Intanto continua l'odissea degli operatori dei Centri diurni di salute mentale

giovedì 15 luglio 2010
Sono falegnami, esperti di giardinaggio, ma anche di musica, teatro, pittura, cartapesta. Sono i 25 operatori artistico-culturali dei sei Centri diurni di salute mentale attivi da quasi vent'anni in provincia di Lecce e che si occupano della cura e della riabilitazione di persone con problemi psichici. Nei giorni scorsi, tuttavia, sono emersi nuovamente i problemi legati alla stabilizzazione di questi che ancora oggi sono dei lavoratori precari, e con contratto rinnovato ogni tre mesi, per giunta. Assunti all'epoca come Co.co.co., ricevono uno stipendio medio di 800-850 euro al mese per chi lavora per 18 ore settimanali (il massimo possibile), non hanno diritto a ferie retribuite e soprattutto vivono una situazione di precarietà atavica. Basti pensare che nel 2008 il rinnovo del loro incarico fu sospeso perché -dissero alla Asl- la loro situazione era ai limiti della legalità dal momento che dovevano provvedere a proprie spese al trasporto degli utenti. 
La scorsa settimana, poco prima dell'ultimo rinnovo, è scesa in campo in loro difesa la Cgil che ha chiesto di “inserire nella procedura di internalizzazione dei servizi Asl questi lavoratori la cui azione ha visto nascere una luce nuova negli occhi dei familiari delle persone con disagi psichici”. 
 
(F. B.)   
 
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