Teatri, appello del C.Re.S.Co alla Regione: “Allo stremo per i ritardi nei finanziamenti”

giovedì 22 marzo 2018
“Un racconto del sistema dello spettacolo dal vivo ai tempi del PiiiL”: il C.Re.S.Co scrive alla Regione sollecitando un tavolo tecnico sul tema.

Cosa sta succedendo e cosa non sta accadendo in Puglia? Se lo chiedono gli operatori del mondo dello spettacolo riuniti sotto la sigla C.Re.S.Co, il coordinamento delle realtà della scena contemporanea, ormai allo stremo a causa dei ritardi dell'emanazione dei finanziamenti regionali. Nonostante le politiche regionali all'avanguardia sul tema del sostegno alle politiche culturali, ancora qualcosa non funziona. Gli operatori devono difatti fare i conti con lungaggini burocratiche che mettono in ginocchio le imprese culturali. Al collasso, ora lanciano un appello in direzione della Regione Puglia, sollecitando con urgenza di “abbreviare la tempistica utile alla firma della convenzione a fronte dello stato di crisi delle imprese”; “avviare da subito il lavoro per la stesura della nuova legge regionale dello spettacolo dal vivo istituendo un tavolo di concertazione permanente con le parti interessate” ed “essere parte dei tavoli di lavoro in continuità con il ruolo nazionale svolto dal coordinamento C.Re.S.Co”.

 

“La Puglia” scrivono “è una delle Regioni riconosciute tra le più virtuose degli ultimi anni nel campo delle Politiche Culturali. Il dato appare riconfermato dalle ultime notizie che arrivano dall’Assessorato all’industria turistica e culturale della Regione Puglia, che dichiara un 'investimento complessivo nel triennio 2017-2019 che supera i 75 milioni di euro, pari a oltre 25 milioni di euro all’anno'.

Il quadro si prospetta dei migliori, e sicuramente poche sono le Regioni italiane che vantano lo stesso investimento in Cultura. Eppure, nonostante queste premesse, le condizioni in cui versano le imprese dello spettacolo dal vivo destinatarie di parte di queste risorse sono al limite della sopravvivenza.

L’ambiziosa sfida della Regione di impostare la programmazione su base triennale, 'al fine di mettere l’industria culturale e creativa nelle condizioni di poter programmare i propri investimenti e, dunque, lavorare con maggiore tranquillità su un orizzonte pluriennale' si trova a fare i conti con una tempistica fortemente dilatata anche rispetto alle previsioni dell’Amministrazione stessa”.

“La Regione Puglia” continuano “lo scorso 20 febbraio ha approvato le graduatorie provvisorie relative agli avvisi pubblici per presentare iniziative progettuali riguardanti le attività culturali e lo spettacolo dal vivo e le residenze artistiche che prevedeva un cofinanziamento minimo delle imprese del 40% (che in molti casi ha virtuosamente toccato il 50%). 7 mesi per ottenere una graduatoria provvisoria, che – al netto di eventuali ricorsi - diventerà definitiva circa il 20 marzo 2018, dando il via alla rimodulazione dei progetti e successivamente alla firma delle convenzioni e alla possibilità per le imprese di richiedere finalmente un’anticipazione bancaria su un progetto avviato circa 17 mesi prima. Accade cosi che le imprese, che hanno avviato e sostenuto interamente da gennaio 2017 le attività descritte nel progetto triennale, si trovino nella condizione di non poter assicurare diritti e retribuzioni ai lavoratori per assenza di liquidità e di non poter garantire con continuità i servizi offerti ai cittadini, compromettendo proprio quell’ 'orizzonte pluriennale' che ha guidato l’investimento triennale della Regione. In ultimo, l’assenza di liquidità nelle casse delle imprese comporta a lungo andare l’impossibilità di versare regolarmente i contributi. Le conseguenze potrebbero essere paradossali, fino a rendere addirittura impossibile, per le imprese assegnatarie, beneficiare dello stesso finanziamento regionale che finora hanno anticipato e che verrà erogato solo dietro verifica della regolarità del DURC (Documento Unico di Regolarità Contributiva)”.

“A mantenere in piedi le imprese dello spettacolo pugliese” concludono “è la qualità del loro lavoro e la loro capacità di circuitazione che le porta ad investire per la progettazione sul territorio le loro risorse provenienti da attività di tournée extraregionale. A leggere la realtà oggi, più che essere la Regione a sostenere e sviluppare la vita delle imprese pugliesi, accade il contrario. Per quanto ancora sarà possibile? Per quanto ancora sarà normale per i lavoratori dello spettacolo pugliese lavorare per pagare i contributi lasciando accumulare gli stipendi non saldati?  Per quanto ancora le imprese più strutturate potranno mantenere il loro personale e quindi la loro qualità artistica e progettuale? E quando le imprese meno strutturate e le giovani compagnie – che a cascata risentono di questa situazione - troveranno intorno a sé un contesto che ne incentivi la crescita?”

“Crediamo” chiosano “che il gap creatosi tra gli intenti della Regione e la situazione che si è venuta a determinare per le imprese dello spettacolo dal vivo sia dovuto alle modalità individuate per l’attuazione delle politiche culturali di una Regione viva e composita come la Puglia. Crediamo che il comparto dei lavoratori dello spettacolo dal vivo vada riconosciuto e normato da una Legge, e che un intero sistema non possa essere assoggettato alla pratica dei bandi. Crediamo che le potenzialità artistiche degli operatori pugliesi possano esprimere una visione culturale utile alla stesura della Legge, capace di rigenerare i territori. Crediamo che se c’è una terra in cui è possibile che pubblico e privato lavorino insieme per lo sviluppo di cultura d’impresa, quella è la terra di Puglia”.


 

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