Twiga a Otranto: il progetto tra storia, polemiche e controversie giuridiche

martedì 16 maggio 2017

Dall’annuncio del marzo 2016 alla comparsa di Briatore oltre un anno di polemiche fino all’inchiesta e al sequestro: le immagini e la cronistoria di un progetto che ha fatto e continua a far discutere.

Abusi edilizi in zona sottoposta a vincolo paesaggistico, interventi di sbancamento e spianamento del terreno, modifiche allo stato dei luoghi in violazione alla normativa e in difformità con le opere approvate dall’autorizzazione comunale: sono queste le accuse che hanno condotto nella giornata di ieri al sequestro probatorio del Twiga, la struttura che porta il marchio dell’imprenditore Flavio Briatore e che un gruppo di imprenditori salentini sta realizzando in zona Cerra, ad Otranto.

Ma al di là degli aspetti tecnici su cui sta facendo le opportune valutazioni la Procura di Lecce, che nelle scorse settimane aveva aperto un fascicolo d’inchiesta sul progetto dopo aver acquisito e verificato i permessi a costruire rilasciati dal Comune negli ultimi mesi, la discussione sull’intervento è da mesi al centro delle cronache.

Certamente influisce l’implicazione nel progetto di uno degli imprenditori più noti al mondo, che, come nel suo stile, è “sbarcato” nel Salento, accompagnandosi ad una lunga sequela di provocazioni roboanti, non rimaste inosservate. Parole e toni che hanno spesso fatto il giro dei media, acceso il dibattito e diviso il fronte tra favorevoli e contrari al “Briatore pensiero”. Fino all’epilogo del sequestro probatorio e dello smarcamento del proprio marchio dalla struttura in costruzione nella città dei Martiri.

1. Cronistoria

I presupposti iniziali erano sembrati molto differenti.

L’arrivo del Twiga beach ad Otranto, annunciato in grande stile nel marzo 2016 con un lancio d’agenzia che spiega la collaborazione tra la holding di Briatore “Billionaire Lifestyle” e alcuni imprenditori locali, viene salutato da molti come una grande occasione di sviluppo per il territorio. Nella cordata salentina che affianca l’imprenditore figurano Luigi De Santis, figlio di Roberto (imprenditore e amico di Massimo D’Alema), Raffaele De Santis, detto Mimmo, patron di Serra Alimini e presidente di Federalberghi, Gabriele Sticchi e Emanuele Moscara soci proprietari de “Il Maestrale”, e Vincenzo Pozzi, ex presidente di Anas.

Negli stessi giorni, viene approvato in consiglio comunale, a Otranto, col parere favorevole di maggioranza ed opposizione uno schema di convenzione di accesso a mare con la società “Cerra” che gestirà la struttura: si astengono dal voto il sindaco, Luciano Cariddi, fratello del progettista, l’ingegnere Pierpaolo, e Antonio Schito, genero del responsabile della stessa società proponente.

Anche le selezioni per trovare personale vengono promosse in pompa magna, accompagnate dal volto di Briatore nella generosa caccia ai collaboratori. Lo stesso imprenditore, nel settembre 2016, invitato ad un convegno nel castello aragonese di Otranto, spiega la sua idea di turismo extralusso, scatenando le prime polemiche di una serie infinita. Da un lato, c’è chi respinge il modello “artefatto”, dall’altro chi sorride all’operazione di “marketing” che permette di alimentare il dibattito sul brand.

Poi è tempo di lavori: il cantiere parte a inizio anno con l’obiettivo di avviare la struttura a giugno. Video sul web e sui social celebrano questa fase, mentre filtrano i primi nomi “vip” della futura inaugurazione, con la presenza annunciata della showgirl Michelle Hunziker. A metà aprile si apprende che la Procura di Lecce ha avviato un’inchiesta sui permessi edilizi dopo aver acquisito da diversi mesi (fine settembre) informazioni e visionato le carte.

Nelle trasmissioni televisive, Briatore entra a gamba tesa criticando il fatto che in Italia ogni buon progetto venga contrastato, poi si dice fiducioso nella magistratura e sicuro che tutto si risolverà in una bolla di sapone. In mattinata, l’ultimo capitolo di una storia che sembra non finire qui.

