Mindfulness, quando la psicoterapia punta sulla meditazione che rende consapevoli

domenica 15 aprile 2018

La psicoterapeuta Silvia Perrone: “Le persone che meditano sono meno impulsive e compulsive”.

In Italia è diventata una moda, ma si pratica già da 25 anni: la tecnica mindfulness è una forma di “attenzione intenzionale” sull’ambiente interno ed esterno. E’ una pratica nata nel buddhismo theravada (anche se non ha connotazioni religiose) che spinge il soggetto a portare la sua attenzione verso il momento presente, eliminando le angosce del passato e le ansie del futuro. La meditazione mindfulness è un modo di combattere il dolore e tutta una serie di fastidi causati da diverse patologie, compresa la sclerosi multipla. Raggiungere la piena consapevolezza mentale, la “retta consapevolezza” (“summa sati”, nel linguaggio buddista): è su questo principio antico che la moderna psicoterapia ha costruito dei percorsi che combattono le problematiche dei pazienti affetti da impulsività e comportamenti compulsivi.

Come nasce la tecnica mindfulness?
Le prime applicazioni di questa tecnica risalgono a 30 anni fa: il pioniere fu un professore di medicina presso l’University of Massachusetts, Jon Kabat Zinn, che la uso nei reparti di medicina generale. Tre psicologi cognitivisti hanno poi fatto tesoro della mindfulness costruendo dei protocolli che hanno rivoluzionato il settore. Tutto si basa su un concetto: la consapevolezza ha un potere liberatorio. Oggi le applicazioni sono diverse: si parla perfino di stili di vita mindfulness, orientati alla salubrità e al benessere. E’ un mezzo per eliminare le emozioni negative, avendo consapevolezza di sé. Quello che può emergere con questa tecnica, infatti, può essere anche uno stato di disagio e di sofferenza: con alcuni esercizi possiamo scoprire la radice del problema e combatterlo.

Dottoressa, la tecnica mindfulness è davvero efficace?
“La meditazione mindfulness è un modo per raggiungere uno stato di consapevolezza: una visione chiara su se stessi. Non è una tecnica di rilassamento, ma una meditazione che rinforza la consapevolezza, cioè una qualità della mente: la capacità di essere presenti a se stessi. Ci insegna a capire cosa accade nella nostra mente e nel nostro corpo, superando l’automatismo o il ‘pensiero automatico’: è una specie di liberazione. La psicoterapia utilizza molti interventi psicoterapici basati sulla meditazione di consapevolezza, che è ormai un ingrediente molto utilizzato soprattutto nella psicoterapia comportamentale”.

Cosa si intende per ‘consapevolezza’?
“La consapevolezza è essere presenti a noi stessi. Quando ci arrabbiamo, ad esempio, poniamo in essere meccanismi automatici e tutta una serie di meccanismi mentali e di pensieri, che con la mindfulness riusciamo a vedere chiaramente e a correggere. Dobbiamo avere un quadro chiaro di ciò che avviene dentro e fuori di noi per non essere vittime di pensieri automatici. Questo meccanismo consente di autoregolarci e di scegliere consapevolmente di fare o di non fare una determinata cosa”.

Cosa succede nel nostro cervello?
“In termini neuroscientifici la meditazione mindfulness favorisce l’attivazione della corteccia prefrontale in una particolare area che svolge la funzione di autoregolazione emotiva. Le persone che meditano sono meno impulsive e, soprattutto, sono meno predisposte a mandare avanti comportamenti compulsivi. E’ un discorso che vale anche per le dipendenze dal gioco, tabagismo, droga e altro. I pazienti, attraverso questo percorso, riescono ad autoregolarsi, a essere meno vittime di un pensiero automatico e abitudinario”.

Quindi, è una tecnica che aiuta anche chi è affetto dalla nevrosi di controllare sempre se ha chiuso l’acqua o il gas?
Esatto, se la persona se ne rende conto, riesce a regolare quell’ansia sottostante e anziché farlo due volte lo fa una, fino ad eliminare quegli automatismi. E’ una specie di telecamera che ti permette di vedere tutto quello che accade dentro e fuori di te. E’ una modificazione strutturale del sistema neuronale”.

Come si svolgono le sedute?
La cosa più importante è chi guida queste sedute: ci vuole un esperto specializzato in mindfulness. Molti spacciano per mindfulness lo yoga o la semplice meditazione: qui parliamo di una tecnica con un protocollo specifico. Si tratta di sessioni normali di meditazione: si porta l’attenzione al respiro e a tutta una serie di sensazioni del corpo ed esterne. E’ una pratica di ‘attenzione intenzionale senza giudizio e senza critica’: è un training. Devo osservare quello che si verifica. Ripeto, è fondamentale avere un maestro esperto per non cadere nella confusione delle tante pratiche esistenti. Bisogna iniziare gli esercizi con una voce guida e muovere i primi passi con chi è all’altezza di guidare la meditazione”.

G.G. 

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