Operazione "Orione": sgominate tre bande criminali. Tra gli arrestati ex portiere del Lecce.

martedì 20 marzo 2018

Sequestrati droga, armi e materiale esplosivo. Le tre associazioni si spartivano la provincia di Lecce. Gli indagati sono in tutto 62

Tre associazioni a delinquere, decine di sodali, armi, esplosivi e un flusso di denaro e droga da centinaia di migliaia di euro. E' stata battezzata “Orione”, come l'omonima cintura costituita da tre stelle, l'operazione dei carabinieri della Compagnia di Maglie che ha portato all'emissione di 37 provvedimenti cautelari, emessi dal gip Vincenzo Brancato su richiesta del sostituto procuratore Maria Vallefuoco e del procuratore aggiunto della locale D.D.A. Guglielmo Cataldi.

Le accuse sono associazione di tipo mafioso;associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti; detenzione abusiva di armi e di materie esplodenti; estorsione; porto abusivo di armi; sequestro di persona e violenza privata. L'indagine è stata condotta dal Norm della Compagnia di Maglie guidata dal capitano Giorgio Antonielli con la collaborazione dei militari del Comando Provinciale di Lecce, della Compagnia di Brindisi e di Alghero. Complessivamente i soggetti, indagati a vario titolo sono 62,a testimonianza di quanto fossero estese e ramificate le maglie delle tre associazioni che si spartivano il controllo della provincia salentina sconfinando anche nel Brindisino.

La prima, capeggiata da Paolo Serra agiva nei territori di Borgagne, Carpignano Salentino, Martano, Melendugno, Otranto; la seconda, guidata da Vincenzo Amato, in passato associato al “clan Coluccia”, operava a Botrugno, Cursi, Cutrofiano, Maglie, Muro Leccese, Neviano, Nociglia, Poggiardo, Santa Cesarea Terme, Scorrano e Ruffano; la terza, a carattere mafioso e inserita nella “Sacra Corona Unita”, faceva capo al “clan De Tommasi” di Campi Salentina era capeggiata dai fratelli Guadadiello Luigi e Paolo ed era attiva nei comuni di Squinzano, Torchiarolo, Trepuzzi e Tricase.

Le indagini coordinate dalla Procura di Lecce risalgono agli anni 2015-2016 e hanno documentato i fiorenti affari delle tre associazioni: soprattutto il traffico di sostanze stupefacenti ma anche estorsioni in cui ricavati servivano anche per il sostentamento dei sodali detenuti. Nel corso dell’attività di indagine sono emersi viaggi in Spagna ed Albania al fine di procurarsi la fornitura di stupefacenti, nonché, per uno dei soggetti interessati, Fabrizio De Mitri, un legame con associazioni criminali di stampo mafioso operanti a Roma e nel quartiere napoletano di Secondigliano. È stata inoltre accertato che una delle associazioni interessate riforniva stabilmente il clan “Dicataldo” di Bitonto. Le indagini dei militari sono state lunghe e minuziose, le bande erano, infatti, molto attente a non farsi scoprire: cambiavano con frequenza maniacale le schede dei telefoni, “bonificavano” abitazioni e auto con apparecchi elettronici per scovare microspie, parlavano con linguaggio criptico e si incontravano per strada o in bar fidati.

L’attività investigativa è nata dall’arresto in flagranza per violenza e resistenza a Pubblico Ufficiale di Giuseppe Angelino e Christian Stomeo che avevano tentato la fuga durante un controllo alla circolazione stradale. Proprio dal sequestro dei telefoni cellulari – in particolare da quello di Angelino – sono spuntate foto compromettenti: dosi di droga in quantità, mazzi di banconote e anche uno scatto con una pistola in pugno.


La prima delle tre associazioni sgominata operava nell’area Martano – Melendugno – Otranto e si avvaleva della collaborazione stabile di Sergio Pede e della compagna Alina Elena Mihailescu nonché di Antonio Tomasi, Lorenzo Antonaci e Christian Stomeo. Grazie ad attività tecniche e di intercettazione è stato possibile ricostruire gli spostamenti degli aderenti al sodalizio criminale, la stabile attività di spaccio e i viaggi compiuti per il rifornimento. Lo stupefacente era custodito all’interno di contenitori per derrate agricole tenuti in nascondigli segreti, lontani dalle aree urbane, in maniera che fosse difficilmente riconducibile, in caso di sequestro, all’organizzazione. Rilevante anche il ruolo svolto dalla donna del gruppo, che procedeva al taglio della droga e aveva spesso il compito di accompagnare i componenti maschi in maniera da non destare troppi sospetti in caso di controllo. Nell’attività di spaccio venivano inoltre impiegati dei minori: i figli degli appartenenti alla banda che diventavano “corrieri”. 
Il gruppo aveva disponibilità di armi da fuoco ed era dedito ad estorsioni con il metodo del “cavallo di ritorno”: rubava veicoli e richiedeva un corrispettivo per la loro restituzione. Inoltre progettava rapine e compieva numerosi danneggiamenti e incendi su commissione richiesti da concorrenti commerciali a danno di altre attività o per regolare dissidi personali. In più, organizzava spedizioni punitive nei confronti di soggetti ritenuti responsabili di confidenze alle forze dell’ordine o di offese nei confronti dei componenti dell’organizzazione. In un’occasione, Pede e Angelino hanno sequestrato e minacciato con una pistola alla testa una terza persona accusata di aver incendiato l'auto di proprietà di Pede. I canali di rifornimento di armi e stupefacenti risalivano al clan Tornese di Monteroni e all’associazione capeggiata da Vincenzo Amato a Scorrano.