2. Il progetto

Tutti ne parlano, ma pochi conoscono davvero cosa sia il Twiga e cosa preveda il progetto, se non per pochi dettagli qua e là o per le foto condivise sui social: nell’immaginario dei sostenitori viene rappresentato non solo come un locale, ma come un’esperienza da prendere come riferimento, una sorta di modello teso a unire il turismo di qualità e i servizi di lusso. È per loro l’occasione per trasformare Otranto e il Salento in avamposti di una idea differente di accoglienza rispetto agli stili, alle pratiche e ai ritardi del settore.

Addio alla “pensione Mariuccia”, poco spazio alla cultura e all’ambiente: il mantra del “Messia” Briatore passa dalle massime sparate nelle occasioni pubbliche o regalate ai media. Per l’imprenditore servono alberghi extralusso sul mare, divertimento e servizi. Un modo alternativo di pensare il territorio, soprattutto se si vogliono attrarre visitatori facoltosi e disposti a spendere.

È questa la filosofia che propone con continue provocazioni, stilando numeri e snocciolando riferimenti sulle qualifiche del personale e sulla voglia di lavorare dei giovani pugliesi. Il “Twiga Beach” di Otranto dovrebbe rifarsi, a suo modo, a quel modello pensato dall’uomo che mette un brand a disposizione: è tutto orientato a un turismo “a misura di ricco”.

Eppure, nella pratica, la componente imprenditoriale locale tende a smorzare i toni, a rassicurare sull’idea progettuale e a stemperare le polemiche: sembra quasi che il “modello Briatore” non sia totalmente riproposto nella struttura che si sta realizzando in zona Cerra. Si apprende che, in fondo, l’imprenditore nato nella provincia di Cuneo, è il detentore di un marchio e che questa partnership lo vedrà parzialmente defilato.

A distanza di un anno dall’annuncio di quella collaborazione il progetto, partito sotto altri auspici, è finito nell’occhio del ciclone, non solo mediaticamente anche per demeriti dello stesso Briatore, ma proprio per le indagini della Procura di Lecce formalizzate un mese fa.

Ma nel concreto in cosa consiste il progetto? Dalle informazioni raccolte, dallo studio delle planimetrie, l’intervento riguarda circa 400 mq di superfici coperte e quasi altri 200 mq di superfici ombreggianti. Nell’area di cantiere sorgono due manufatti laterali, che ospitano servizi igienici, servizi di pronto soccorso, docce; nella zona centrale vi è un blocco maggiore, con pergolato, pedane e solarium.

All’interno di questo terzo manufatto, sono stati realizzati uno spogliatoio per il personale non di cucina, un’ala grande con lo spogliatoio del personale di cucina, un locale adibito alla preparazione, un front office con una zona bar e self service.

All’esterno, è stata poggiata una piscina di 10 metri per 20 con una profondità massima di circa 3 metri. Tutte le opere sarebbero amovibili come previsto dal Prg che parla di strutture “di tipo provvisorio e asportabile”.

Lateralmente poi c’è l’accesso al mare, con una strada che permette di raggiungere liberamente il demanio marittimo. Fuori dalla zona dei manufatti, è stato previsto un parcheggio di circa 220 posti, di cui 40 stalli dovrebbero restare pubblici con tariffa oraria/giornaliera pari all’80% di quella applicata ai parcheggi urbani in zona periferica (80% di 0,80 centesimi) e la possibilità per i residenti, che esibiranno la vetrofania, di esonero dal ticket con conseguente posto gratuito.

3. Aspetti controversi

Ma qual è il nodo su cui l’inchiesta della Procura di Lecce, nelle mani del pm Antonio Negro, si sta concentrando e vuole fare chiarezza? Secondo le indagini, le opere autorizzate dal Comune di Otranto in un’area privata di cinque ettari, individuata come zona “agricola” dal piano regolatore vigente, sarebbero più complesse rispetto a quelle previste dallo schema di convenzione.

Due sono gli aspetti su cui ci s’interroga: l’incongruenza delle strutture rispetto al progetto e, sulla questione, i carabinieri avrebbero verificato “consistenti interventi di sbancamento e spianamento del terreno, lavori edili e modifiche allo stato dei luoghi in violazione della normativa” e “in difformità con le opere autorizzate”; la legittimità di tutto l’intervento nell’area.

In buona sostanza, soprattutto nel secondo caso, la domanda da porsi è si può realizzare un lido extralusso in una zona che avrebbe un’altra destinazione d’uso?

4. Cosa dice la norma?

Il riferimento da cui si parte è l’ex articolo 69 del piano regolatore generale del Comune. Nel testo si chiarisce che “i fini del progetto sono quelli di permettere una fruizione controllata delle coste, tale da favorirne un uso sociale e non privatistico, conservando al massimo grado i valori ambientali e naturali”.

