Gestosi, una minaccia per mamma e bebè

martedì 15 maggio 2018
Un rischio da non sottovalutare: i figli si fanno più tardi e le donne sono più esposte.

La gestosi è la più pericolosa minaccia per le mamme: conoscere questa malattia aiuta a prevenire la nascita di un bambino sotto peso, prematuro o altre gravissime conseguenze. Nel 2018 si può ancora morire a causa di questa condizione, soprattutto nei paesi poveri: dove causa 49 decessi ogni 100 mila parti. Secondo l’OMS la percentuale di morti causate da gestosi scende tra 8-17 morti nei paesi sviluppati. In Italia i dati sono più confortanti, grazie a un sistema sanitario molto più attento e gratuito: muoiono tre donne ogni 100mila parti.  

La pressione sanguigna troppo violenta contro le pareti delle arterie può fare brutti scherzi. La pressione alta determina l’insorgere di tutta una serie di malattie (ictus, insufficienza cardiaca e altro), ma durante la gravidanza può essere un pericoloso problema sia per la madre che per il feto. Le pazienti da tenere maggiormente sotto controllo sono quelle con ipertensione preesistente, ma anche chi in famiglia ha dei diabetici. I sintomi sono mal di testa persistente, visione offuscata e dolori addominali, uniti ad aumento della pressione. Quando la madre sviluppa preeclampsia, comunemente chiamata gestosi, se non si interviene subito, si rischiano danni ai reni, nascita del bambino prematura o sottopeso e nei casi peggiori persino la morte.

GESTOSI, UNA MINACCIA PER LA PLACENTA
Dopo la ventesima settimana, la gestosi può manifestarsi con l’aumento della pressione sanguigna e delle proteine nelle urine nella madre (quando cominciano già a esserci problemi renali). In queste condizioni la placenta viene colpita e la madre rischia seri problemi a reni, fegato e cervello. Questa patologia, nei casi più gravi, può portare ad attacchi epilettici (eclampsia) e alla morte della madre e del feto. 

LA GESTOSI SI PUO’ PREVENIRE?
Non esiste alcun metodo che dia risultati certi per prevenire la gestosi, ma si può tenere sotto controllo il problema ed evitarne lo sviluppo. Nei casi gravi si può optare per la nascita prematura del bambino. La madre che ha i sintomi della gestosi, che all’esterno possono essere anche un evidente gonfiore alle caviglie o forti mal di testa, dev’essere monitorata e, nei casi più seri, ricoverata in ospedale, dove i medici potrebbero optare per una nascita prematura. Tuttavia un esame può svelarci l’arrivo della malattia. Lo screening per la pre-eclampsia è stato possibile dal 2010 circa attraverso la misurazione di vari fattori biochimici e ostetrici. La combinazione di queste informazioni permette la valutazione di un rischio che una donna incinta si sviluppa preeclampsia durante la gravidanza, consentendo al medico di prevenire lo sviluppo della malattia. Lo screening per la preeclampsia viene effettuato nel primo trimestre, tra la 11 e la 14 settimane di gravidanza. Include un esame del sangue che può essere eseguito contemporaneamente allo screening per Trisomy 21 nel primo trimestre di gravidanza. Lo screening è quello di misurare la concentrazione plasmatica di due biomarcatori, proteine ??PlGF (fattore di crescita placentare) e PAPP-A11, ed associare tali saggi ai dati raccolti da ostetriche e ginecologi o ostetrico: doppler dell'arteria uterina, misurazione della pressione arteriosa media del paziente, età materna, tabacco, provenienza geografica, indice di massa corporea, storia ipertensiva e parità.

I FIGLI SI FANNO PIU’ TARDI E LE DONNE SONO PIU’ A RISCHIO: MOLTE PIU’ DONNE SI AMMALANO DI GESTOSI
Nelle prime gravidanze è più facile andare incontro alla gestosi, ma oggi si verificano molti più casi perché i figli si fanno molto più tardi rispetto al passato. Aumentano a livello esponenziale le neomamme ultratrentenni e quarantenni: è un problema dovuto anche all’aumento dell’insicurezza sociale e della disoccupazione. 

