Salvatore Negro: "Noi, eredi della Dc, siamo la terza via"

giovedì 1 luglio 2010
Il consigliere regionale capogruppo dell’Udc a tutto campo: dal suo esordio a viale Capruzzi, al ruolo dell’Udc, passando per Vendola, la Poli Bortone e i rapporti con il centrodestra
 
Negro, è partita la sua nuova esperienza all’interno del Consiglio regionale: che clima e con quale stato d’animo si sta approcciando ai ritmi di viale Capruzzi?
Non ho avuto particolari emozioni in Consiglio regionale, perché ho ricoperto tutti gli incarichi amministrativi possibili. Sento il carico di responsabilità nell’essere in un’assise che incide molto sui destini dei concittadini, mentre registro qualche disagio per la lentezza con cui è partita la macchina organizzativa, anche per le note vicende sul numero dei consiglieri in assise. 
Con quale atteggiamento l’Udc vuole essere presente in Consiglio regionale e che momento vive in generale lo scudocrociato? 
C’è un’identità di vedute a tutti i livelli tra il gruppo consigliare regionale, la rappresentanza parlamentare e il coordinamento, in perfetta sintonia con le prospettive indicate dal nostro leader Pierferdinando Casini a Todi. Noi veniamo dalla gloriosa esperienza della Dc, ne rivendichiamo le radici per puntare al futuro e ad un partito aperto, diverso, plurale, cattolico, alternativo rispetto ai due giganti della politica, Pd e Pdl, con i piedi di argilla. Ci proponiamo, insomma, come terza via.
Che bilancio avete tratto dalla recente campagna elettorale regionale e cosa pensate delle accuse di inciucio che il Pdl costantemente vi rivolge?
Il Pdl ha scelto la strada delle offese e delle delegittimazioni, invece, che quella dei progetti alternativi. Noi abbiamo fatto la nostra proposta, con un risultato che ci ha gratificato: volevamo un segnale di discontinuità vero, non convivendo gran parte dell’operato di Vendola né quello dei cinque anni precedenti. È sotto gli occhi di tutti che siamo all’opposizione e non facciamo la stampella di Vendola: intendiamo questo ruolo in maniera diversa rispetto al Pdl, che, peraltro, non ha convinto col proprio modo di fare opposizione gli elettori pugliesi. 
Che idea si è fatto del personaggio Nichi Vendola?
Siamo di fronte ad un personaggio politico di livello nazionale e di alto spessore: ha un bagaglio culturale straordinario, che ricorda la preparazione dei grandi politici del passato. Del resto, il reclutamento dei politici oggi è di tutt’altra natura e uno come Vendola emerge: tra l’altro, al di là se condivisibile o meno, Vendola ha un progetto di Puglia e lo sta perseguendo. E i pugliesi lo hanno premiato. 
Quali sono i rapporti con Io Sud e come le appare l’attuale momento storico del movimento, che sta registrando gravi perdite? 
I rapporti sono buoni, in quanto con Io Sud abbiamo condiviso un programma elettorale. Personalmente non credo molto ad un partito territoriale, che non riesce a superare determinati confini; peraltro, io resto dell’avviso di ridare la funzione propria dei partiti nazionali, per ricucire l’Italia e non dividerla. Quanto alle emorragie, che conosciamo bene anche noi, faccio una precisazione: una volta cambiare partito era un’onta; oggi, c’è la corsa ai partiti personali, al primo disagio. C’è una crisi di valori: lo si evince nella vicenda di Lecce, dove invito l’amico Paolo Perrone ad esercitare la funzione di sindaco e non di commissario provinciale del Pdl. Da oltre un anno sembra che lavori esclusivamente alla lista elettorale per vincere fra due anni le amministrative: un capoluogo non merita questi politici, ma necessita di progetti.
Un passaggio è d’obbligo su Adriana Poli Bortone, che avete candidato alla presidenza della Regione Puglia: qual è la sua idea sulla senatrice? 
Che in questa vicenda non sarà scalfita la sua autorevolezza, perché l’elettore è spesso più fedele dell’eletto. 
A proposito di partiti che nascono, che idea si è fatta di Moderati e Popolari, che vi hanno lanciato apertamente una sfida al centro?
Non temiamo nessuno. Come ha detto Sanza, l’autorevolezza viene dal consenso elettorale. Questo è un gruppo che nasce da motivi non molto nobili, autodefinendosi centro del centro. Sul piano morale, non c’è legittimazione, e non c’è futuro per i delusi dei gruppi, che formano altri gruppi. 
Un anno di amministrazione Gabellone alla Provincia di Lecce. Qual è il bilancio, secondo lei? 
Conosco le capacità di Antonio Gabellone, ma la sua è un’amministrazione legata all’assessore al Bilancio, che emula un po’ Tremonti facendo il “presidente ombra”, con un’eccessiva voglia di protagonismo. È un’amministrazione che ha rinunciato alla progettazione. Siamo seri: quando Macculi fa il “maestrino” alla provincia dovrebbe dimostrare se, quando ha gestito il suo Comune, per poter fare le opere, non è ricorso all’indebitamento. Trovo controcorrente l’idea di ridurre gli assessorati femminili. 
Quali sono gli obiettivi personali di Salvatore Negro in questa legislatura?
Tre obiettivi: risolvere la questione dei lavoratori socialmente utili che sono nella pubblica amministrazione dal 1995, senza avere i contributi previdenziali e assistenziali per i normali contratti di lavoro; sforzo maggiore per i giovani, magari attraverso cooperative per il comparto cultura; sostegno ai diversamente abili e attenzione alle piccole e medie imprese.  
 
Mauro Bortone 
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