Blitz della Gdf, arrestata presidente dello Sportello Antiracket. Interdittiva per Monosi

venerdì 12 maggio 2017
Inchiesta sulla gestione dei fondi destinati alle attività antiracket. Sequestroda oltre 2 milioni di euro.

Blitz della Guardia di Finanza nella notte che ha arrestato quattro persone ed emanato misure interdittive della professione per altre due.
L'inchiesta riguarda i fondi destinati all'associazione antiracket ed è stata portata avanti dagli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria e coordinata dai due sostituti procuratori Massimiliano Carducci e Roberta Licci.

In manette sono finiti la direttrice dello sportello antiracket Maria Antonietta Gualtieri Pasquale Gorgoni, funzionario del Comune di Lecce e Giuseppe Naccarelli, ex dirigente di Palazzo Carafa e Serena Politi, collaboratrice della Gualtieri. Nel fascicolo degli indagati compaiono decine di professionisti tra avvocati e commercialisti. Per l'assessore Monosi è scattata l'interdittiva a ricoprire cariche pubbliche.

Secondo le indagini eseguite dai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria, all'ombra dello Sportello che si occupava formalmente di acquisire fondi destinati alle vittime del racket e e dell'usura nelle provincie di Lecce, Brindisi e Taranto, si celava un sodalizio criminoso dedito a reati di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, corruzione, concussione, falso.

A capo del presunto sodalizio criminale la presidente dell'associazione che, avvalendosi dell'apporto di numerosi altri soggetti, per lo più inquadrati all'interno dell'associazione oltre che di pubblici amministratori e privati imprenditori, avrebbe messo in atto numerosi espedienti per accedere a finanziamenti statali ed europei.

Nel maggio 2012 Maria Antonietta Gualtieri aveva stipulato una convenzione con I'Ufficio del Commissario Antiracket istituito presso il Ministero dell'lnterno e con le amministrazioni comunali di Lecce, Brindisi e Taranto per I’istituzione di 3 sportelli antiracket: il fine nobile era prestare assistenza alle vittime del racket e dell'usura e favorire l'accesso ai finanziamenti previsti dal Fondo di Solidarietà.

L'indagine ha permesso di accertare però che l'associazione ed i relativi sportelli fossero di fatto non operativi e costituiti all'unico fine di frodare i finanziamenti pubblici attraverso la rendicontazione fittizia di spese per il personale impiegato, l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per l'acquisizione di beni e servizi; la rendicontazione di spese per viaggi e trasferte in realtà mai eseguite; la falsa attestazione del raggiungimento degli obiettivi richiesti dal progetto in termini di assistenza ai nuovi utenti e numero di denunce raccolte.

In dettaglio, i finanzieri hanno accertato che l'associazione aveva stipulato contratti di collaborazione con dipendenti fittizi e compiacenti professionisti, emettendo false buste paga e ricevendo fatturazioni per prestazioni professionali inesistenti.

Le somme indebitamente percepite dai fittizi collaboratori grazie alle false rendicontazioni presentate all’Ufficio del Commissario Antiracket, venivano successivamente restituite in contanti alla stessa presidente dell’Associazione. Un particolare non è sfuggito agli inquirenti: venivano fatte salve le ritenute previdenziali e assistenziali.

L'organizzazione documentava inoltre l'esistenza di spese fittizie per l’acquisizione di beni e servizi: inesistenti campagne pubblicitarie ed interventi di manutenzione presso le tre sedi, predisponendo una serie di documenti, anche di natura fiscale, idonei a dimostrare il regolare svolgimento delle procedure di selezione delle aziende fornitrici e l'avvenuto pagamento delle prestazioni.

Anche in questo caso il meccanismo truffaldino prevedeva che i finanziamenti indebitamente percepiti venissero dapprima bonificati in favore delle ditte esecutrici a pagamento delle forniture e successivamente restituiti in contanti per un importo pari alla differenza tra l’importo fatturato ed una quota del 20%, quale “compenso” alla stessa azienda fornitrice, cui veniva aggiunto il rimborso delle spese effettivamente sostenute per la predisposizione della campionatura da trasmettere al Ministero.

Dalle indagini è emersa anche l’illecita percezione di finanziamenti destinati alle opere infrastrutturali ed all’acquisto degli arredi presso le sedi di Lecce e Brindisi mettendo in luce dirette responsabilità a carico degli amministratori comunali e dei direttori dei lavori coinvolti nel rilascio delle autorizzazioni e nei pagamenti delle relative opere.

La lente d'ingrandimento dei finanzieri è stata puntata sui lavori di ristrutturazione della sede di Lecce che sorgeva in viale De Pietro: in assenza della preventiva approvazione da parte dell’Ufficio del Commissario Antiracket i lavori sono stati pagati con fondi del Comune e tale liquidazione veniva di fatto eseguita attraverso la creazione di un capitolo di spesa sprovvisto di copertura finanziaria, al fine di agevolare l’imprenditore affidatario dei lavori e consentirgli una celere percezione di tali somme. Un meccanismo reso possibile attraverso i rapporti esistenti tra l’impresa esecutrice dei lavori ed un funzionario pubblico che in cambio riceveva agevolazioni nel pagamento di alcuni lavori eseguiti dalla medesima ditta presso la propria abitazione.

Al fine di sanare la situazione venutasi a creare in seguito ai rilievi mossi dall’Ufficio del Commissario Antiracket sulla irrituale procedura seguita ed ottenere il rimborso delle somme indebitamente anticipate, veniva quindi predisposta documentazione fittizia, in seguito trasmessa al citato Ufficio al fine di dimostrare il rispetto delle procedure previste per l’approvazione dei lavori, in realtà già ultimati e liquidati.

Da qui la truffa ai danni dell’Ufficio del Commissario Antiracket che procedeva all’erogazione dei fondi direttamente in favore dell’impresa costruttrice, che in tal maniera si avvantaggiava di un ulteriore pagamento che andava ad aggiungersi a quello già ricevuto dal Comune di Lecce.

Condotte illecite sono state accertate anche in relazione ai lavori eseguiti presso lo sportello di Brindisi: i funzionari del comune, insieme all’amministratore della ditta incaricata della esecuzione delle opere, certificavano l’ultimazione e la regolare esecuzione dei lavori, in realtà non ancora completati.

Emergeva infine che la presidente dell’associazione, avuta notizia della convocazione presso gli uffici del Nucleo di Polizia Tributaria di alcuni suoi collaboratori per essere sentiti quali persone informate sui fatti, procedeva ad “istruire” i testimoni affinché rendessero dichiarazioni difformi dal vero finalizzate ad occultare le irregolarità poste in essere per l'indebita percezione dei fondi erogati dal Ministero.

Al termine delle indagini, i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria hanno eseguito su delega della Procura della Repubblica di Lecce, 4 misure cautelari degli arresti, di cui 3 in carcere ed 1 ai domiciliari, notificato l’interdizione dai pubblici uffici a 7 soggetti e disposto a carico di 32 indagati il sequestro delle somme indebitamente percepite dal Ministero, per un importo complessivamente superiore a 2 milioni di euro.


 

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