Neonata ammalata, non ha diritto all'assistenza domiciliare: l'appello di don Gianni

giovedì 5 luglio 2018

La bambina, che è residente a Sava, non ha diritto al supporto medico-sanitario. "I bambini di Lecce hanno un trattamento, quelli di Taranto un altro, come mai?" scrive don Gianni in un lungo post su Facebook.

Ha già fatto il giro del web l'appello di don Gianni Mattia, cappellano dell'ospedale di Lecce, per una bimba di 11 mesi affetta da una grave patologia degenerativa. Costretta a letto dai macchinari che la tengono in vita, la piccola, che vive a Sava, non ha diritto all'assistenza domiciliare. La Asl di Taranto, infatti, non garantisce alla neonata il supporto medico-sanitario. Ecco le sue parole in un lungo post su Facebook:

"La piccola Martina ha soli 11 mesi, è affetta da Smard 1. Una malattia degenerativa e debilitante. Ha una tracheostomia ed è attaccata a un respiratore. Non ha la possibilità di deglutire e ha una peg. Una piccola creatura, la gioia grande di mamma e papà. Genitori incredibilmente provati. Hanno bisogno di un supporto medico-sanitario. Richiesta alla Asl di appartenenza. Domanda al direttore del distretto, al direttore generale. Solo parole, nessuna garanzia. Non ha diritto a nulla. Nel distretto di Lecce i bambini con la Sma hanno 12 ore di assistenza con Oss e Infermiere a casa. Oltre alla fisioterapista. A questo punto la domanda che ci sorge è la seguente. I bambini di Lecce hanno un trattamento, quelli di Taranto un altro, come mai? E come mai questa bambina non ha diritto a un’assistenza domiciliare pur avendo una patologia così grave? Lunedi prossimo deve fare cambio cannula, la Asl garantisce l’ambulanza ma non l’infermiere a bordo. Mi chiedo: se non mettono neanche l’infermiere a bordo a che serve un’ambulanza? Al trasporto? A questo punto potrebbero portarla con la loro auto!

I genitori sono stanchi e debilitati, non riescono a stare accanto a una bambina cosi piccola e con una patologia cosi grave. Dove sono le istituzioni? Dove sta la Asl? 

Perché si deve sempre combattere una battaglia mediatica per ottenere quello che ci è dovuto?

I dirigenti si mettano una mano alla coscienza e al loro cuore quando vanno a dormire la sera, sapendo che una piccola creatura é lasciata sola alle cure di due genitori inesperti e troppo giovani. Io denuncio questa situazione gravissima. Non si può assolutamente anteporre l’interesse economico di fronte a tali realtà. Chiunque ci voglia e ci possa aiutare condividendo o divulgando tale situazione lo faccia. La bimba è di Sava e si chiama Martina Mero di soli 11 mesi. Il suo sorriso e la sua voglia di vivere mi hanno spinto a scrivere con il consenso dei genitori, a chi può ci dia una mano".

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