Infarto, come riconoscerlo: sintomi, cura, prevenzione e intervento chirurgico

lunedì 18 giugno 2018

Il primario di Cardiochirurgia al “Vito Fazzi” Casali: “Col Dea crescita ulteriore della cardiochirurgia leccese”.

Quello che comunemente chiamiamo infarto (sindrome di Kesperek) è una necrosi del tessuto per ischemia: il flusso del sangue non arriva più a destinazione, cioè al muscolo cardiaco. Quando non si ripristina la situazione di normalità, la parte del cuore interessata viene danneggiata per mancanza di ossigeno. In questo caso è il tempo che fa la differenza: il trattamento più efficace è quello che viene fatto entro un’ora dalla comparsa dei sintomi. L’infarto è una delle principali cause di morte o di disabilità nei Paesi sviluppati: circa 17 milioni di morti ogni anno. Il flusso di sangue deve irrorare il cuore per evitare che l’organo si deteriori a causa della mancanza di ossigeno: altrimenti le cellule possono morire e può prendere il loro posto una cicatrice.

Una delle cause d’infarto può essere anche lo spasmo di un’arteria coronaria che arresta il flusso di sangue diretto al cuore: chi assume cocaina può rischiare questo grave problema. Il tessuto cardiaco non deve essere mai privato del sangue, altrimenti muore. Anche il fumo (attivo e passivo) può essere devastante, perché danneggia le pareti delle arterie determinando la formazione di colesterolo e altre sostanze che bloccano il passaggio del sangue. Stesso problema per chi ha pressione alta, per chi soffre di obesità o ha troppo colesterolo nel sangue. L’effetto è quello di una specie di tappo per i canali che veicolano il nostro sangue (e quindi l’ossigeno) verso il cuore.

Bisogna fare molta attenzione a tutto ciò che permette di aumentare i tassi di colesterolo nel nostro organismo, come la mancanza di attività fisica: lo sport regolare è un toccasana contro l’infarto. Altri fattori di rischio che possono scatenare l’infarto sono l’uso esagerato di antinfiammatori e l’emicrania trascurata. Naturalmente, l’alcol, che in piccole dosi può fare bene, assunto in eccesso, può favorire l’infarto. Tra l’altro, sono a rischio tutti i soggetti stressati e chi in famiglia ha avuto già alcuni casi d’infarto. Anche le persone che mostrano livelli ematici aumentati di omocisteina, proteina C-reattiva e fibrinogeno sembrano essere esposti a un maggior rischio di malattie cardiache. 

QUANDO IL FLUSSO DEL SANGUE SI BLOCCA

Una delle principali cause dell’infarto è l’aterosclerosi: il grasso che si accumula all’interno delle arterie coronariche (che forniscono sangue e ossigeno ai polmoni) fino a formare delle placche che ostacolano il flusso sanguigno. La placca, infatti, con il tempo può rompersi formando un grumo di sangue: questo significa che si crea un ostacolo capace di bloccare tutto l’ossigeno che viene trasportato verso il muscolo cardiaco. L’ostruzione delle coronarie dev’essere trattata in maniera rapida, altrimenti tutto il sistema che permette al cuore di svolgere il suo essenziale compito va in tilt. L’attacco di cuore può essere generato anche da aritmie (battito cardiaco irregolare) e insufficienza cardiaca, che si scatena quando il cuore non riesce a pompare abbastanza sangue in tutto il corpo.

SINTOMI

I sintomi sono subdoli, ma possiamo distinguerli. Un medico che stava lavorando in campagna ha sentito un dolore al braccio: pensava di essere stato punto da un insetto, ma aveva un infarto in corso. Il principale sintomo è una sensazione di dolore e pressione al torace, poi il fiato diventa più corto. Nella parte superiore del corpo si avvertono dei fastidi: alle braccia, alla schiena, alle spalle o al collo. Ci possono essere poi dei sintomi ancora più palesi: nausea vomito, vertigini, stordimento e aumento della sudorazione.

COME AGIRE SE SI MANIFESTANO ALCUNI SINTOMI

Quando abbiamo a che fare su con queste patologie, è il tempo che fa la differenza. Alle prima manifestazioni dei sintomi di un infarto è necessario chiamare il 118, non oltre 5 minuti. Anche se i sintomi scompaiono è necessario rivolgersi al medico. Bisogna prendere una pillola di nitroglicerina, se è già stata prescritta dal medico.

