Il diabete si espande sempre di più, altolà dei medici: attenzione alle "nuove cure"

venerdì 22 giugno 2018
Un errore fare affidamento su presunte innovazioni: le tecniche per la cura della malattia sono in via di sperimentazione. 

La colpa è dell’insulina: quando c’è una ridotta disponibilità o un impedimento alla normale azione di questo ormone proteico, secreto dalle cellule delle isole di Langerhans del pancreas (che stimola l’assunzione del glucosio), ma anche quando c’è una scarsa sensibilità all’ormone in questione da parte dei tessuti bersaglio, si scatena il diabete (più precisamente diabete mellito). Si possono verificare anche due problemi insieme: l’insulina è poca e non funziona in modo adeguato. Le alterazioni a carico dell’insulina in genere scatenano l’iperglicemia. Le tipologie di diabete sono tre: diabete 1, diabete 2 e diabete gestazionale. In quasi quarant’anni il numero delle persone colpite è aumentato in maniera esponenziale: dai circa 100 milioni degli anni ’80 siamo arrivati a circa 422 milioni (tre milioni in Italia, con un aumento più consistente nelle regioni meridionali). Il diabete, dunque, è una malattia metabolica conseguente al calo dell’insulina.

Questa patologia spesso porta ad altri gravi problemi come la macroangiopatia (forma di aterosclerosi precoce e microangiopatia (alterazione a carico della circolazione sanguigna). Il dato allarmate è il fatto che il numero dei malati si sia quadruplicato: nei settantenni questo tipo di patologia è più ricorrente, ma non mancano i malati giovani. In Italia sono colpiti soprattutto i pazienti in sovrappeso (7%) e quelli obesi (14%). Le fasce più deboli della popolazione, cioè i meno abbienti, sono maggiormente colpiti da questo problema.


SINTOMI

I campanelli d’allarme che devono spingerci a un esame del sangue sono: una minzione frequente (aumento della quantità di urina emessa nell’arco della giornata); aumento intenso della sete (polidipsia); aumento dell’appetito; dimagrimento inspiegabile; stanchezza estrema; formicolio e intorpidimento di mani e piedi; guarigione lenta delle ferite; visione offuscata; disfunzioni sessuali. L’iperglicemia debilita l’organismo lentamente. Il diabete si riscontra, in genere, dopo i 20 anni. Bisogna fare attenzione al fenomeno della “luna di miele” nel diabete di tipo 1: la malattia può regredire per qualche mese, ma poi ritorna più acuta di prima.


DIAGNOSI E PREDIABETE

I sintomi più rilevanti del diabete sono quelli del glucosio nelle urine. Le analisi del sangue sono il metodo migliore per capire se qualcosa non sta funzionando nel nostro organismo. Bisogna monitorare la quantità di glucosio presente nel sangue. Bisogna capire lo stato della glicemia a digiuno: in condizioni di normalità la concentrazione di glucosio dovrebbe essere inferiore a 100 mg/dl. Tra le cose da riscontrare c’è anche la glicemia dopo 120 minuti dall’OGTT (test di tolleranza al glucosio): in condizioni di normalità dovrebbe essere inferiore a 140 mg/dl. C’è, poi, una situazione intermedia, tra la normalità e il diabete mellito di tipo 2: si tratta del prediabete. E’ la fase del campanello d’allarme, che se viene sottovalutato porta all’esplosione più veloce della malattia.


DIABETE INSIPIDO

Il diabete insipido è una patologia che si differenza dal diabete mellito: qui non si tratta degli aumentati livelli di glucosio nel sangue, ma il problema è generato da una mancata o insufficiente produzione dell’ormone della vasopressina (ormone antidiuretico). Anche in questo caso si riscontra un’eccessiva diuresi e sete insaziabile, come del diabete mellito, ma per il resto è una patologia diversa. L’ormone definito ADH ha il compito di mantenere costante la parte liquida del sangue, favorendo il riassorbimento dell’acqua e opponendosi alla produzione di urina (per questo è definito ormone antidiuretico): quando non funziona, si scatena la patologia.


CURE E STILE DI VITA

La cosa da tenere bene a mente, se ci si ammala di diabete, è che non si può più fare la vita di prima: è necessario dire addio allo zucchero da cucina, all’alcol e fumo. Lo stile di vita deve cambiare: sport e movimento sono fondamentali. E’ necessaria, dunque, una dieta sana ed equilibrata. Poi, la cura farmacologica fa il resto. Nel diabete di tipo 1 la terapia insulinica può migliorare di gran lunga la qualità della vita. Nel diabete di tipi 2 allo stile di vita da cambiare spesso si aggiunge l’impiego di ipoglicemizzanti. Nel diabete gestazionale, per ripotare alla norma i livelli troppo elevati di glucosio ematico, si associa al movimento e all’alimentazione sana la terapia farmacologica a base di insulina oppure ipoglicemizzanti orali. Il monitoraggio dev’essere costante in quest’ultimo caso. La terapia farmacologica oggi punta a ridurre la glicemia, cioè i livelli di glucosio nel sangue: i medicinali per produrre quest’effetto sono i cosiddetti ipoglicemizzanti orali e l’insulina sintetica (terapia ormonale sostitutiva).


SPERIMENTAZIONI, TRAPIANTI E SENSAZIONALISMO

La scienza sta percorrendo la via del trapianto del pancreas e delle isole di Langerhans per ristabilire la produzione d’insulina, ma senza gradi successi. Si tratta d’innovazioni scarsamente applicabili per via dei problemi collaterali che scatena nell’organismo il “trattamento immunosoppressivo”. Tra le altre novità, i giornali, recentemente, hanno parlato di una nuova cura non farmacologica capace di stimolare il pancreas a produrre l’insulina endogena riequilibrando la glicemia. Si tratta del DMR (ringiovanimento mucosa duodenale). E’ una procedura endoscopica, che avviene in anestesia generale, in cui si introduce un tubicino che arriva nello stomaco e produce calore nella zona dove vengono rilasciati gli ormoni regolatori della glicemia. Dall’Asl di Lecce bollano questa notizia come sensazionalismo puro. Insomma, gli effetti non sarebbero provati scientificamente. Dunque, meglio rimanere con i piedi per terra e non parlare di presunte svolte senza che la comunità scientifica certifichi certe pratiche.


Gaetano Gorgoni

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