A Cavallino monumento a Francesco Castromediano di Lymburgh

venerdì 10 novembre 2017

L'inaugurazione della statua bronzea, realizzata dal professor Salvatore Spedicato, domenica 12 novembre alla ore 11.30, al Largo tra le vie Garibaldi e Dante.

Un monumento a Francesco Castromediano di Lymburgh, primo marchese di Cavallino. L'amministrazione comunale di Cavallino rende omaggio a Francesco Castromediano (1598-1663), cui si devono molti dei beni architettonici di cui oggi è ricca Cavallino.

L'inaugurazione della statua bronzea, realizzata dal professor Salvatore Spedicato, è in programma domenica 12 novembre 2017 alla ore 11.30, al Largo tra le vie Garibaldi e Dante, dove il monumento è stato collocato. Dopo i saluti del sindaco Bruno Ciccarese Gorgoni, interverrà Alessandro Laporta, già Direttore della Biblioteca provinciale di Lecce. Benedirà il monumento il parroco di Cavallino don Gaetano Tornese.

Francesco Castromediano commissionò la costruzione del convento dei frati Domenicani, portando una comunità monastica in paese, dotandolo di uno studium e di una biblioteca tra le maggiori di Terra d'Otranto che fecero ben presto di Cavallino uno dei maggiori centri di cultura.

A Francesco Castromediano si deve l'ampliamento della Galleria del palazzo marchesale di Castromedaino, dopo il matrimonio con Beatrice Acquaviva d’Aragona. Il marchese Castromediano costruì la parte superiore, dotandola degli affreschi di Francesco Florio che rappresentano la dodici costellazioni, delle quindici statue dello scultore palermitano Carlo Aprile e che rappresentano le Virtù. A Francesco Castromediano si deve inoltre la realizzazione del pozzo di San Domenico, sotto il cui protettorato la marchesa Beatrice volle affidare Cavallino, sormontato dalla meravigliosa statua del Santo Predicatore.

«Il mio Francesco Castromediano – spiega Spedicato - è così vicino e presente, con l'evidenza dell'abbigliamento della sua epoca, col mantello e la spada, che attestano la verità della sua storica immagine. Nella mia interpretazione credo non ci sia nulla di retorico o di archeologico, ma un sentimento dell'antico, come esempio di nobiltà morale, che si fa attuale, moderno. Vi traspare un lavoro di scavo lento e meditato, in cui trovi mestiere e regola, il filo a piombo e la geometria del costruttore, che obbligano al metodo e al rigore matematico e che tuttavia non respingono istinto e poesia”.


“Si consideri che un'opera – prosegue - come la raffigurazione del Castromediano dev'essere attraversata dalla corrente dei secoli, che la narrazione plastica deve reggere ad una lunga osservazione, resistere all'usura del tempo. Ora che l'ho licenziata, riguardandola con un certo distacco che mi s'impone, se la presunzione non mi fa velo, l'evidenza di una potente figura con l'energia che la percorre nella scorrevolezza del discorso plastico in asciutta unità stilistica. Modellandola, sentivo vibrare il canto della forma e alla fine ho la sensazione di averla realizzata nel modo migliore, secondo le mie capacità, imprimendole uno stigma anticamente moderno e modernamente antico».

 

 

 

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