Cannabis contro dolore e cellule cancerogene. Il neurochirurgo Caggia: "Ancora troppa ignoranza"

sabato 14 aprile 2018
Quando pensiamo alla cannabis, ci vengono in mente tutta una serie di immagini e di stereotipi che ci riportano allo “spinello da strada”, quello pieno di veleni che alimenta lo spaccio internazionale. Invece, questa sostanza, quando proviene da una farmacia, è la più potente arma contro il dolore cronico (neuropatico oppure oncologico), che può derivare da emicrania, fibromialgia, tumori e tante altre patologie. La scienza ha testato gli effetti positivi di questa sostanza perfino su malattie come l’artrite reumatoide, psoriasi, morbo di Parkinson, sclerosi multipla e molto altro. Del resto, quasi tutte le droghe nascono per curare delle patologie. La cannabis, secondo il neurochirurgo Giovanni Caggia, agisce positivamente anche sul sistema immunitario e ha tutta una serie di effetti positivi sull’organismo di chi soffre di malattie neurodegenerative.

«La cannabis uccide le cellule cancerogene e secondo alcuni studi, elimina molti effetti collaterali della chemioterapia – sostiene il neurochirurgo leccese - Il paradosso della cultura italiana è che l'alcol (che ha effetti depressivi e cancerogeni) è legale, la cannabis (che ha effetti antidepressivi e anticangerogeni) invece no. La cannabis ha effetti positivi anche in campo veterinario. Sono stati isolati 9 tipi di cannabinoidi: riducono spasmi, infiammazioni e danno molti effetti benefici. All'interno ci sono i terpeni, elementi che hanno effetti antiossidativi e antineoplastici». Divulgazione della ricerca in ambito medico e informazione sono obiettivi fondamentali per combattere insensati pregiudizi su terapie in grado di migliorare profondamente la qualità della vita di persone affette da gravi patologie. “Il problema è che c’è ancora troppa ignoranza sull’argomento, anche da parte dei medici ospedalieri, che spesso non si aggiornano” – spiega Caggia.

La cannabis può essere associata ai farmaci, come chiarisce lo specialista, e può sostituire in alcuni casi la morfina: quest’ultima spesso ha effetti collaterali molto negativi sui pazienti. Sono tante le azioni positive della cannabis: analgesica, antinfiammatoria, antivirale, antispastica, antibatterica e “anticonvulzionante”. Nella sclerosi multipla la cannabis produce dei grandi risultati antispastici e antidolorifici.

LA CANNABIS NON E’ TUTTA UGUALE
Dimenticatevi le “canne da strada”: quelle sono tutta un’altra cosa e fanno malissimo. La cannabis, invece, non è tutta uguale: ce ne sono vari tipi, alcuni più adatti a patologie specifiche. In base alla malattia e all’esperienza del medico si può scegliere tra due varietà: la sativa (la più usata in campo terapeutico, che ha vari cannabinoidi) e la tipologia “indica”.

COSA SI DEVE FARE PER CURARSI CON LA CANNABIS IN PUGLIA
La Regione Puglia è stata una delle prime a introdurre l’utilizzo e la coltivazione della cannabis a fini terapeutici. A volte non basta la produzione interna (l’Istituto Farmaceutico Militare di Firenze non copre tutto il fabbisogno nazionale) e siamo costretti a rivolgersi all’Olanda. Ebbene, sì, spesso importiamo la cannabis olandese. La procedura per curarsi da un
dolore cronico (mal di testa, cervicale e altro) è la seguente: si va dallo specialista, che prescrive un piano terapeutico, e poi ci si rivolge alla farmacia terapeutica ospedaliera, che procura tutto gratuitamente. Con la prescrizione dello specialista o del medico, comunque la cannabis si può prendere in qualsiasi farmacia, ma, se non si va a quella ospedaliera con un piano terapeutico specifico, bisogna pagare anche 80 -100 euro per cinque grammi di cannabis.

QUALI PATOLOGIE COPRE LA PUGLIA. LA LEGISLAZIONE DISOMOGENEA
La Puglia prevede la terapia con i cannabinoidi per alcuni problemi come dolore cronico e spasticità. Ogni Regione per avere la prescrivibilità a carico del Sistema Sanitario Nazionale deve far rientrare i casi curati tra le patologie
previste dalle linee guida. C’è un grande problema che è quello della disomogeneità legislativa nelle varie regioni: bisognerebbe fare ordine. Sono solo nove le Regioni italiane che hanno introdotto l'uso delle cannabis a fini terapeutici: la Puglia è una di queste. Ora si attende una legge che renda la disciplina uniforme su tutto il territorio nazionale.

COME SI ASSUME LA CANNABIS
I modi per assumere la cannabis sono tanti: capsule, olio (il principio attivo viene solubilizzato in olio d’oliva e altro), tisana e vaporizzatore.

CHI NON PUO’ ASSUMERLA. EFFETTI COLLATERALI
Chi è affetto da cadiopatia dovrebbe evitare la cannabis. Ad ogni modo, nessuno può prescriversi da solo una terapia del genere: serve un medico competente che conosca effetti e controindicazioni (che, secondo il neurochirurgo Caggia, sono limitatissime). Questi sono gli effetti collaterali della cannabis: astenia, sonnolenza, situazione di stordimento, secchezza delle fauci, che variano da paziente a paziente.

“LA CANNABIS NON E’ BREVETTABILE E NON CONVIENE ALLE CASE FARMACEUTICHE”
Questa sostanza, che siamo abituati a considerare come un veleno, è in realtà una cura efficacissima per tutta una serie di problemi. “Non essendoci nulla di brevettabile questo gioca un grande ruolo: non è conveniente per le case farmaceutiche rispetto ad altri medicinali – ironizza il neurochirurgo Caggia - La cannabis è stata studiata per moltissime patologie: anche con una semplice ricerca su internet ci accorgiamo che esistono 40mila citazioni. Eppure, abbiamo preferito per anni altri medicinali più pesanti”. Oggi, però, anche se lentamente, l’Italia muove i primi passi nella nuova frontiera della cannabis terapeutica.

Gaetano Gorgoni
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