"Alba in Jazz", il live di Noa incanta il pubblico di Marina Serra

sabato 29 luglio 2017

La cantante israeliana trascina il pubblico di Marina Serra in un esaltante concerto pieno di messaggi, intrecci di generi musicali e divertimento.

Anche quest'anno l'Alba in Jazz, evento di punta del Locomotive Jazz Festival, nella notte appena trascorsa tra il 28 e il 29 luglio, riempie la scogliera di Marina Serra e fa emozionare il pubblico grazie alla vitalità di Noa e della sua band, composta da Gil Dor, chitarra e direzione musicale, Adam Ben-Ezra, contrabbasso, Gadi Seri, percussioni.

Musica e parole, lingue e culture differenti, hanno accolto il nuovo giorno con un messaggio di pace mai banale, ma aperto, inclusivo, coinvolgente. Un abbraccio in musica che ha permesso al Locomotive Jazz Festival di rimarcare il suo essere un Festival differente. Legato inevitabilmente alla musica, ma attento a quello che accade intorno, con un occhio di allerta sulle brutture, sulle problematiche sociali che minacciano la nostra società, come il rischio che il Mar Mediterraneo si trasformi in un enorme cimitero di anime in fuga. Ed è proprio così che Noa inizia il suo concerto, recitando una lirica, che è anche preghiera, di Erri De Luca “Mare Nostrum”.

(Mare nostro che non sei nei cieli e abbracci i confini dell'isola e del mondo,/ sia benedetto il tuo sale, sia benedetto il tuo fondale./ Accogli le gremite imbarcazioni senza una strada sopra le tue onde,/ i pescatori usciti nella notte,/ le loro reti tra le tue creature, che tornano al mattino con la pesca/ dei naufraghi salvati./ Mare nostro che non sei nei deli, all'alba sei colore del frumento, al tramonto dell'uva di vendemmia,/ ti abbiamo seminato di annegati/ più di qualunque età delle tempeste./ Mare nostro che non sei nei cieli/ tu sei più giusto della terraferma,/ pure quando sollevi onde a muraglia/ poi le abbassi a tappeto./ Custodisci le vite, le visite cadute come foglie sul viale,/ fai da autunno per loro,/ da carezza, da abbraccio e bacio in fronte/ di madre e padre prima di partire.)

Inoltre, la cantante israeliana, durante tutto il concerto, ha lanciato messaggi di speranza, parole di pacificazione, sottolineando il ruolo fondamentale che la musica assume nella costruzione di una società fondata sull'uguaglianza e la giustizia: "Siamo tutti immigrati. Alcuni di noi oggi, altri anni fa. Alcuni nel corpo, altri nello spirito. Ho attraversato gli oceani del mondo molte volte. Come una bambina, quando mio padre ha cercato un futuro migliore per la sua famiglia. Come un adolescente, in cerca di amore e di radici, e come un adulto alla ricerca di musica, magia, la conoscenza e la risonanza. La mia casa è una canzone. Siamo tutti immigrati, a vela, in una barca, nel cuore della notte, sotto la luna malinconica".

E ancora: "Sono nata in Israele, cresciuta negli Stati Uniti e ritornata in Israele nella mia adolescenza, ma la mia famiglia proviene originariamente dallo Yemen. Sono una Ebrea Araba. Sì, è così. La mia pelle, la mia voce, energia, percussioni e cultura; è tutto un mix di Arabo ed Ebreo, nel senso più ampio e profondo della parola. Ci sono Arabi Cristiani, e Arabi Musulmani, e molti milioni di persone come me: Ebrei Arabi. Da questo punto di vista, è più facile capire perché in tutta la mia vita ho cercato di costruire un ponte tra queste due culture e di attraversarlo, mano nella mano con chiunque voglia unirsi a me".

 

 

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