LE CAUSE DELLA GESTOSI
Come spiegato in precedenza la principale causa della gestosi è l’ipertensione. Poi, ci sono tutta una serie di cause come l’obesità, l’età inferiore a 20 anni o superiore a 40, la gravidanza gemellare, diabete, artrite remautoide, lupus, sclerodermia. Ricerche più recenti hanno dimostrato che un elemento fondamentale nel determinismo della preeclampsia è rappresentato da alterazioni a carico della placenta

COME INTERVENIRE IN CASO DI GESTOSI
Nei casi più gravi l’unica terapia possibile è far nascere il bambino prematuramente. Per prevenire le convulsioni il solfato di magnesio è un rimedio importantissimo. Alcune vitamine ed elementi nutrizionali potrebbero diminuire l’incidenza di questa malattia. L’aspirina (acido acetilsalicilico) è uno dei rimedi utilizzati per prevenire la preeclampsia, ma sull’efficacia e la posologia il dibattito tra gli esperti è ancora aperto.

L’intervista alla Dott.ssa Stella D'Arpe,  Dirigente Medico U.O. Ostetricia e Ginecologia Ospedale Vito Fazzi di Lecce


Le donne che fanno figli più tardi  sono più esposte alla gestosi?

“Sì. L’età materna maggiore di 40 anni è tra i fattori di rischio per l’insorgenza di Preeclampsia, con un rischio relativo pari a 1.8, un rischio quindi quasi doppio rispetto a donne più giovani.

Altri importanti fattori di rischio sono la nulliparità, l’obesità, una precedente gravidanza complicata da preeclampsia, il diabete pregravidico, la gravidanza multipla(gemellare), l’ipertensione cronica,  la sindrome da anticorpi antifosfolipidi, le tecniche di riproduzione assistita”.

Come si previene la gestosi? L’aspirina può prevenire questa patologia?

“La prevenzione della Preeclampsia comincia con l’individuare, fin dalle prime settimane di gravidanza, le donne potenzialmente a rischio di sviluppare tale patologia, al fine di poter indirizzare le pazienti in ambulatori specialistici e trattamenti profilattici e/o farmacologici entro la 20^ settimana. 

L’individuazione dei fattori di rischio anamnestici definisce fino al 60% di donne come “a rischio” per preeclampsia, ma identifica veramente solo il 30% di quelle che davvero svilupperanno la patologia.

Il monitoraggio della pressione arteriosa sin dalle prime settimane di gravidanza, il controllo mensile della proteinuria, e una maggior frequenza nei controlli clinici e laboratoristi consentono una diagnosi precoce della patologia che è di fondamentale importanza per il miglioramento degli outcome materni e fetali.

La somministrazione  di 100 mg/die di acido acetilsalicilico (Aspirina) sin dalle prime settimane di gravidanza (prima dalla 16 settimana di gestazione), rappresenta il trattamento farmacologico per la prevenzione della Preeclampsia”. 

È vero che i casi di gestosi sono in aumento? Quali sono i dati in vostro possesso?

“Si è vero. Negli ultimi 30 anni si assistito ad un aumento della prevalenza della patologia.

L’ipertensione gestazionale complica il 8-10% delle gravidanze e fino al 15% delle gravidanza gemellari. La preeclampsia il 3-4% delle gravidanze”.

Quali sono i campanelli d’allarme che non dobbiamo sottovalutare in caso di gestosi?

È fondamentale un attento monitoraggio della pressione arteriosa. Sintomi di preeclampsia grave sono: una contrazione della diuresi delle 24 ore, sintomi neurologici come cefalea intensa e persistente, disorientamento spazio-temporale, sintomi visivi come scotomi, visione offuscata, o sintomi come dolore al fianco destro, o  dolore diffuso ‘a barra’ del dorso”. 

Chi ha un diabetico in famiglia corre sempre il rischio di contrarre la gestosi?

“Assolutamente no. L’avere un parente di primo grado affetto da diabete tipo II, espone ad un rischio aumentato di sviluppare il diabete gestazionale, queste pazienti pertanto saranno candidate a sottoporsi, tra la 24 e la 28° settimana di gestazione, a screening per il diabete gestazionale mediante curva da carico di glucosio.

Se la paziente è invece affetta da Diabete di Tipo I ha un rischio 3,5 volte maggiore di sviluppare Preeclampsia rispetto alla popolazione generale”.



G.G.

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