Pe(n)sa differente contro stereotipi, bullismo, omologazione e disturbi alimentari

giovedì 14 giugno 2018

Carbone: “Un super-io estetico violentemente normativo agisce nella nostra società: pretende di essere il modello del bene e del bello che dobbiamo imitare”. La dottoressa Caterina Renna: “La differenza per noi è un valore, bisogna accettarla senza discriminazioni”.

Nelle splendide sale, appena ristrutturate della biblioteca Bernardini, è partita una nuova edizione del Festival: “Pe(n)sa differente. Festeggia il tuo peso naturale!”. Si tratta di una campagna di sensibilizzazione per la lotta ai disturbi del comportamento alimentare: informazione e formazione ideata nel 2008. Dopo il forum con le associazioni della mattina, è partito l’evento scientifico per discutere dello stato dell’arte nella prevenzione, cura e riabilitazione dei disturbi dell’alimentazione e dell’obesità.

“La diversità è un valore - spiega la dottoressa Caterina Renna, direttrice del Centro per la Cura e la Ricerca sui Disturbi del Comportamento Alimentare e ideatrice della manifestazione - Dobbiamo spiegare che la vera bellezza non è quella finta, dei modelli dello star system”. Puntare a una vita salutare significa combattere anche stereotipi e modelli che influenzano negativamente lo sviluppo degli adolescenti. “Conosciuta a livello internazionale, Pe(n)sa differente è stata costruita nell’ottica di una generale necessità di riduzione dell’incidenza e della prevalenza di patologie che riguardano un’alterata percezione del sé, emozionale e corporeo - spiega il comunicato della manifestazione- Negli anni la riflessione è divenuta più larga fino ad abbracciare altre in/differenze e l’espressione creativa del sé individuale e collettivo”. La lectio magistralis di Mauro Carbone, docente ordinario di estetica all’Università Jean Moulin Lyon 3 di Francia, ha rappresentato uno dei momenti culturali più alti di questa manifestazione che ha compiuto già 11 anni.

LA MERCIFICAZIONE DEL CORPO E LO STEREOTIPO DELLA PERFEZIONE

“È da oltre un decennio che proviamo a spiegare che la bellezza esteriore non è tutto, perché ci sono tante altre cose che fanno bella una persona - afferma la dottoressa Caterina Renna - Il modo di sentire, esprimersi, relazionarsi e incontrare gli altri e la ricchezza che dalle relazioni ne deriva. Il nostro è un modo per dire a tutti che sono belli quando sono in grado di scoprire quello che hanno dentro per donarlo agli altri”.

Eppure, viviamo in una società ossessionata dall’apparenza e dall’immagine ritoccata dalle tecnologie e dalla chirurgia estetica. Ossessioni che spingono soprattutto le giovani adolescenti ad assumere comportamenti alimentari pericolosissimi. Bulimia e anoressia sono patologie che esplodono anche per una mancata accettazione di se stessi. “La principale tecnica per far guarire chi cade nel tranello della schiavitù dell’immagine è quella di ascoltare e far venire fuori tutte le potenzialità del paziente - spiega la direttrice scientifica dell’evento- Dall’incontro con i medici e gli esperti può nascere un nuovo modo di essere e di sentirsi accettati. I giovani, a volte, sono un po’ crudeli: esiste il bullismo nei confronti dei ragazzi in sovrappeso. Esiste la ‘grassofobia’ di cui ci parla anche una scrittrice francese ospite del nostro festival, che cercherà di sensibilizzare i giovani a non essere crudeli e ad andare oltre l’apparire, all’essenza dell’essere. Bisogna accettarsi per quello che si è e imparare a volersi bene”.

LO STEREOTIPO DELLA MODELLA ANORESSICA DOMINA ANCORA

Cosa significa essere belli? È questa una domanda importante che si pone l’incontro di oggi. È ancora dominante le stereotipo della modella anoressica, che insegna a non mangiare, a farsi del male, a essere infelici. Pen)sa differente promuove la cura di sé e vuole essere un invito a un percorso di costruzione personale che passi attraverso la resistenza alle attuali forme di mercificazione e omologazione. Celebra la soggettività e l’alterità che si manifestano come diritto al pensiero critico, alla differenza e alla variazione, per valorizzare l’unicità e la novità che ogni persona essenzialmente è, con le proprie possibilità espressive e la propria peculiare bellezza. Il Festival rappresenta il momento culmine della campagna. È strutturato quale format che propone una narrazione complessa e impiega molti linguaggi su differenti piani di senso al fine di stimolare dialogo, riflessione e creare community.