Quindi, un accesso al mare nasce per recuperare alla pubblica utilità un pezzo di costa, riqualificandolo attraverso la messa in funzione di alcuni servizi minimi come parcheggi, “chioschi per vendita di rinfreschi”, l’“affitto di attrezzature da spiaggia”. Nello schema di convenzione con Cerra, approvato dal consiglio comunale, il concetto viene precisato e ribadito.

Da qui, un ulteriore passaggio: una struttura extralusso (o con l’idea di essere tale) o un semplice nuovo lido come il Twiga corrisponde a questa logica dei “servizi minimi” stabiliti dalle normative? E risponde all’esigenza di salvaguardare l’uso pubblico della costa?

Ci sarebbe poi da verificare se la presenza di strutture amovibili, per quanto autorizzate, sia elemento di garanzia della legittimità dell’intervento in zona agricola: qualche anno fa, per esempio, alcuni gazebo furono autorizzati e installati negli agriturismi del territorio, perché ritenuti “precari” e “amovibili”. Poco dopo scattò il sequestro preventivo, perché vennero giudicati come spazi che realizzavano volumetrie e cubature, essendo collocati in una zona che aveva una destinazione d’uso differente rispetto alla loro logica (occorre evidenziare, che, all’epoca, la normativa in materia di agriturismi scontasse qualche carenza).

La Procura, in definitiva, sta cercando di chiarire tra gli aspetti osservati se oltre a una difformità tra quanto progettato e realizzato, l’intervento sia da considerarsi legittimo nell’area in cui è posto. Naturalmente, se la risposta è no, potrebbe scaturirne una valutazione anche sulle altre strutture approvate nel corso di un trentennio dalle varie amministrazioni e con la stessa applicazione della norma.

5. Il parere dei progettisti

Ma come giustificano gli interventi i tecnici che li hanno realizzati? Uno dei punti su cui si concentra la discussione è proprio l’interpretazione della norma: a loro parere il progetto sorge sì su un’area agricola ma prevede una doppia destinazione d’uso, proprio perché “accesso al mare”. L’interpretazione della norma tecnica del Prg, peraltro, avrebbe una sua “coerenza” a loro parere nei progetti approvati dalle diverse amministrazioni che si sono succedute in città.  

Secondo il progettista e direttore dei lavori, Pierpaolo Cariddi, anche la gestione pubblica dell’accesso al mare sarebbe salvaguardata da un principio semplice: la posizione di partenza è che una parte di demanio, da tempo non avvicinabile, viene riconsegnata alla fruizione di tutti attraverso la realizzazione di un intervento privato corredato all’accesso al mare e ai servizi minimi che ne derivano.

“L’amministrazione comunale può in ogni caso affidarne, per convenzione, la realizzazione e la gestione a privati e gruppi di privati – si legge nel prg – che s’impegnino a rispettare i criteri di impostazione stabiliti di volta in volta dall’A.C. a seconda delle caratteristiche dei terreni e dell’ambiente”.

In cambio della realizzazione delle opere, il privato riqualificherebbe l’area, permettendo il raggiungimento della costa e predisponendo dei servizi minimi di balneazione. Ma quali sono questi “servizi minimi”? Per i tecnici, anch’essi sarebbero soggetti all’interpretazione dell’amministratore di turno, nel senso che la normativa fornisce l’indirizzo su ciò che è necessario realizzare ma non porrebbe limiti a miglioramenti e ammodernamenti. Perciò un intervento di maggiore qualità come il Twiga sarebbe, a loro dire, solo lo sviluppo naturale della norma stessa.

Inoltre, a garantire la pubblicità dell’area ci sarebbe la previsione di 40 parcheggi liberi a disposizione dei residenti (per cui sarebbero totalmente gratuiti) e dei non residenti (con tariffa agevolata). Nel testo del prg a tal proposito si parla di parcheggio pubblico con minimo due posti macchina “ogni cinque metri di fronte costiero servito”.

La presenza di due manufatti con servizi troverebbe giustificazione nel punto b dell’ex articolo 69 del prg che parla di “un gruppo di servizi di acqua potabile, latrine, raccolta rifiuti, dimensionato in relazione al numero di persone medio prevedibile sul tratto di costa servito. Tale attrezzatura dovrà ottenere il parere favorevole dell’Ufficio sanitario.

