Segreti del Salento: i misteri della Serra dell’Alto, tra ipogeo e villa palladiana

martedì 5 settembre 2017

Salento a colori svela i segreti storici di un luogo nascosto a Campi: la Serra dell'Alto.

Nuovo viaggio di Salento a Colori alla scoperta dei luoghi meno conosciuti del Salento. Questa volta Alessandro Romano ha puntato l’obiettivo sulla Serra dell’Alto, a Campi, per raccontare e svelare un ipogeo nascosto e ricco di segreti da scoprire.

“La Serra dell’Alto, quello stupendo scenario naturale che si estende in agro di Campi Salentina, sulla strada verso Squinzano, è un luogo veramente unico, di grande suggestione, fonte di incroci storici ancora tutti da scoprire, analizzare, interpretare. Oltre che un sito ancora in parte intatto, dal punto di vista naturalistico. Avvicinandosi alla chiesa romanica della Madonna dell’Alto la stessa aria profuma di cose antiche, sarà per le querce, che qui sono riuscite a conservarsi in un boschetto salvatosi dalla distruzione della grande foresta che un tempo partiva da Oria e giungeva qui, alle porte di Lecce. Cominciamo col notare le cose suggestive di questo luogo. Innanzitutto, qui, molto prima della chiesa cristiana c’era un insediamento d’epoca classica. E non è l’unico caso, come dimostrano le chiese altomedievali della Gallana (Oria) e di Crepacore (Torre Santa Susanna), sorte, non troppo lontano da qui, sopra un insediamento romano. Anche questa chiesa conserva, all’interno della struttura muraria, delle colonne d’epoca classica, che si possono osservare dall’esterno, sulla parete laterale del monumento. Ma la scoperta dell’iscrizione messapica con il nome di Afrodite, la dea greca dell’amore, avvenuta alla base di questa collina, lascia supporre un insediamento del IV secolo a.C. molto precedente ai Romani. Una foto, calco dell’originale conservato dal professor Alfredo Calabrese, lascia anche immaginare la probabile presenza di un tempio dedicato alla dea. Forse le colonne su cui è stato poi impostato il muro perimetrale della chiesa derivano proprio da questo tempio, posto allora in cima alla collina: forse, la montagna sacra degli indigeni di allora.  Il boschetto di querce circostante nasconde anche qualcos’altro di singolare: uno scavo regolare sul basamento roccioso, una piccola scalinata. Si tratta forse del fonte battesimale della primitiva colonia cristiana. Dell’epoca in cui si praticava il battesimo per immersione. E’ posto a poche decine di metri dalla chiesa: in origine, ci si battezzava, appunto, prima di entrare in chiesa. E all’interno della chiesa, l’unica traccia di affresco visibile pare rappresentare proprio un’immagine assai cara alla chiesa primitiva".
"Tra gli affreschi, anche l’immagine dell’Arcangelo Michele nell’atto di trafiggere il mostro. Dell’immagine purtroppo si nota solo il corpo mostruoso. Pochi altri metri più in là ci si trova davanti alla cosiddetta ‘Villa Palladiana’. Anche questa struttura è un mistero: costruita a inizio del 1800, probabilmente sui ruderi di ‘qualcos’altro’ di precedente, oltre alla sua strana planimetria (tutti gli ambienti convergono intorno alla sala centrale voltata a cupola), sembra avere le mura molto più spesse del normale. L’interno è assai più piccolo dell’esterno. E poi, dietro di essa, il terreno scende all’improvviso giù, ripido, e non ci è sfuggita una piccola apertura, venuta ad aprirsi forse dopo un cedimento. Il varco è piccolo, tuttavia sbirciando dentro, l’ambiente pare aprirsi a dismisura. Ci si entra quasi strisciando”.

Alessandro Romano, sopraffatto dalla sorpresa, continua il suo racconto: “Stupefacente! A primo impatto ho pensato ad un frantoio. Ma quella specie di base centrale è piccolissima, inoltre non ci sono aperture sul soffitto per gettare le olive, nessun’altra nicchia o ambiente per il ricovero. Si vede ora l’ingresso originario, sulla destra. E a colpi di flash, nel buio pesto, anche la forma dell’ambiente: un triangolo, perfettamente scavato nella roccia. A ben guardare, sul lato opposto all’entrata originaria, la cripta pare continuare: una parete ostruisce il passaggio, ma non si capisce se è stata costruita posteriormente. Ci sbircio oltre… Una frana sembra ostruire il passaggio. Ma la direzione porta sotto la Villa Palladiana. Di cosa si tratterà mai? Le cose sono collegate? Quella Villa, che alcuni mi raccontano come luogo ‘da evitare’ per via di certi racconti, pare proprio nascondere chissà che cosa! Vista da qui, la forma a triangolo della stanza è ancora più evidente. E ai lati, corre una specie di sedile, per tutto il perimetro. Uscendo fuori, ora riesco a individuare il vero ingresso all’ipogeo. Non sembra una normale cripta di culto, nessuna traccia di affreschi. Non è un frantoio. E quella colonna, li sotto? Quasi un menhir sotterraneo! Ognuno faccia le proprie ipotesi”.

Fonte: Salento a Colori

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