Mal di testa, disturbo da non sottovalutare ma no all’abuso di analgesici

venerdì 18 maggio 2018

Nella giornata mondiale del mal di testa, il 19 maggio, il messaggio di non sottovalutare un disturbo neurologico. I suggerimenti per curarsi del neurochirurgo Giovanni Caggia: “l’abuso di analgesici porta solo alla cronicizzazione del problema”.

Il 19 maggio è la Giornata Nazionale del Mal di Testa. La Società Italiana per lo Studio delle Cefalee e Anircef (Associazione neurologica Italiana per la ricerca delle Cefalee) da anni provano a sensibilizzare la popolazione chiarendo tutti i dubbi su questo problema, che a volte è il campanello d’allarme di patologie molto gravi come il tumore. Insomma, mai sottovalutare il mal di testa. Inoltre, bisogna evitare di ricorrere alla “cura fai da te”: si ottiene spesso l’effetto di scatenare un’altra patologia. Oggi vi spiegheremo tutto quello che c’è da sapere sul mal di testa cronico o acuto. Il mal di testa è stato inserito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità tra le prime 10 cause di disabilità. Circa 26 milioni di persone soffrono di questo disturbo, che spesso si cronicizza. E’ importante che ci sia una giornata dedicata al mal di testa, perché da nord a sud in Italia ci saranno dei centri in cui sarà possibile avere informazioni e fare controlli gratuiti. 

Il Poliambulatorio Calabrese di Cavallino con il suo Centro Cefalee aprirà le porte a tutti quelli che vorranno approfondire e curare questa problematica. Dalle ore 10 alle ore 12 di sabato 19 si può ottenere assistenza e informazioni nei Centri Cefalee che partecipano a questa iniziativa: nel Salento ci si può rivolgere al Poliambulatorio di Maria Luisa e Ruggiero Calabrese.

Si tratta di un’iniziativa diagnostica che si colloca nella strategia di prevenzione e cura di patologie disabilitanti che le istituzioni sanitarie portano avanti da anni.

LE CAUSE DEL MAL DI TESTA

Il mal di testa è una condizione molto frequente che può dipendere da diverse cause: a volte nasconde una malattia. Sinusite, ipertensione arteriosa, patologie endocraniche e tumori si possono manifestare con ricorrenti cefalee. La cefalea primaria, invece, si manifesta col sintomo del dolore ed è una patologia a sé state, molto ricorrente nella popolazione: può essere diagnosticata con Tac o Rmn.

CURE POSSIBILI

Come in ogni campo, anche per il mal di testa, è necessario giocare d’anticipo. Il disturbo dev’essere combattuto prima che diventi cronico. Oggi insieme alle terapie farmacologiche, che devono sempre essere calibrate sul soggetto, ci sono tutta una serie di terapie all’avanguardia, come la stimolazione magnetica transcranica (che si pratica da circa un anno nel Poliambulatorio Calabrese) e la tossina botulinica.

Intervista a Giovanni Caggia, specialista in Neurochirurgia, responsabile Centro Cefalee e Prevenzione Ictus presso Poliambulatorio Calabrese di Cavallino.

Dottore, non è necessario rassegnarsi alla convivenza con una cefalea cronica, vero? C’è sempre un modo per curare chi è affetto da questo problema?

“Quello che noi vogliamo spiegare con l’iniziativa del 19 maggio, evento a cui aderiamo ognni anno, è che si può sempre curare la cefalea, ma bisogna arrivare in tempo a una diagnosi precisa, seguendo le linee guida diagnostico - terapeutiche dell’International Headache Society. Fare una diagnosi precisa è l’aspetto fondamentale. Il trattamento terapeutico è personalizzato. Con quest’iniziativa cerchiamo di inculcare una cultura delle cefalee non solo nel personale medico, ma anche nel paziente: maggiore consapevolezza porta a evitare di sottostimare e sottotrattare quello che è il primo disturbo neurologico”.

Quindi, dobbiamo imparare a capire che quando abbiamo a che fare con una cefalea si tratta di un disturbo neurologico da non sottovalutare mai?

“Due società scientifiche importanti hanno l’obiettivo di fare divulgazione scientifica per evitare il ‘fai da te’ che domina: in troppi fanno abuso di analgesici, che portano solo a cronicizzazione della malattia o a stressare il fegato. Tutti gli analgesici possono portare a conseguenze gravi, se usati male. Il problema è far capire che quando siamo di fronte a una cefalea ci vuole una diagnosi precisa, seguendo le linee guida. Se ci troviamo di fronte a un’emicrania cronica, disturbo da cui è affetto il 70 per cento dei pazienti che si rivolgono al nostro centro, dobbiamo verificare che si tratti di almeno 15 episodi al mese, ma spesso mi capitano pazienti etichettati come sofferenti di emicrania cronica senza che si tratti di questo. E’un problema rilevante, perché l’emicrania con crisi frequenti dev’essere trattata in modo diverso per ottenere un buon risultato e non come l’emicrania cronica!”.

Esiste un’emicrania incurabile?

“In linea di massima, no. La terapia farmacologica e altri approcci, in genere risolvono il problema. C’è da dire che dietro l’emicrania possono celarsi neoplasie e tumori cerebrali o malattie cerebrovascolari: si tratta di una possibilità molto bassa, ma che deve essere presa in considerazione. Soprattutto quando in un paziente che soffre d’emicrania le caratteristiche del dolore e la frequenza cambiano”.

Quali sono le cause?

“L’emicrania ha un’origine multifattoriale e genetica. In tutte le cefalee esiste un’alterata soglia del dolore”.

Quali sono le terapie all’avanguardia?

“Per  quanto riguarda la terapia farmacologica non ci sono gradi novità, ma è in fase di sperimentazione il farmaco con anticorpi monoclonali che sembrano avere un’efficacia: vedremo. Per quanto riguarda la terapia farmacologica classica, bisogna sempre distinguere l’attacco acuto di cefalea, in cui i farmaci di prima scelta sono i triptani. Ci sono anche le terapie da affiancare ai farmaci. Il paziente vuole essere informato sulla natura dei suoi sintomi e poi si passa alle terapie. Noi usiamo nel Centro Cefalee Calabrese di Cavallino la tossina botulinica, perché gli studi scientifici internazionali  ci dicono che si può trovare giovamento. C’è anche la terapia della stimolazione magnetica transcranica, tecnica di neuromodulazione, che va a influenzare l’eccitabilità della corteccia cerebrale. Queste terapie, in alcuni casi, possono essere alternative alle medicine, ad esempio in pazienti in cura con la cannabis. Non c’è una terapia uguale per tutti: tutto dev’essere calibrato sul paziente singolo. Al centro bisogna mettere il paziente: non si cura la malattia, ma il paziente. Se la terapia di profilassi dopo un paio di mesi non va bene, bisogna cambiarla”.

 G.G.

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