Meraviglia nel Salento: dopo 30 anni ritrovata la grotta perduta

venerdì 16 giugno 2017

La grotta, scoperta nel 1959, dopo alcuni anni fu chiusa e occultata con dei massi. Il ritrovamento è avvenuto grazie alle ricerche del Gruppo Speleologico di Tricase.

Stupore e meraviglia nel Salento, precisamente a Gallipoli, dove dopo circa 30 anni di ricerche è stata ritrovata un'antica grotta, considerata "persa". Si tratta di Grotta Caronte 
(Grotta Salvatore Di Mattina), rilevata per la prima volta dal Gruppo Speleologico Salentino dopo aver allargato con degli scavi la fenditura nel calcare cretacico. 
 
Quello che venne documentato con una relazione ed un rilievo nel 1959 era una grande cavità carsica composta da due ambienti principali, con orientamento nordest-sudovest. Tra il 1970 e 1980 i proprietari decisero inizialmente di impedire l’accesso per motivi di sicurezza con un cancello  in ferro, e poi di occultare la bocca del pozzo con massi e terra e da quel momento, e  per trenta anni, si persero le tracce.

Il ritrovamento è avvenuto per opera del Gruppo Speleologico di Tricase, che sulla sua pagina ha documentato la scoperta.

"Tra le attività del GST non secondaria è la ricerca di nuove grotte e di grotte considerate  “perse”. 
A gennaio 2017, iniziammo a cercare notizie su questa grotta dapprima sul Catasto Regionale delle Grotte di Puglia dove la Grotta era accatastata ma “non trovata”,  poi dividendo in settori quadrati di circa 500 metri di lato la zona dove a nostro parere avrebbe potuto trovarsi  e passando diversi pomeriggi nel meraviglioso Parco tra serpenti e lepri che al nostro passaggio fuggivano terrorizzate, fino a quando un pomeriggio l’abbiamo trovata.

In una depressione,  per un effetto ottico  nascosta fino a che non si arriva ai suoi margini,  un grande cumulo  di pietre sembrava partire dal fondo di un pozzo e con fatica ci siamo messi a tirar su le grosse pietre, ma  più ne spostavamo più ne trovavamo fin quando non abbiamo visto  gli inequivocabili ingressi di due cunicoli di origine carsica, uno in direzione nord, l’altro a sud.

Indossati caschi, guanti e la tuta speleo, siamo con cautela  entrati nel basso corridoio sub-orizzontale che va in direzione nord e l’abbiamo percorso facendoci strada tra grossi massi caduti dalla volta ed in parte ricoperti da decenni di fango ormai indurito.

Nel magico silenzio  caratteristico di ogni grotta abbiamo iniziato a sentire lo stillicidio di gocce e, scivolati sul dislivello che dà accesso ad una nuova stanza..meraviglia…

Stalattiti e stalagmiti  crescono nel silenzio, un fungo nella più completa oscurità, quasi un fantasma traparente , ha trovato il modo di vivere e crescere, nel buio senza fine: la grotta è viva! Colori che vanno dal bianco più puro al viola, dal  rosso, all’ocra, rendono la stanza seppur non grandissima, di grande impatto visivo.

“Capelli d’angelo”, “vele”, stalagmiti appena nate ed altre larghe e tozze sono  il mondo in cui abbiamo visto muoversi un ragno meta bourneti ed un altro ben più grosso con dei puntini sul dorso che però è subito fuggito alla nostra vista.

Tornati al secondo buco del pozzo iniziale abbiamo trovato  anche in questo caso un cunicolo sub-orizzontale  pieno di grossi massi utilizzati per chiudere l’accesso, e scivolati poi dentro, e da altri dovuti a crolli.  Sul fondo della grotta abbiamo trovato sabbia, già descritta nel 1959, e chiaro segno della presenza anticamente di qualche collegamento col mare.

La riscoperta della Grotta Caronte è una bella notizia per la speleologia pugliese,  per lo studio idrogeologico del salento e per chi ama il nostro territorio e lo vuole riscoprire nelle sue parti più nascoste.

Il GST la ha ritrovata dopo 30 anni ed è felice di potervela far conoscere."



 

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