Inquinamento da amianto a Galatone: due Comuni pronti a costituirsi parte civile

giovedì 13 luglio 2017

I due primi cittadini di Galatone e Nardò pronti a costituirsi parte civile nella vicenda della discarica di amianto e del possibile inquinamento.

La vicenda del possibile inquinamento nel territorio di Nardò e Galatone, alla luce del sequestro della discarica d’amianto in contrada “Vignali-Castellino” delle scorse ore, potrebbe avere un’ulteriore evoluzione: sia il Comune di Galatone che quello di Nardò potrebbero costituirsi parte civile contro i responsabili del presunto pericolo ambientale.

Com’è noto, due giorni fa, il gip Michele Toriello, su richiesta del procuratore aggiunto, Elsa Valeria Mignone, ha disposto il provvedimento di sequestro e l’iscrizione nel registro degli indagati del legale rappresentante della ditta Rei, che gestiva l’impianto. Sarebbero state appurate “gravi e reiterate violazioni delle prescrizioni imposte per la salvaguardia della salute pubblica” con dispersione di polveri cancerogene.

Ieri il sindaco di Galatone, Flavio Filoni, denunciando le palesi incongruenze nella relazione tecnica dell’autorizzazione, ha annunciato la volontà di costituirsi parte civile: “Non escludo – ha affermato - che ci costituiremo parte civile con una delibera di giunta già venerdì, mentre in futuro lavoreremo ad una moratoria degli impianti impattanti sul territorio”. 

L’ex sindaco di Galatone Nisi non ci sta ad essere accusato come responsabile di quanto avvenuto: “Filoni dimentica che oggi non si trova all’opposizione, governa Galatone ed è la massima autorità sanitaria sul territorio: cosa aspetta a chiedere immediati monitoraggi per verificare la salubrità dell’aria, del suolo e dell’acqua? Noi li abbiamo sempre fatti e se l’amministrazione ha bisogno di aiuto siamo pronti a collaborare per il bene superiore che è la tutela della salute dei cittadini”.

Anche il sindaco di Nardò, Pippi Mellone, ricorda la battaglia portata avanti contro la discarica: “Andare Oltre – spiega - raccolse circa 3000 firme per chiedere a Nisi e a Risi di ripensare l’autorizzazione all’ampliamento, ma fu tutto inutile. Eravamo convinti e lo siamo ancora che, al di là di tutto e al di là di questa indagine, lo stoccaggio dell’amianto non possa avvenire a pochi metri da campi coltivati, abitazioni e luoghi di lavoro”.

Sul piano pratico -  conclude -  il Comune di Nardò prenderà parte ovviamente a tavoli tecnici e ad ogni altro tipo di sforzo congiunto tra gli enti interessati, Provincia e Comuni di Galatone e Nardò, che portino alla revoca dell’autorizzazione e alla repentina messa in sicurezza dell’impianto. Sulla stessa linea di condotta del Comune di Galatone, inoltre, verificheremo da un punto di vista tecnico e sostanziale la possibilità di una eventuale costituzione di parte civile. A Galatone come a Nardò la classe dirigente è cambiata e ora a guidare queste comunità ci sono amministratori animati esclusivamente da interessi collettivi, a partire dalla difesa della salute”.

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