Minore in coma etilico, il Silb contro il locale: "Basta fare cassa sulla vita dei giovani"

venerdì 3 novembre 2017
Il presidente del sindacato dei locali da ballo interviene sul caso della 14enne finita in ospedale dopo essersi ubriacata durante una festa di Halloween. 

“Non si può fare cassa sulla vita e la sicurezza dei giovani”: è il duro commento di Maurizio Pasca, presidente nazionale dell’Associazione Italiana Imprese di Intrattenimento da Ballo e di Spettacolo (SILB) in merito alla vicenda della 14enne finita in coma etilico dopo una festa di Halloween a Lecce.

“Leggere ancora notizie del genere fa grande impressione – dichiara Pasca -, non ci si abitua mai com’è doveroso, ma l’amarezza è grande. E con essa la sensazione, forte, che anni di impegno, tavoli di concertazioni, protocolli d’intesa con le prefetture di tutta Italia al fine di promuovere divertimento sicuro e accendere un faro sui pericoli che il mondo della notte riserva ai più giovani, cadano nel vuoto”. “Lecce è stata tra le prime città d’Italia a dotarsi di un Protocollo d’Intesa sulla sicurezza della nightlife grazie alla collaborazione del prefetto, di associazioni di categoria, amministrazione comunale ma pare che qualcuno lo abbia dimenticato – sostiene Pasca - il titolare del locale in cui si trovava la 14enne il 31 ottobre scorso, deve chiarire se era o meno in possesso delle autorizzazioni per svolgere l’attività di intrattenimento danzante, perché il SILB lo ha segnalato più volte proprio per mancanza di tali requisiti”.

Quello che è accaduto è responsabilità del titolare del locale e non dell'organizzatore della festa, sottolinea Pasca: “Leggo di presunte responsabilità dell’organizzatore di quella festa – commenta il presidente del sindacato - quando invece la responsabilità di ciò che accade nei locali ricade sulla proprietà, non sugli organizzatori. Quello che è capitato alla 14enne accade purtroppo un po’ dappertutto, ma la legge parla chiaro. A febbraio scorso è stato elevato il divieto di somministrazione di alcolici fino a 18 anni, se si vende alcol a giovani di 16 e 17 anni è prevista una sanzione amministrativa che va da 250 a 1500 euro, ma se lo si somministra a ragazzi di età inferiore ai 16 anni la questione diventa di natura penale e sono previsti sia l’arresto del responsabile che la chiusura del locale”.

“Nei locali a norma – spiega Pasca – i controlli sono serrati. I minori indossano braccialetti in modo tale che i barmen non somministrino loro alcolici. Tale accorgimento da solo non basta per scongiurare il peggio, numerosi sono gli escamotages per eludere i controlli, ma l’imprenditore serio ha attenzione alta e costante. Basti pensare al prezzo elevato delle consumazioni a base di alcol all’interno dei locali a norma, anche questo è un accorgimento che produce risultato. Nelle feste occasionali, come quella svoltasi a Lecce invece, si staccano ticket per 2-3 consumazioni a prezzi decisamente più bassi. Siamo stanchi, chiediamo un faro su questa vicenda in particolare, visto che non abbiamo ancora avuto riscontro alle segnalazioni inoltrate, e in generale sulla diffusa pratica di far cassa sulla pelle e sulla sicurezza dei nostri ragazzi”.


Ieri il titolare del locale dove si è svolta la festa aveva pubblicato un post su Fb per dare la sua versione dei fatti e difendere il suo lavoro: “Sono stato ingannato da chi mi fidavo -scrive riferendosi agli organizzatori della serata che era vietata ai minori di 17 anni e prevedeva l'obbligo di liste nominative -

anche perché vi posso garantire che nonostante sia stato all’ingresso in compagnia della security capire l’età è veramente difficile. Truccate, tacchi, minigonne o pantaloncini, abiti da sera e poi è incomprensibile che ragazze minori di quella età possano frequentare un locale notturno con inizio serata alle 23”. Anche i genitori, in questa storia, hanno le loro colpe, secondo il titolare del locale a pochi passi da piazza Sant'Oronzo: “Credo che un genitore qualche domanda dovrebbe farsela anziché scaricare responsabilità su altri. Devo anche far presente che comunque su quasi 250 ragazzi presenti solo una minima parte era al di sotto dell’età consentita. Questo dopo aver fermato ad uno ad uno i ragazzi che in prima battuta cercavano di ingannarmi con l’età. Appena mi sono reso conto ho interrotto la serata, come ho fatto in altre occasioni quando non vengono rispettate le regole. Io da genitore mi chiederei perché i nostri ragazzi sono diventati così, cosa gli sta succedendo? Forse dovremmo iniziare a fare il nostro dovere, cioè educarli e non essere loro amici o complici. Io comunque ho convocato gli organizzatori e vi do la mia parola che non la passeranno liscia ed andrò fino in fondo”. 

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