I segreti di Masseria Mosca, antica fortificazione alle porte di Lecce: le foto

mercoledì 4 ottobre 2017

Situata tra Lecce e San Cataldo, Masseria Mosca costituiva, insieme ad altre masserie, l'anello difensivo contgro gli attacchi esterni.

Lungo l'antica "Via del carro" tra Lecce e San Cataldo, immersa tra le campagne deserte lontano dalla civiltà, sorge l'antichissima Masseria Mosca. Insieme ad altre e vicine masserie, formava nel '500 e '600 l’anello difensivo per chi veniva dal mare con intenzioni bellicose. Oggi questo gioiello è completamente abbandonato ma avrebbe ancora tanto da raccontare, c
ome si legge sulla pagina Salentoacolory

Scrive Alessandro Romano "Prima di arrivare presso la masseria, sulla destra, c’è un pozzo. Avvicinandomi, mi accorgo che una sorta di dromos, corridoio di accesso, conduce verso il basso come se si stesse per entrare in un tempio sotterraneo.

L’arco monumentale che lo sovrasta mi ricorda quello che ho visto in una cisterna di una villa romana situata presso l’abbazia di San Niceta, a Melendugno. La somiglianza c’è, ed anche la funzione del monumento è uguale, ma non mi azzardo a fare paragoni.

L'ingresso all'ipogeo di Masseria Mosca è veramente imponente, e scende giù di qualche metro. Il corridoio poi volta a sinistra di netto, e si apre un altro ambiente: un primo pozzo, ai miei piedi, ricolmo di detriti. E dopo di esso, se ne intravede un altro, profondo da far paura e largo un paio di metri. Comunque, si notano i fori praticati sulla parete verticale, sia nel primo pozzo che nel secondo, che servivano a scendere e risalire.

Tornato sopra, getto una pietra verso il basso: il tonfo clamoroso mi dice che è pieno di acqua e profondo almeno dieci metri dal livello della stessa. Ma credo che il fondo sia molto più in giù. Nonostante il mio lungo peregrinare per le nostre campagne, non ho mai visto un pozzo come questo.

Dirigendomi verso la masseria, sulla sinistra si nota l’aia, infestata dalle erbacce: un tempo luogo per la battitura del grano. Ed eccomi davanti all’accesso della masseria, attraverso una grande sede carraia che cammina sul fondale roccioso affiorante.

Prima di entrare, mi volto indietro: c’è la strada che collega questa a Masseria Mele. Qui, un tempo c’era un grande abbeveratoio per animali, servito da un altro pozzo purtroppo, del tutto vandalizzato.

Le colonne avevano i fori per legare gli animali. E dalle foto d’epoca, di Filippo Montinari (il cui archivio storico è di notevole valore) si intuisce l’importanza di questa masseria.  Davanti al pozzo c’era una singolare e molto rara garitta di guardia, anche questa rubata.  

Tornando verso la masseria si apprezzano i suoi poderosi archi. Sulla sinistra, ambienti di servizio un tempo coperti da tegole ed entro il recinto della masseria, un arco che dischiude un ambiente sotterraneo richiama la mia attenzione: penso subito ad un frantoio, ma c’è qualcosa che non quadra. Non si tratta di un frantoio: è una camera abbastanza piccola, di forma quadrata, scavata interamente nella roccia e sorretta da un’unica colonna centrale. Sembra una stalla per animali, si vedono anche i fori per legarli alla mangiatoia. Però, rende anche l’idea di un ambiente riconvertito ad altro uso, rispetto a quello originario. Non ne viste molte, di stalle sotterranee, e credo fosse molto difficile tenerle pulite. Ma è inutile congetturarci sopra: tutto ha un fascino secolare qui dentro.

La parete ha diversi fori ed è lavorata in vario modo. La masseria ruota attorno alla torre fortificata, le cui caditoie sono tutte crollate. L’accesso al piano superiore avviene da una scalinata, magari sorta in epoche più recenti.

Era dotata di un forno esemplare il cui interno è ancora oggi perfetto. I contadini avevano di che mangiare. Ancora un altro forno e ambienti purtroppo diruti, poi probabili mangiatoie nel cortile interno.

Alcuni fori più in alto, indicano alloggiamenti forse per cavalli. In fondo al giardino posteriore, testimoniato dal professore Antonio Costantini, c’era un apiario: l’allevamento delle api era dunque fra le attività economiche di questo insediamento.

Gli interni delle stanze avevano un camino per il riscaldamento. Gli ambienti del cortile erano coperti da travi in legno, quasi tutte crollate, che sostenevano le tegole. 

Le caditoie crollate non hanno più nulla da difendere, purtroppo. Un ambiente a piano terra è colmo di grandi vasche. Si vedono ancora i cavi tirati da parete a parete per la lavorazione del tabacco, durata fino a tempi relativamente recenti. 

Questo luogo ha molto vissuto, e molto ha dato. Ma l’amore degli uomini è finito, ed ora attende la serenamente la sua fine, pur tenacemente ancora in piedi, come ha vissuto per secoli."

Salentoacolory

 

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