Colpo alla nuova Scu tra Brindisi e Lecce: 50 arrestati. Ecco i nomi

mercoledì 20 settembre 2017

A eseguire l’ordinanza di custodia cautelare in carcere sono stati i carabinieri di Brindisi. Decapitati i clan di Sandonaci e Cellino San Marco. 

Questa mattina i carabinieri di Brindisi hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Lecce su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia - nei confronti di 50 indagati ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, concorso in omicidio, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illegali di arma da fuoco e spaccio di sostanze stupefacenti. Gli arresti sono stati eseguiti nelle province di di Lecce e Brindisi.

L’indagine, avviata dal Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Brindisi nel settembre 2012 a seguito dell’omicidio di Antonio Presta, figlio di Gianfranco collaboratore di giustizia ed esponente di spicco della Scu negli anni ’90, di spicco della “Sacra Corona Unita, ha portato all'arresto di Carlo Solazzo quale autore dell’omicidio e ha consentito di delineare l’organigramma e gli assetti organizzativi territoriali della cosiddetta frangia “mesagnese” della Sacra Corona Unita, al cui vertice si sono avvicendati Antonio Vitale, Massimo Pasimeni, Daniele Vicientino ed Ercole Penna attiva, principalmente, nei comuni meridionali della provincia di Brindisi.

Sin dalle prime fasi delle indagini sull'omicidio di Presta è risultato evidente che l’omicidio era da ricondurre alla gestione delle attività illecite, in particolare la piazza di spaccio, perpetrate nei territori di San Donaci e Cellino San Marco.

È stato appurato infatti che Antonio Presta, insieme alla sorella Daniela, e con l’avallo dell’allora convivente di quest’ultima, Pietro Solazzo, in quel periodo detenuto, stavano assumendo il predominio per la gestione del traffico di sostanze stupefacenti a Cellino San Marco tentando di scalzare Carlo Solazzo, fratello di Pietro, convivente della donna, all’epoca a capo di una compagine criminale dedita allo spaccio di stupefacenti in quel comune.

In tale contesto, è stato accertato che il 15 agosto 2012, Antonio Presta, insieme alla sorella Daniela, avevano incendiato un’abitazione di Carlo Solazzo, approfittando di un periodo di assenza di questo e della sua famiglia. Proprio in conseguenza di questo incendio, Carlo Solazzo, il 5 settembre successivo ha ucciso il rivale insieme ad un complice che non è stato individuato.

Le successive indagini hanno consentito di individuare gli esponenti di due gruppi criminali operanti nei comuni di San Donaci e Cellino San Marco, facenti capo rispettivamente a Piero Soleti ed ai fratelli Carlo e Pietro Solazzo, detti “cacafave”, operanti nel settore del traffico e spaccio di sostanze stupefacenti e che si avvalevano anche della disponibilità di armi da fuoco per imporre la loro egemonia in quei territori.

Un'organizzazione criminale che “lavorava” a pieno ritmo senza intoppi: i gruppi sandonacese e cellinese, attraverso i rispettivi capi, i luogotenenti ed i gregari operavano in simbiosi e nel pieno rispetto territoriale, evitando pericolose sovrapposizioni e sconvenienti disaccordi. Si era creato, anzi, una sorta di mutuo soccorso  tra essi nella gestione delle illecite attività, ma anche nel commettere atti intimidatori, come quello ai danni dell’abitazione del Comandante della stazione carabinieri di San Donaci - commesso da Benito Clemente Antonio Saracino - “colpevole” di aver intensificato l'attività repressiva.

I due gruppi criminali concentravano le loro energie nell’espansione dei propri interessi attraverso nuove alleanze e canali di approvvigionamento di sostanze stupefacenti in particolare per l’acquisto della cocaina, da immettere sul mercato con enormi vantaggi economici per entrambi.

