Diminuiscono i protesti in provincia di Lecce, Prete: "Lievi segnali di ripresa"

mercoledì 18 aprile 2018
I dati elaborati dalla Camera di Commercio di Lecce confermano un trend discendente del fenomeno. 

Protesti in discesa libera, in un anno la Camera di Commercio della provincia di Lecce ha registrato un ulteriore calo: da 14 a 10 milioni (-24,4%).

Il 2017 registra un’ulteriore frenata per i protesti sul territorio salentino: 11.178 titoli di credito contro i 13.519 dello scorso anno (-17,3%) per un valore di 10,8 milioni di euro contro i 14,3 del 2016, con una flessione del 24,4%. A partire dal 2010 i mancati pagamenti dei leccesi evidenziano un trend discendente, con un’unica eccezione del 2012, passando dagli oltre 47 milioni di euro (2010) agli attuali 10, riducendosi a poco più di un quinto.

“Il calo dei protesti – commenta Alfredo Prete, presidente dell’Ente camerale – è imputabile a più cause. Sicuramente, pur in presenza di lievi segnali di ripresa per l’economia, sia le imprese che i cittadini, sono ancor molto restii ad accettare promesse di pagamento, segno di una perdurante cautela nei rapporti d’affari e di poca fiducia in una ripresa economica ancora instabile e debole, in particolare nel nostro Mezzogiorno. Ma bisogna aggiungere che il trend discendente dei protesti è in parte attribuibile al minore utilizzo dei titoli protestabili in favore di altre soluzioni connesse alla moneta elettronica e ai servizi di e-payments utilizzati soprattutto nell’ambito del commercio elettronico (e-commerce). Secondo i dati della Banca d’Italia negli ultimi dieci anni il numero di assegni si è ridotto da 359 a 149 milioni, per un valore complessivo che è sceso d 815 a 316 mila miliardi. E’ evidente che riducendosi il numero degli assegni in circolazione si riduce conseguentemente anche il numero di quelli non andati a buon fine”.

I dati dell’Osservatorio Cerved sui protesti, riconducibili alle imprese di tutto il Paese, evidenziano un calo riferito a tuti i settori economici e a tutto il territorio nazionale, anche se rimangono differenze tra il Nord e il Centro-Sud. Nel Nord, infatti, le società protestate nel 2017 sono diminuite del 20% rispetto all’anno precedente, con un’incidenza dello 0,4-0,5% rispetto alle imprese dell’area. Nel Centro e nel Sud i miglioramenti ci sono ma risultano più contenuti – rispettivamente -8,5% e -12,3% rispetto al 2016 – e l’incidenza dei protesti è più alta (1% e 1,2%). Infine la diminuzione dei fallimenti, altro indicatore dello stato di salute delle imprese, aggiunge un’ ulteriore nota positiva: nel 2017, infatti, i fallimenti dichiarati nel Salento sono diminuiti, rispetto all’anno precedente dell’11%, passando da 70 agli attuali 62.

In provincia di Lecce emerge che la flessione ha interessato tutti i titoli di pagamento, ad eccezione delle tratte accettate, il cui numero (95) e valore (81mila) è però del tutto marginale.

Non sono marginali, invece, i numeri delle cambiali protestate (il 90% del totale dei titoli), che restano in assoluto lo strumento di pagamento protestato più frequente: 10.118 pagherò per un valore di 7,6 milioni di euro, lo scorso anno erano 12.294 per oltre 10,5 milioni, diminuiti quindi numericamente del 17,7% e del 28% per il valore. Gli assegni a vuoto, invece, pur non essendo moltissimi (790), appena il 7% dei titoli protestati, rappresentano il 26% (2,8 milioni) del valore complessivo dei protesti; anch’essi sono diminuiti del 16% per quanto riguarda il numero e del 13,3% per valore. Le tratte accettate, titolo di credito poco diffuso, sono appena 175 per un valore di oltre 290mila in diminuzione del 29%,per quanto riguarda il numero, e del 32% per il valore.

Anche nell’ambito della regione Puglia, si registra una generale diminuzione dei protesti del 14,3% rispetto al numero e del 18,3% per il valore. Il confronto territoriale, però, evidenzia che la flessione maggiore è stata registrata dalla provincia salentina, seguita da quella barese che nel corso del 2017 ha registrato 16.369 titoli protestati (-12,2%) per un valore di 27,6 milioni di euro (-18,7%). La provincia di Foggia registra 6.098 titoli protestati (-10,5%) per un valore di oltre 10,3 milioni (-8,8%): Foggia è la provincia pugliese in cui si sono registrate le flessioni più contenute, sia per quanto concerne il numero che il valore, inoltre la provincia dauna registra il medesimo valore di titoli non andati a buon fine, pari a quello della provincia di Lecce, ma con la differenza che nel caso della provincia salentina tale cifra è spalmata su 11.178 titoli, quasi il doppio di quelli foggiani. Anche nelle province di Brindisi e Taranto si registra un calo dei protesti, entrambe superano un valore di 6,3 milioni, ma numericamente Brindisi ha un numero di titoli protestati inferiore (5.789) rispetto a quelli di Taranto (6.578).

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