Caso Noemi, magistrati e avvocati contro le offese social: “Ognuno ha diritto alla difesa"

martedì 19 settembre 2017

La conferenza stampa indetta a difesa dell’operato degli avvocati Luigi Rella e Paolo Pepe, legali del 17enne di Montesardo.

Si è tenuta questa mattina la conferenza stampa a Palazzo di Giustizia, da parte di Roberta Altavilla, presidente Ordine degli avvocati di Lecce e Roberto Tanisi, presidente della Corte d’Appello di Lecce. Un intervento congiunto per stigmatizzare l’atteggiamento diffamatorio amplificato dai social contro il diritto alla difesa del 17enne reo confesso dell’omicidio di Noemi.

Attacchi agli avvocati Luigi Rella e Paolo Pepe, di chi pretendeva che gli avvocati rifiutassero di difendere il giovane di Montesardo per l’efferatezza del delitto commesso.

“Credo di poter dire -ha sostenuto il presidente Roberto Tanisi- che quelle persone che hanno espresso quei giudizi sul web sono le stesse che sono pronte ai linciaggi. C’è ancora questa concezione che vuole parificare il difensore e l’assistito.

Il risalto mediatico del processo nuoce alle indagini, nuoce al processo: il fatto che ci siano tante trasmissioni tv che sono interessano il pubblico, fa aumentare certe reazioni che sono da censurare in maniera perentoria. Inviterei tutti coloro che hanno scritto quelle frasi a pensare cosa sarebbe la democrazia senza gli avvocati. È fondamentale il ruolo della difesa, l’avvocato non è colui il quale intralcia il corso della giustizia”.

Per Tanisi si tratta di una questione generale, non vale solo per il Salento.

“Si tratta di una vicenda che risente di un humus culturale degradato che considera la donna come un oggetto. Anche in altre parti d’Italia è accaduto, come se ci fosse una concezione forcaiola che emerge in queste circostanza. Lo Stato deva fare il suo rispettando tutte le norme. Quello che possiamo fare è iniziare a fare cultura nella scuola”.

Anche il presidente dell’ordine degli avvocati, Roberta Altavilla, esprime sconcerto per quello che è accaduto.

“Il web non è terra di nessuno. Ingiuriare, offendere, calunniare è un reato, chi lo compie sta agendo contro la legge. Il problema è l’immedesimazione del reo con l’avvocato. Non esiste. L’avvocato svolge il suo ministero come il prete che raccoglie la confessione, rispettando il proprio mandato con la deontologia.

Si tratta di post che hanno offeso anche la magistratura: il processo show non aumenta il livello della cultura e della giustizia. Occorre inoltre superare anche la cultura dell’anonimato, perché dietro gli pseudonimi è facile nascondersi. La materia va regolamentata per dare responsabilità a chi offende e non rispetta la legalità.

È un appello a noi stessi, per un processo di riflessione. Evitare la spettacolarizzazione del processo dipende da noi. Si va oltre il dovere di informazione”.

 

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