Un cuore medievale alle porte di Lecce: affreschi e graffiti nella Torre di Belloluogo

lunedì 15 maggio 2017

Risale al 1300 la Torre situata fuori le mura del capoluogo salentino. Maria D'Enghien la scelse per trascorrere l'ultimo periodo della sua vita.

La Lecce famosa nel mondo per il suo Barocco ha un cuore medievale, situato fuori le mura: la Torre di Belluogo. Splendido esempio di architettura angioina, sorge su un sito, però, che sembra ricordare i tanti villaggi rupestri alto medievali di cui è ricolmo il Salento. Un luogo sicuramente frequentato e riadattato nel corso dei secoli, che merita senz’altro una visita approfondita.

Costruita durante il 1300 dalla famiglia Brienne, verosimilmente da Ugo o Gualtiero, la torre è perfettamente cilindrica, incastonata in una località che fin dalla notte dei tempi viene menzionata “bello luogo”, ad indicare evidentemente un buon posto per vivere, ricco di beni di prima necessità, un “giardino di delizie” come ci ricordano le fonti. 

Come si legge sulla pagina Salentoacolory, già dall’alto si può apprezzare il costone di roccia scavato nei secoli per ricavarne ambienti per il ricovero e l’attività umana. Sopra, si nota nella sua interezza tutto il fossato che, come era alle origini, circondava completamente la torre.

In questa torre trascorse l’ultima parte della sua vita Maria d’Enghien, contessa di Lecce e regina di Napoli, una donna di alto spessore, molto amata dal suo popolo. Purtroppo però, poco più di cento anni dopo la sua morte, si perse per sempre la sua (probabilmente sontuosa) sepoltura, situata nell’antica chiesa che fu abbattuta per far posto al nuovo castello di Carlo V. In questa torre, la regina scrisse molto, amava spesso nell’epistolario fare riferimento alla vita sfarzosa, si, ma operosa, 'in castro nostro Licii', la Lecce di allora.

Tutto il fossato è ricolmo di acqua sorgiva, che lo rende da secoli, in tutto il periodo dell’anno, completamente sommerso e funzionale alla difesa.

Varcato il ponte d’accesso, probabilmente in origine levatoio, si accede alla porta d’ingresso. Sulla destra si può ammirare il profondo fossato.

L’ambiente più importante della torre è senz’altro la piccola cappella, voluta dalla regina Maria d’Enghien, sul cui muro, prima di accedere, c’è inciso il fiore a sei petali, noto come “fiore della vita”, conosciuto a diverse culture sparse per il mondo, e sul cui vero significato ancora non è dato sapere con certezza.

Maria d’Enghien amava l’arte, come dimostra anche il meraviglioso ciclo pittorico della chiesa di Santa Caterina a Galatina, ed anche in questa torre fece affrescare a modo suo la sua cappella personale.

Gli affreschi risalgono alla fine del 1300 e ripercorrono la vita di Santa Maria Maddalena. Per il resto gli interni della torre sono molto spartani, si conservano ancora i camini, e qualche altro graffito come quello che sembra mostrare dei soldati, armati di arco e qualche scudo o stemma nobiliare.

Una strettissima scaletta di pietra separa i piani. Dall’alto della torre si possono osservare gli ambienti rupestri. In uno di questi, qualcuno ha voluto riconoscerci il ninfeo di Maria d’Enghien. In effetti si tratta di un ambiente molto ben disegnato, decorato con capitelli a foglie d’acanto ma non c’è alcuna certezza che si tratti del luogo dei bagni della regina.

L’acqua del fossato è coperta da un manto verde, per via della naturale stagnazione. L’ambiente più grande è quello del frantoio ma è tutto un succedersi di scalinate e locali, ricavati dalla roccia viva.

In questa zona furono rinvenute antiche iscrizioni bizantine, delle quali il prof. Alfredo Calabrese ricavò dei calchi, molti anni fa, salvando così una testimonianza che in effetti, oggi, è molto difficile leggere. 

Intorno alla torre si ergono due pozzi monumentali. Inoltre, una piccola necropoli medievale si mostra ancora, tagliata nella roccia viva. 

 

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