Licenziamenti nei call center, Slc Cgil all’attacco: “Azione che sembra una vendetta”

giovedì 11 gennaio 2018

Il sindacato contro alcune sanzioni disciplinari e allontanamenti prodotti da Call Marketing, dove sono arrivati i primi licenziamenti dei lavoratori assunti con Jobs Act. Labriola: “Dopo lo sciopero del 2016 l’azienda si vendica”.

Provvedimenti che hanno il sapore di “vendetta” dopo lo sciopero del 2016. È questa l’accusa lanciata da Slc Cgil Lecce, il sindacato dei lavoratori impiegati nel settore delle telecomunicazioni, che denuncia le condizioni di lavoro all’interna dell’azienda Call Marketing srl di Presicce e la decisione di licenziare individualmente 4 dei lavoratori assunti a tempo indeterminato con Jobs act.

Per il sindacato si tratterebbe di “Un’insolita attività sanzionatoria nei confronti di lavoratori e lavoratrici della Call Marketing”. Dopo la lunga vertenza del 2016, infatti, grazie alla quale i lavoratori e le lavoratrici col sostegno della Slc Cgil Lecce hanno evitato il trasferimento collettivo nella sede di Acquarica del Capo, il sindacato accende ancora una volta il faro su un’azienda che impiega oltre 250 persone (la maggior parte assunta con contratti di collaborazione coordinata e continuativa).

Stavolta lo fa per contestare i 4 licenziamenti, già impugnati tramite i propri legali, decisi per «scarso rendimento» ed altrettante contestazioni disciplinari per presunte assenze arbitrarie dal servizio.

«Senza entrare nel merito delle giustificazioni prodotte e della legittimità aziendale a decidere per il licenziamento – afferma il segretario generale comprensoriale Slc-Cgil Lecce Brindisi -, non possiamo esimerci dall’esprimere tutta la nostra contrarietà sulla vicenda. Stigmatizziamo un’azione che ha tanto il sapore della ‘vendetta’, consumata a quasi un anno da una vertenza che portò questi lavoratori e lavoratrici a scioperare alcuni mesi per difendere il loro posto di lavoro. Ad entrare nel merito della vicenda sarà il Tribunale di Lecce: abbiamo infatti impugnato i provvedimenti espulsivi e sanzionatori. A dispetto del commento entusiastico del Governo sugli ultimi dati Istat sull’occupazione e della riproposizione del Jobs act come una delle soluzioni al dramma della disoccupazione, la realtà è che finiti gli sgravi fiscali gli imprenditori cercano di costruire percorsi disciplinari espulsivi per motivare licenziamenti per giusta causa, avallati da una legislazione che difende sempre di più la centralità dell’impresa a discapito dei diritti e delle tutele dei lavoratori».

 

 

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