Avventura da incubo per una salentina: arrestata in Etiopia per dei bracciali

venerdì 24 novembre 2017
Pendolare da anni tra l’Europa e l’Africa, è stata arrestata ad Addis Abeba durante uno scalo tecnico.

Una terribile avventura di cui ancora reca i segni, anche a distanza di mesi.
Una signora salentina, originaria di Trepuzzi ma residente da anni a Djibouti, è incappata in una storia kafkiana.

Durante l’ennesimo viaggio, di ritorno dal piccolo paese che affaccia sul Mar Rosso per recarsi in Europa, ha fatto un normale scalo tecnico ad Addis Abeba, in Etiopia. Qui però si è verificato ciò che nemmeno nei peggiori incubi pensava di dover vivere: fermata dalla polizia aeroportuale, è stata arrestata e portata in cella. L’accusa: possesso di avorio.

La signora in effetti aveva in valigia alcuni bracciali del prezioso materiale, ma antichi, perché ereditati dalla madre.  Per quanto, come noto anche alla signora, in alcuni Paesi per scongiurare il bracconaggio di elefanti e il traffico di avorio la detenzione del materiale venga punita col carcere, questo non riguarda gli antichi manufatti, per di più non comprati in loco. Nonostante l'evidente vetustà dei bracciali e le rimostranze della proprietaria, probabilmente anche a causa delle incomprensioni linguistiche (gli agenti parlavano poco e male anche l’inglese), a nulla sono valse le spiegazioni della salentina che, terrorizzata, è finita in un terribile carcere etiopico.

Con il telefono fuori uso a causa delle rete locale incompatibile con la sim, la signora non riusciva nemmeno ad avvisare qualcuno dell’accaduto. Rischiava dunque di “svanire” per giorni. Solo una fortuita coincidenza ha permesso, quantomeno, di chiedere aiuto. Scorgendo un passeggero che al telefono parlava francese, la salentina ha chiesto aiuto, riuscendo ad allertare il console italiano in Etiopia. Grazie all’intervento del Consolato, dove oltretutto lavora proprio un giovane salentino, la detenzione è durata “solo” tre giorni, processi compresi.

Tornata in Italia, visibilmente sotto shock, per lungo tempo la sfortunata signora non è riuscita a raccontare nulla. Solo ora, a distanza di tempo, ha scritto alle Ethiopian Airlines denunciando quando avvenuto, anche per avvisare gli altri passeggeri del rischio.

“Questa lettera si rivolge a tutti i passeggeri che viaggiano passando da Addis Abeba” scrive “Ero in transit ad Addis per prendere l'aereo qualche ora dopo per Parigi. Avevo nel mio trolley dei bracciali in avorio, regalo della mia cara mamma, morta da 30 anni e che lei possedeva sin dalla sua giovane età. Dunque ne ero in possesso molto prima che la legge sul divieto di possedere avorio fosse in vigore. E, soprattutto, in conformità al diritto internazionale che non vieta il possesso di avorio se vecchio di 100 anni".

"In circa 32 anni, passando da diversi aeroporti" aggiunge, "mai nessun controllo mi ha posto dei problemi perché era evidente l'uso di più decenni di questi braccialetti. Ma la polizia etiope non ha considerato tutto ciò, e pur essendo in zona transit, mi ha arrestata, strappato di mano il bording-pass, confiscato il passaporto e rinchiusa in una cella, impedendomi di telefonare alla mia famiglia, alla mia ambasciata. Perso ormai l'aereo per Parigi, ho trascorro la notte rinchiusa in cella dell'ufficio d'investigazione. La mattina dopo la polizia mi fa uscire dalla cella e penso che questa brutta storia stia per concludersi. Invece no, senza alcuna spiegazione, mi portano in una prigione della città, non permettendomi ancora di telefonare. Rimango quindi in questa prigione (pare la più pericolosa di Addis Abeba), tre giorni. Dopo, grazie all'intervento dell'Ambasciata Italiana (che ringrazio per tutta l'assistenza), mi fanno due processi in tempi brevi, condannandomi a pagare una somma che aggiunta alle spese dell'avvocata, messami a disposizione  dall'ambasciata italiana, è stata circa di 800 euro”.

“Questa situazione pesante, angosciante, terribile da me vissuta ha lasciato degli strascichi: ancora oggi ho degli incubi e sono seguita da uno psicologo”.

La vicenda, fortunatamente conclusa, potrebbe però proseguire dal momento che la salentina sta pensando di procedere contro la compagnia aerea che non l’ha tutelata e chiedere un rimborso o un risarcimento.

Melissa Perrone 

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