Progettata e organizzata dall’associazione scientifico-culturale ONLUS Salomè e dal laboratorio di comunicazione Big Sur con la direzione scientifica di Caterina Renna, ha quale obiettivo quello di sensibilizzare sul peso naturale, sulla sana alimentazione, sull’attività fisica salutare, sui messaggi ambigui relativi all’immagine corporea proposti dai media e dal mondo della moda, dello spettacolo e della bellezza, in definitiva sulla differenza intesa come valore.

LA LECTIO DEL PROFESSOR CARBONE

I media propongono una narrazione materialista e “grassofobica” della bellezza. Il professore Mauro Carbone lo dimostra facendo vedere pubblicità e video che vengono veicolati incessantemente sulla tv e sul web. “Un super-io estetico violentemente normativo agisce nella nostra società: pretende di essere il modello del bene e del bello che dobbiamo imitare. Ci bombarda di richieste impossibili, sapendo che falliremo. Alzando sempre l’asticella, facendoci ambire ai modelli imposti, ci vedrà diventare profondamente infelici”. Sulla base di questi modelli cambiano anche i comportamenti pratici. “L’ossessione della forma fisica diventa un obbedire al super-io estetico - continua il professore - Tutto si tramuta nel desiderio inconscio di somigliare a qualcosa di impossibile, perché non si può essere sempre 21enni: questo designa il fallimento è la frustrazione, che hanno una forte valenza politica, perché ci dimostra che non siamo in grado di cambiare nulla. Una calcolata condanna che ci toglie ogni possibilità di speranza”. Dobbiamo essere in grado di elaborare una critica al super-io estetico, secondo il professore, trasformando le cose che non vorrebbe farci cambiare questo modello. “La nostra società ha sempre costruito dei modelli di bellezza, spesso ritoccati tecnologicamente. Lavorando sul tema degli schermi ho studiato come questi modelli di bellezza vengono veicolati attraverso schermi digitali”. Secondo il professor Carbone il cinema è più discreto nel veicolare una certa immagine, perché ha una certa profondità, ma è molto diversa la propagazione di uno stereotipo attraverso uno schermo digitale. La potenza di intervento sulla nostra esperienza di cui gli schermi che possediamo sono dotati permette di imporre un desiderio di raggiungere stereotipi irraggiungibili. In una condizione simile non è facile essere soddisfatti del proprio sé, perché viene imposto un ‘super-io estetico’ irraggiungibile.

COME CI SI SALVA DAL SUPER-IO ESTETICO

L’appiattimento impoverente dell’immagine sociale a cui aspirare si può combattere con un maggiore spirito critico. “Bisogna imparare a rifiutare i modelli imposti per la nostra identità - continua il professore Carbone - Bisogna imparare a non accettare come vera qualcosa solo perché la vedi su uno schermo. I super-io estetici ci sono sempre stati, anche quando il pittore rinascimentale dipingeva una dea greca secondo certe fattezze. Così come era un super-io estetico anche quello dell’imposizione cinematografica del modello di donna stile Marilyn. Ma oggi il bombardamento è molto superiore. La rivoluzione digitale comporta tutta una serie di trasformazioni percettive. “Certo, non si può tornare indietro dalla rivoluzione digitale - riflette il professore - non bisogna demonizzare la proliferazione degli schermi digitali, ma bisogna imparare a usarla positivamente. No a demonizzazioni. Bisogna imparare a riconoscere modelli sani che ci sottraggono a quello sbagliati”. Uno degli esempi che cita il filosofo Mauro Carbone è quello di una modella con una malattia della pelle che è riuscita a essere testimonial di numerose aziende anche di moda, dopo essere stata per anni bullizzata a causa delle “macchie” che ha sulla pelle. La sua differenza ha vinto. 

G.G.

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