Quest'ultimo, conosciuto come “pisciuleddhru”, è personaggio di spicco della criminalità organizzata leccese, in passato associato al clan della Sacra Corona Unita “Coluccia” di Noha-Galatina, è latitante dal febbraio 2016 ed è stato condannato a pena definitiva di 19 anni e sei mesi per traffico internazionale di stupefacenti con la Colombia. Grazie all'approfondimento del ruolo di Angelino è stato possibile per gli investigatori ricostruire i contatti tra le due associazioni, facendo emergere, anche grazie alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, un’articolata associazione organizzata in maniera strettamente verticistica, di cui facevano parte con vari ruoli e responsabilità anche Cosimo Miggiano; Paolo Merico, Vittorio Tunno, Andrea Caputo, Fabrizio De Mitri, Alessandro Greco, Virgilio Gnoni, Antonio De Iaco, Giuseppe Nuzzo, Davide Petrachi, Carmine De Rinaldis,Antonio Zezza, Christian Coluccia, Armando Capocelli e lo stesso Angelino.  Anche questa associazione aveva armi da fuoco ed esplosivi, tra cui 4 detonatori ad alto potenziale verosimilmente impiegati nel compimento di attentati ed estorsioni ed era in grado di procurarsi stupefacente da fornitori internazionali basati in Spagna, Marocco e Albania. Il “corriere” era il braccio destro di Amato, Cosimo Miggiano. La base operativa del gruppo era in un bar di Muro Leccese ove sono avvenuti anche incontri con esponenti delle altre organizzazioni criminali leccesi e con trafficanti di stupefacenti di nazionalità albanese: in due episodi sono stati accertati scambi per 40mila e 65mila euro. Al gruppo sono state sequestrate decine di kg di stupefacente, contenuto in depositi costituiti da bidoni interrati e murati all’interno di muretti a secco. Un giro d’affari di enormi proporzioni che solo nel mese di settembre 2015 supera i 300mila euro.



L’approfondimento dell’attività del gruppo di Amato ha consentito di individuare un altro sodalizio criminale che si riforniva da loro. Si tratta del clan mafioso dei fratelli Guadadiello che faceva base a Torchiarolo e Squinzano, inserito all’interno della Sacra Corona Unita Leccese.  
Fondamentale in questo caso è risultato essere il ruolo delle donne del sodalizio, che portavano all’esterno del carcere le disposizioni date dai capi del clan. In particolare Alba Conte, moglie di Paolo Guadadiello nel corso della detenzione del marito ha svolto il ruolo di vero e proprio contabile dell’associazione, distribuendo i proventi agli appartenenti e decidendo le nuove forme di “investimento”. L’associazione, dotata di armi da fuoco e fucili da guerra (5 pistole e un ak47 kalashnikov con relativo munizionamento, sequestrati dalla Stazione Carabinieri di Torchiarolo), ha eseguito un elevatissimo numero di estorsioni nei confronti dei soggetti acquirenti di stupefacente, anche appartenenti al gruppo stesso, non disdegnando di ingaggiare vere e proprie sparatorie nei pressi delle abitazioni degli stessi: Paolo Guadadiello, insieme ad altri due soggetti, fu infatti arrestato per molteplici episodi di tentato omicidio, mentre Luigi Guadadiello è attualmente detenuto per un omicidio consumato nel 2008.

Durante le varie fasi delle indagini sono stati sequestrati complessivamente 26,6 kg di hashish, 311 grammi di cocaina, 17 grammi di eroina, quattro detonatori e 2 ordigni esplosivi artigianali. Nel contesto dell’indagine sono inoltre stati sequestrati dalla Compagnia di Brindisi 1 ak-47 Kalashnikov e 5 pistole, che hanno portato all’arresto di due persone oltre a relativo munizionamento.

Le misure cautelari in carcere hanno interessato: Vincenzo Amato, 41enne di Scorrano, latitante; Giuseppe Angelino, 24enne di Giurdignano; Andrea Caputo, 39enne di Muro leccese; Fabrizio De Mitri, 39enne di Poggiardo; Luigi Fuso, 62enne di Lecce; Antonio Guadadiello, 35enne di Squinzano; Anna Maria Guadadiello, 32enne di Torchiarolo; Luigi Guadadiello, 37enne di Lecce; Paolo Guadadiello, 30enne di Torchiarolo; Stefano Guadadiello, 33enne di Squinzano; Marco Maggio, 28enne di Lecce; Paolo Merico, 32enne di Poggiardo; Cosimo Miggiano, 36enne di Muro Leccese; Sergio Pede, 42enne di Otranto; Paolo Serra, 59enne di Carpignano Salentino; Piero Sparapane, 46enne di Lecce; Stefano Sparapane, 25enne di Lecce; Christian Stomeo, 24enne di Martano; Adele Visconti, 58enne di Squinzano.

Ai domiciliari sono stati confinati: 
Lorenzo Antonaci, 41enne di Borgagne; Alessandro Cafaro, 34enne di Trepuzzi; Armando Capocelli, 32enne di Maglie; Cristian Coluccia, 27enne di Nociglia; Alba Conte, 24enne di Torchiarolo; Antonio De Iaco, 35enne di Poggiardo; Carmine De Rinaldis, 47enne di Santa Cesarea Terme; Virgilio Gnoni di Nociglia; Alessandro Greco di Cutrofiano; Cosimo Guido, 39enne di Trepuzzi; Cesario Longo, 39enne di Tricase; Alina Mihailescu, 34enne romena; Giuseppe Nuzzo, 47enne di Cursi; Davide Petrachi, 31enne di Melendugno; Lorenzo Spedicati, 26enne di Lecce; Antonio Tomasi, 47enne di Maglie ed Antonio Zezza, 29enne di Tricase.

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