Gianfreda: "Farò della Puglia una regione a vocazione turistica"

giovedì 8 luglio 2010
Secondo il consigliere regionale Aurelio Gianfreda, eletto presidente della Commissione su Turismo e Commercio, la Puglia deve operare scelte opportune per caratterizzarsi come la “regione del turismo”. E su Vendola dice: “Merita un altro palcoscenico” 
 
È stato recentemente eletto presidente della IV Commissione regionale su Turismo, Industria Alberghiera, Commercio, Industria, Artigianato, Acqua, Acquacoltura e Pesca: Aurelio Gianfreda, esponente salentino dell’Italia dei Valori in Consiglio regionale e provinciale, parla a tutto campo di questa nuova esperienza, dello stato del turismo regionale, dell’ente di Viale Capruzzi, della Provincia di Lecce e dei costi della politica. 
Consigliere Gianfreda, è ripartita una nuova legislatura regionale, nonostante qualche intoppo di ordine giuridico e i ritardi burocratici per la proclamazione degli eletti: quali sono gli obiettivi che la Regione Puglia si prefigge di raggiungere?
Intanto c’è un problema di carattere sanitario, per cui bisogna rientrare di circa 380 milioni di euro, bisogna che i parametri di utilizzazione ospedaliera passino da 4,5 posti letto per mille abitanti del piano Fitto ai tre posti letto, andando oltre anche all’originale proposta dell’assessore Tommaso Fiore. C’è una discussione in atto in Giunta e io chiederò a breve un incontro di maggioranza, per capire quali possano essere le linee strategiche del caso. C’è anche il problema dei Consultori familiari che sono stati ridotti e di cui bisogna capire la riorganizzazione sulla base delle osservazioni partite dal territorio e suggerite dai sindaci, che si sono sentiti penalizzati da questa scelta soprattutto nei comuni più importanti come Tricase, Casarano, Poggiardo. Del resto, non si capisce come i centri di presidio ospedaliero possano essere privati del Consultorio familiare. 
L’idea di riforma della sanità rimanda inevitabilmente all’annosa questione del piano ospedaliero e dell’accorpamento di alcune strutture sanitarie anche sul nostro territorio. Qual è la riflessione in atto? 
È chiaro che per quanto detto prima, occorra rivedere sia il piano ospedaliero complessivo, ma anche tutto ciò che si connette con l’edilizia sanitaria, soprattutto dei nuovi ospedali che dovranno sorgere. Guardando a quest’area, l’ospedale di Maglie, Scorrano e Poggiardo, devono essere sostituiti da un unico grosso centro, da realizzarsi con le modalità del project financing. Intorno alla sanità, occorre fare mente locale, ma in tempi rapidi, poiché siamo già in una fase calda.
E oltre alla sanità, quali sono le altre priorità a cui la Regione Puglia e il governo Vendola intendono dare concrete risposte?
Questa è una consiliatura costituente: c’è da mettere mano alla riduzione del numero dei consiglieri da 70 a 50, con l’abbattimento del 25% delle spese della politica. Ma è evidente che bisognerà mettere mano non solo al numero dei consiglieri ma anche alle modalità di elezione degli stessi, perché c’è una legge regionale pasticciata e ad oggi ancora non sappiamo se i consiglieri saranno 70 così come previsto: il Tar si esprimerà a breve, ma esiste una sostanziale incertezza legata alla farraginosità della legge elettorale. 
Lei è stato recentemente eletto presidente della IV Commissione consiliare. Nei settori che la riguardano, dove si sente chiamato ad operare?
Sono fiero di essere stato eletto, e non nominato, presidente della Commissione, con un voto in più rispetto a quelli necessari, (11 voti rispetto ai 10 bastanti) e per questo ringrazio l’Udc che sul mio nome si è speso favorevolmente, votando con la maggioranza. Nei settori di competenza della Commissione, c’è da mettere mano finalmente ad una strategia complessiva che faccia della Puglia una regione a vocazione turistica.
Regione a vocazione turistica: in che senso?
Il turismo è l’incrocio dove far convergere tutte le attività economiche in questi cinque anni, funzionali al recupero dei fondi strutturali, in modo tale che al termine della consiliatura si possa consegnare agli eredi una Regione con una caratteristica ben definita, quella del turismo, appunto. Qui c’è il turismo religioso, quello termale e quello di qualità. Ma serve una scelta strategica in ambito agricolo e quindi l’agricoltura biologica, ad esempio, non è più un’opzione, ma una necessità. Così come l’artigianato di eccellenza, il sostegno alle piccole e medie imprese, il recupero della nostra cultura e del patrimonio ingente che è il nostro ‘petrolio’: questa è la Regione dei Dauni, dei Peuceti, dei Messapi, dei dolmen e dei menhir, delle testimonianze romane, delle cripte e delle chiese rupestri bizantini, dei centri storici medievali, del liberty e del barocco, non solo quello leccese, ma anche quello minore che pervade tutto il territorio. 