A questo si aggiungerebbe quanto previsto per i disabili, con la possibilità di arrivare a ridosso delle strutture, dove sono immaginati 4 posti a loro disposizione, il diritto gratuito all’utilizzo di un ponticello, della pedana per raggiungere il demanio.

Viene inoltre evidenziata la natura amovibile degli interventi, compresa la stessa piscina, e la verifica dei criteri di lottizzazione ben al di sotto dell’indice minimo agricolo previsto. Le uniche opere che avrebbero modificato l’aspetto dei luoghi sarebbero alberi di fichi, macchia mediterranea e l’ampia vegetazione predisposta dalla società che gestisce il Twiga.

A ulteriore conferma della bontà dell’intervento, ci sarebbe, secondo i tecnici, la valutazione della Regione Puglia, che osservando il progetto non lo ha cassato, ma ha tagliato solo il punto relativo ai trasporti pubblici, peraltro inesistenti a Otranto.

6. Il dibattito sui prezzi

Un altro elemento che ha alimentato il dibattito sono i prezzi applicabili dalla struttura extralusso. Nella convenzione si chiarisce che “dovrà essere garantita l’attività di noleggio di ombrelloni, gazebo e lettini a tariffe conformi a quelle mediamente praticate sul territorio”. I prezzi dovrebbero essere calmierati, ma ascoltando le dichiarazioni dello stesso Briatore (“Ombrellone a 50 euro? Magari attaccato a un ulivo!” come risposto all’inviato di Striscia la Notizia) e verificando i costi delle strutture che portano lo stesso brand non ci si ritrova.

Una soluzione, dalle indiscrezioni, sarebbe quella che per i clienti della struttura venga predisposto un tariffario specifico, mentre per chi accede al demanio ma non vuole sostare al Twiga vengano offerti ombrelloni a prezzi agevolati. Ma tutti i distinguo in atto su prezzi e qualità portano anche a pensare che, tolto il marchio e la grande presenza mediatica di Briatore, l'esperienza possa in realtà trasformarsi in una riproposizione di attività già esistenti sul territorio, con maggiori comfort ma senza la piena identificazione con le altre strutture del brand sparse nel mondo.  

7. Altri aspetti

Ci sono poi altri aspetti che arricchiscono il quadro complessivo e che vanno dalla discussione generica sul modello “turistico” proposto da Briatore e che ha diviso l’opinione pubblica, passando a quello più locale sul conflitto d’interessi tra amministrazione e progetto, che, invece, è passato in secondo piano, sebbene qualche polemica ci sia stata.

Sul punto, l’ingegnere Cariddi, peraltro diventato in queste settimane candidato sindaco di Otranto, ha precisato: “Pur non essendoci un incompatibilità con gli incarichi pubblici per il mestiere che faccio, ho sempre preferito visto l’impegno di mio fratello come amministratore, autoescludermi. Non posso, però, farlo anche per incarichi di privati”.

Non va dimenticato, infine, la questione degli assetti idrogeologici, con la presenza della falesia circostante, che presenta evidenti fragilità, e piccole cave difficilmente accessibili. Non a caso, alcuni distacchi della parete rocciosa hanno portato da circa quattro anni ai divieti di balneazione proprio nella zona in cui ricade l'opera. Un progetto del genere potrebbe, secondo gli ambientalisti, incidere ulteriormente sulla stabilità della roccia su cui viene realizzato (non solo per le strutture ma per il carico antropico) senza dimenticare i problemi tecnici derivanti dagli scarichi e dai sistemi fognari che dovranno servire il lido. 

Infine, c’è anche il ruolo della Soprintendenza, che, proprio in virtù delle caratteristiche dei luoghi, stranamente non ha espresso il parere richiesto e necessario sul progetto e sulla variante in corso d’opera, nonostante sia stata sollecitata a farlo nei sessanti giorni a propria disposizione.

8. Epilogo.

Mentre si realizza questo excursus nella vicenda Twiga, la società Cerra ha comunicato la sospensione momentanea del proprio legame col marchio a tutela dello stesso Briatore e i sessanta precontratti stipulati col personale selezionato, con le aziende e i fornitori coinvolti.

Un “divorzio” temporaneo (?) quello tra Briatore, infastidito dai controlli e dall'eccesso di burocrazia, e soci pugliesi in attesa di una soluzione che faccia rinascere il Twiga di Otranto. E di nuove “nozze” col brand, più durature e meno problematiche sotto ai cieli di Cerra.

Mauro Bortone

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