LA DIAGNOSI DELL’INFARTO

Una volta giunti in ospedale e messi in sicurezza i pazienti vengono sottoposti a esami di precisione come l’elettrocardiogramma, che registra l’attività elettrica del cuore, le analisi del sangue, che consentono di misurare la quantità di proteine nel sangue e quindi di capire se è in corso un problema, e l’angiografia coronarica, che è un esame speciale a raggi X del cuore e dei vasi sanguigni. Durante quest’ultimo esame può essere impiantato uno stent (piccolo tubo) nell’arteria per mantenerla dilatata.

TRATTAMENTO E CHIRURGIA

Aspirina, che inibisce la coagulazione, e trombolitici (che sciolgono il grumo del sangue che blocca l’afflusso al cuore) sono i farmaci più utilizzati in questi casi. Un altro fluidificante molto usato è l’eparina. Poi, si utilizzano anche i farmaci contro i dolori: antidolorifici, nitroglicerina (che dilata anche i vasi sanguigni) e beta-bloccanti (che rilassano il muscolo cardiaco). Tra gli altri vengono utilizzati anche tutta una serie di farmaci che aiutano a combattere il colesterolo.

La chirurgia interviene con l’angioplastica, che serve a dilatare le arterie ostruite liberando il sangue che prima non poteva arrivare al cuore. Viene inserito dai medici un tubo (catetere) che passa attraverso un’arteria: in genere nelle gambe fino all’arteria del cuore. Il tubo ha un palloncino alla punta, che gonfiandosi dilata l’arteria. Anche lo stent metallico ha la stessa funzione di dilatazione. Nei casi di emergenza si può applicare un bypass coronarico: l’intervento consiste nell’innesto di un’arteria su un’altra ostruita. Si “bypassa” il tratto ostruito dell’arteria. 

LA CARDIOCHIRURGIA AL VITO FAZZI DI LECCE: QUANDO L’ANGIOPLASTICA NON BASTA

Il dottor Giovanni Casali, primario di Cardiochirurgia all’ospedale Vito Fazzi di Lecce, ci spiega che con l’attivazione del DEA questo settore crescerà in maniera esponenziale nel Salento. Il nosocomio leccese cresce già moltissimo, di anno in anno, dal punto di vista degli interventi di cardiochirurgia. “L’infarto acuto è un discorso cardiologico e interventistico. Ma, se parliamo di cardiochirurgia, si fanno dai 500 ai 600 interventi l’anno – spiega il primario leccese – Penso che con il nuovo Polo arriveremo a 800 interventi l’anno. Ho raddoppiato l’attività rispetto a quando sono arrivato. La nostra struttura è capace di aumentare ancora di più gli interventi. Quando c’è un infarto acuto, però, è necessario solo un intervento con angioplastica primaria, che consiste nella riapertura del vaso colpevole della lesione infartuale. Solo in una bassa percentuale di casi, in seconda battuta, è necessario l’intervento di rivascolarizzazione, quindi, l’intervento chirurgico. In casi rari si interviene con la cardiochirurgia in prima battuta, ma in questi casi c’è la necessità di tecnologie e apparecchiature sofisticate. Dal punto di vista tecnologico al Fazzi abbiamo una piattaforma sufficiente con ampi margini di miglioramento. Comunque, non è solo una questione di tecnologia: è un processo multifattoriale, deve maturare tutta l’expertise multifattoriale. Un processo che abbiamo già iniziato e che deve progredire ulteriormente. Il passaggio al DEA, con la sala ibrida e molta più tecnologia dentro, sarà l’ingrediente per percorrere questa strada. Non ci sono molte realtà italiane più avanzate della nostra, anche se comunque esistono centri d’avanguardia anche in Italia”. 

G.G.

Altri articoli di "Salute Sette"
Salute Sette
20/11/2018
Come prevenire l'infertilità, il consiglio del ...
Salute Sette
19/11/2018
Parte la campagna vaccinale nel Salento: dopo i ritardi ...
Salute Sette
17/11/2018
 Il 7 novembre il professor Alberto Mantovani, uno dei ...
Salute Sette
16/11/2018
L’ importante rivista mondiale di settore, il Journal ...
Come prevenire l'infertilità, il consiglio del dottor Filoni: "Meglio la scleroembolizzazione della ...
clicca qui