“Salasso” da parte dell’Inps, giovani professionisti protestano in silenzio

lunedì 16 aprile 2018
Flash mob davanti al Tribunale questa mattina a Lecce per evitare il pagamento di contributi non dovuti da parte dell’Inps.

Un flash mob silenzioso per protestare contro l’Inps, accusata di chiedere contributi non dovuti, ai giovani professionisti si è svolto questa mattina a Lecce di fronte al tribunale di Via Brenta e contemporaneamente in altri luoghi d’Italia.

Si chiama operazione Poseidone -spiegano gli organizzatori- nome quanto mai azzeccato, una tempesta violenta che all’improvviso si abbatte su ingegneri, architetti, dottori commercialisti, ragionieri, geometri, medici, soci amministratori di società semplici e avvocati. E iniziata subito dopo la incorporazione dell’Inpdap da parte dell’istituto nazionale di previdenza”. A febbraio 2012, il Governo dell’epoca aveva bloccato l'operazione, ma tra giugno e luglio 2015, quando il buco di bilancio dell'Inps era arriva ad oltre 40 miliardi di euro, l'istituto ha deciso di riprovarci, riproponendo l’operazione, questa volta denominandola «Poseidone 2». Le richieste sono pari ad 2.500-3mila euro ad avviso, ma arrivano anche fino a 30mila a professionista, garantendo una sostanziosa iniezione di liquidità per l’ente che intendeva recuperare circa 6 milioni di euro di contributi sommersi, nonostante le categorie coinvolte già li versassero alle rispettive Casse previdenziali di appartenenza.

“Degli 800mila professionisti coinvolti, che fanno parte, nella maggior parte dei casi, della fascia giovane compresa tra i 30 e i 40 anni e di basso reddito, cioè entro i 5mila euro, molti sono stati già costretti a cessare le loro attività cancellandosi dagli albi, ancora una volta nel silenzio assordante dello Stato.

E nonostante che da 7 anni l’Inps continui a perdere i giudizi in tutta Italia, con i soldi della collettività, continua a inviare cartelle esattoriali e fermi di conti correnti e di autoveicoli, in violazione della legge, senza che da parte dello Stato ci sia una qualche presa di posizione, anzi lo lascia fare senza intervenire”.

A dicembre 2017, però, ribaltando le oltre 500 sentenze di primo e secondo grado, vengono emesse cinque sentenze di Cassazione, tutte del medesimo relatore, tutte identiche tra loro e non a sezioni unite, che stravolgono ogni principio di diritto e spingono l’Inps ad agire ancora più violentemente. “Di previdenza però non si può morire -concludono gli organizzatori- e per questo, se l’unico linguaggio dello Stato è il silenzio, dialogheremo con questo, sperando stavolta di essere ascoltati”. 

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