E come il presidente della IV Commissione intende realizzare questa vocazione turistica della Puglia e potenziare i settori di riferimento?
Sarebbe importante riuscire così come col piano paesaggistico a fare insieme alla soprintendenza a fare e alle università una mappatura delle testimonianza significative del passato. Col piano paesaggistico, è stato fatto all’esterno dei centri urbani e adesso completiamo quel monitoraggio all’interno dei centri urbani, per una classificazione delle testimonianze, secondo un criterio di priorità ed eccellenza. Ciò permetterà di mettere a sistema tutto un patrimonio storico, culturale, ambientale, archeologico, monumentale, in grado di attrarre un turismo di qualità, che superi i confini italiani ed europei. C’è, inoltre, una deregulation nel settore energia, alla quale bisogna mettere mano, rivedendo il piano regionale dell’energia conciliandolo con le esigenze della liberalizzazione, perché la nostra legge è una derivazione dalla legislazione europea e nazionale, ma è evidente che alla Regione è deputata anche e soprattutto alla difesa e alla tutela del territorio. È ad esempio uno scempio che si possano mettere le pale eoliche sulla serra di Giuggianello, in una zona incontaminata: in questo senso occorre rivedere le modalità di concessione previste dalla Legge n. 31 del 2008. 
Parliamo di politica. Come si è vissuto all’interno del suo partito, l’Italia dei Valori, il “caso” Olivieri, il consigliere regionale, che dopo l’elezione ha fondato un proprio gruppo autonomo?
Non esiste alcun “caso Olivieri”: il consigliere, che è stato il più suffragato dell’Idv, è andato via per ragioni che non ha spiegato, sostenendo solo che non ci fosse democrazia in questo partito, pensando di costituire un gruppo a sé stante. I rapporti restano cordiali e a lui auguro personalmente le migliori fortune politiche. Ritengo tuttavia che l’Idv non sia una “carretta” su cui salire per essere eletti e poi abbandonare.
Qual è il suo giudizio sul personaggio Nichi Vendola?
Vendola è un leader di livello nazionale e penso sia limitativo il suo ruolo di presidente della Regione Puglia. Però sta dedicando a questa terra una strategia complessiva tesa a recuperare una identità culturale e prospettica.
Siamo ad un anno dall’insediamento della Giunta di Antonio Gabellone in Provincia. Lei è presente anche nell’assise di Palazzo dei Celestini: che bilancio traccia del governo di centrodestra? 
Il bilancio della Provincia è sotto gli occhi di tutti. In questo primo anno hanno cercato soprattutto di fare una ricognizione dello stato dell’arte, com’è legittimo che faccia chiunque subentri ad un’amministrazione precedente e di segno differente. Io mi auguro che ci sia adesso una volta avuta la consapevolezza dello stato dell’arte delle finanze della provincia di Lecce, che ci sia un salto di qualità, perché finora la Provincia non è esistita come ente intermedio. E a proposito delle province, io credo che soprattutto quelle che coincidono con le città metropolitane andrebbero eliminate. Per quanto attiene i comuni, io sono personalmente favorevole che le unioni dei comuni diventino obbligatoriamente un unico comune, ottenendo un risparmio sull’apparato burocratico amministrativo dei singoli comuni, perché Giuggianello e Poggiardo hanno due comandanti dei Vigili urbani, due responsabili dell’ufficio tecnico, due direttori generali e sono quelle le spese che maggiormente incidono sui costi della politica. 
E a chi sostiene che sia il caso che i politici riducano le proprie indennità, che cosa risponde?
È una proposta demagogica per quanto chiarito prima. C’è un costo della politica e ci sono dei costi della democrazia, altrimenti di politica possono interessarsi solo coloro che hanno disponibilità economica. Né si può chiedere la riduzione del vitalizio, perché chi fa politica attiva lo fa a tempo pieno e non può trovarsi dopo cinque o dieci anni scoperto dal punto di vista previdenziale. 
 
Mauro Bortone 
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