Pietro Soleti, capo indiscusso del sodalizio di San Donaci, si avvaleva dei suoi luogotenenti Floriano Chirivì (poi detenuto e sostituito dal suo fedele Antonio Saracino) e Benito Clemete.

Questi, attraverso il club “Le Massè” di San Donaci, gestivano il mercato dello spaccio di sostanza stupefacente: proprio a di fronte al dal club - luogo di incontro e di spaccio – è stato consumato l’omicidio di Presta.

Altro interesse del gruppo di San Donaci erano le armi, reperite dal cittadino slavo Gennaro Hajdari, alias “Tony Montenegro”, che le faceva giungere dall’Est Europa.

Il gruppo di Cellino San Marco, guidato dai fratelli Solazzo, si avvaleva dell’operato dei propri luogotenenti Marco Pecoraro e Saverio Elia e di una capillare rete di spacciatori, che spacciavano cocaina sia nel centro abitato di Cellino San Marco - per le vie del paese, presso la sala giochi denominata e presso altri esercizi pubblici - sia a Guagnano.

La droga veniva approvvigionata da vari canali, naturalmente Torchiarolo, ma anche Oria, Brindisi e Lecce.

Con l’operazione di oggi, che ha stato inferto un nuovo duro colpo alla criminalità organizzata brindisina, si è confermato quanto già emerso in precedenti indagini in particolare la volontà dei gruppi criminali di operare in armonia senza giungere a scontri ma cercando di collaborare nonché  il ritorno al rito di affiliazione, come testimonia la conversazione captata nell’autovettura in uso a Gabriele Leuzzi nel maggio 2014. Nel corso di numerosi dialoghi Gabriele Cucci, che dove a breve fare “la condanna buona” (così la definiscono nel colloquio), si informava e cercava di memorizzare la formula che a lui sarebbe stato richiesto di pronunciare nel corso del rituale.


Ecco i nomi degli arrestati: 

Salvatore Arseni, 43 anni; Claudio Bagordo, 44 anni; Vito Braccio, 35 anni; Floriano Chirivì, 36 anni; Benito Clemente, 38 anni; Vito Conversano, 46 anni; Antonio Corbascio, 44 anni; Onofrio Corbascio, 49 anni; Daniele D’Amato detto “Cacanachi”, 39 anni; Giuseppe D’Errico, 35 anni; Sergio Dell’Anna, 40 anni; Marco Ferulli, 44 anni; Francesco Francavilla, 37 anni; Cosimo Fullone, 40 anni; Cristian Gennari, 30 anni; Francesco Giannotti, 30 anni; Giuseppe Giordano, 46 anni; Luca Goffredo, 38 anni; Paolo Gollia, 34 anni; Antonio Brando Lutrino, 39 anni; Gionatan Manchisi, 36 anni; Cosimo Mazzotta, 54 anni; Matteo Moriero, 24 anni; Massimiliano Pagliara, 40 anni; Marco Pecoraro, 37 anni; Cosimo Perrone, 34 anni; Giuseppe Perrone detto “Barabba”, 45 anni; Daniela Presta, 40 anni; Raffaele Renna, 48 anni; Daniele Rizzo, 40 anni; Saverio Rizzo, 51 anni; Giuseppe Saponaro, 35 anni; Antonio Saracino, 41 anni; Valter Scalinci, 42 anni; Carlo Solazzo, 41 anni; Pietro Soleti, 52 anni; Nicola Taurino, 25 anni; Andrea Vacca, 42 anni; Annunziato Cristian Vedruccio, 39 anni.

E inoltre, nel leccese: Cristian Cagnazzo, 39 anni, di Copertino; Stefano Immorlano, 36 anni, di Campi Salentina; Gabriele Infusci, 37 anni, di Nardò; Fausto Lamberti, 38 anni, di Campi Salentina; Gabriele Leuzzi, 38 anni, di Campi Salentina; Umberto Nicoletti, 40 anni, di Lecce e Cosimo Vitale, 28 anni di Campi Salentina.


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