Piano nazionale delle cronicità: curare il paziente nel proprio domicilio

venerdì 20 aprile 2018

Il Direttore Scientifico Francesco Scorrano ha diretto il Congresso dove era presente il Luminare di Pneumologia Stefano Nava.

L’assistenza domiciliare, la telemedicina e altri modi di assistere il paziente, senza il ricorso alle strutture ospedaliere, sono i nuovi obiettivi su cui punta la sanità italiana. Un ruolo fondamentale è svolto da associazioni, pazienti e familiari, che devono portare avanti una moral suasion nei confronti delle istituzioni e della politica per migliorare il servizio. Nel pomeriggio, all’Art Hotel di Lecce, si è tenuto un importante congresso intitolato “Piano Nazionale delle criticità, cure di lungo termine nel paziente ventilato: dall’ospedale al territorio”. Il Direttore Scientifico Francesco Scorrano ha diretto il Congresso dove era presente il Luminare di Pneumologia Stefano Nava. I numeri sono allarmanti: la popolazione invecchia ed è necessario affrontare le cronicità nel domicilio del paziente, altrimenti si continuerà con l’intasare le strutture ospedaliere creando disservizi e un aumento insostenibile della spesa sanitaria. Un’efficace ed efficiente gestione del paziente con comorbilità, spesso anziano e fragile, non può prescindere dal concetto di alleanza terapeutica basata sulla collaborazione tra professionisti, nell’interesse del malato. È necessario un modello di presa in carico del paziente affetto da patologie croniche. Tra queste, le patologie che coinvolgono una funzione vitale, come la respirazione, rivestono un ruolo importantissimo e devono essere, di conseguenza, prese in seria considerazione nella scala delle priorità assistenziali, poiché dalla insufficienza respiratoria derivano ulteriori e gravi disturbi dell’omeostasi dell’organismo.

 

“Le malattie croniche, quelle altamente invalidanti, di cui mi occupo in prima persona, sono diventate un problema serio per l’organizzazione sanitaria e per la spesa pubblica – spiega il dottor Scorrano – L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha diffuso i seguenti dati: il 30 per cento degli ultrasessantacinquenni è invalido o parzialmente invalido e ha bisogno di assistenza continua. Nell’Asl di Lecce è stato avviato un servizio domiciliare capillare con assistenza infermieristica. Nel 2012 mi sono dimesso dal pubblico per seguire i pazienti a domicilio: vengo incontro a tutti i problemi che i familiari devono gestire. Bisogna lavorare sull’implementazione della rete delle cronicità: è necessario non sprecare risorse, puntare sulla multidisciplinarietà, ma è necessario affidarsi a chi ha una lunga esperienza ed è in grado di organizzare l’assistenza. Solo chi ha a che fare quotidianamente con determinate patologie può avere un quadro chiaro di quello che serve a determinati pazienti”.

L’obiettivo è limitare i ricoveri ospedalieri solo ai casi necessari, assistendo il malato con umanità ed efficienza nel suo domicilio.

Il professor Stefano Nava, direttore della Scuola Specialistica di Terapia Intensiva dell’Università di Bologna, ha spiegato che la gestione delle cronicità è il problema del nuovo secolo: “Le cronicità aumentano, perché aumenta l’aspettativa di vita, ma la criticità cronica di questi pazienti, che una volta dimessi dall’ospedale sono in condizioni di fragilità ed hanno bisogno di strutture intermedie e di una rete di cura a domicilio, merita di essere presa seriamente in considerazione”. In altre parole, i pazienti cronici, una volta dimessi, rientrano in ospedale come da una porta girevole: invece, potrebbero essere seguiti e curati in strutture che si occupano di cronicità e nel loro stesso domicilio. “Un malato che rientra entro 30-60 giorni nella struttura ospedaliera significa che non ci sono strutture adeguate per la gestione di questi pazienti. Nella mia esperienza internazionale ho visto che altrove ci sono centri di riabilitazione seri, che sono dedicati a diverse patologie. È necessario riconvertire gli ospedali creando strutture intermedie (con assistenza radiologica, diagnostica e altro). In Italia abbiamo messo a punto a macchia di leopardo delle reti di assistenza domiciliare di questi pazienti, ma ancora si deve fare molta strada. Bisogna cercare anche attraverso la telemedicina e le nuove tecnologie di prevenire i problemi di questi pazienti ed evitare di farli tornare in ospedale. In Italia, inoltre, manca il personale infermieristico specializzato in cardiologia e patologie respiratorie: formando queste figure riusciremo a costruire un’assistenza molto più efficace”. 

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