannone, che in mattinata ha voluto verificare di persona la situazione. 

DUE SALE OPERATORIE QUASI PRONTE: IL 12 LUGLIO UN INCONTRO PER CHIARIRE CON LA DITTA 

Nel primo blocco ora opera un luminare della chirurgia: Marcello Spampinato, un giovane che si presenta col sorriso sulle labbra davanti ai giornalisti. A destra le 5 sale operatorie funzionano (due sono state attivate di recente, tre dovrebbero essere ristrutturate), a sinistra ci sono le due sale bloccate. L’ultima ditta, Ned di Nicola Cozzoli, rivendica 40 mila euro extracontrattuali: tutto si blocca su questo problema. Il 12 luglio è previsto un incontro chiarificatore con tutti i responsabili. Chi dirige i lavori non vuole rischiare di pagare cifre che non sono previste nel contratto per non doverne rispondere davanti alla Corte dei Conti. “Se i lavori extra sono stati fatti e sono riconosciuti dal contratto, allora li pagheremo” - spiega il responsabile. In effetti, ogni variazione dev’essere autorizzata dal direttore dei lavori, che è l’ingegnere Fiorenzo Pisanello. Anche se aprirà Il DEA queste due sale operatorie sono necessarie per tutta una serie di interventi e sarebbero state necessarie soprattutto in questo periodo intermedio. La parlamentare Veronica Giannone insiste per entrare nelle sale chiuse e si fa dare l’autorizzazione dalla ditta: noi entriamo con lei e scattiamo le foto. È un pantano burocratico quello in cui è sprofondato l’ospedale. La ditta afferma di aver fatto 40 mila euro di lavori non previsti e di non aver continuato proprio a causa dei soldi non ricevuti. L’avvocato della ditta ha scritto all’ASL minacciando il sequestro delle due sale operatorie. Due versioni differenti in campo. 

LA DEPUTATA GIANNONE COL FIATO SUL COLLO AI DIRIGENTI 

“L’ospedale dovrebbe funzionare col massimo livello di servizi - spiega Veronica Giannone, nell’incontro con i dirigenti, che si è svolto in un clima cordiale e collaborativo - Mi sembra che negli ultimi anni si favorisca più il privato a danno del pubblico e voglio invertire la rotta. Ci sono due verità: loro asseriscono di non aver ottenuto i 40 mila euro extracontrattuali”. “Mi sembra che per 40 mila euro sia impossibile bloccare un intero progetto” - riflette perplesso il direttore dell’unità operativa di lungo corso Giampiero Frassanito - Mi sembra improbabile usare questa scusa per bloccare i lavori”. “Non esistono pagamenti intermedi non previsti dal contratto e comunque bisogna fare tutti i dovuti accertamenti” - replicano i tecnici. La terza ditta aveva una tipologia di lavoro da 600 mila euro. Un’altra azienda si è preoccupata dell’impianto elettrico, ma sembra che i conti non tornino dalla ricostruzione che viene fatta durante l’incontro. “Il dottor Pisanello non si è accertato che una ditta ha fatto dei lavori che non erano stati contrattualizzati. La seconda ditta si accorda con la terza, ma fra di loro hanno litigato e non si è capito chi era responsabile dell’impianto elettrico”- spiega l’ingegnere Pisanello. “Ma lei avrebbe dovuto sapere chi lavora in casa sua - lo incalza la deputata Giannone - Lei è il responsabile. Siamo di fronte a lavori che ormai proseguono da troppo tempo all’interno del primo blocco operatorio, il diritto alla salute è uno dei beni più importanti e per questo deve essere necessariamente efficiente e tutelato: fa parte del nostro programma e della nostra idea di cambiamento”. Eppure durante le ispezioni dello stato di consistenza i tecnici spiegano che i soldi da dare alle ditte erano già stati oggetto di un accordo e che quei 40 mila euro in più sono tutti da verificare. Tra una settimana forse ne sapremo di più. Intanto ci sono due sale quasi pronte (basterebbe un solo mese di lavoro per terminarle), ma chiuse a chiave: è venuta l’ora di dare al Fazzi e ai medici che operano l’opportunità di usufruire di una struttura a pieno regime. 

Gaetano Gorgoni 

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