Lecce, "La Traviata" di Verdi entusiasma il pubblico (quello rimasto)

sabato 8 aprile 2017
Come l'inaspettato vigore di Violetta, sul punto di morire nella sua stanza parigina, così è arrivata sul palco del Politeama questa bella edizione de "La Traviata", giunta quasi a sorpresa, a tenere viva una stagione lirica che in molti davano per spacciata.

Una "Traviata" piacevole e ben costruita, a partire dalla regia di Alessio Pizzech e dai suoi protagonisti principali. Su tutti la soprano russa Irina Dubrovskaya, una Violetta davvero brillante per doti vocali e ben misurata nella dinamica. A sottolineare l'esuberanza della voce, chiudendo il primo atto si esibisce in un non comune Mib (non sempre utilizzato), nota ardita ma centrata e tenuta perfettamente.
Bella e piacevole anche la prestazione del baritono rumeno Ionut Pascu. Il suo Giorgio Germont, con una corposa presenza vocale, riesce a restituire fedelmente le caratteristiche fonetiche del padre nobile. 
Tra soprano e baritono si perde un po' la voce del tenore Davide Giusti, che mette in scena un Alfredo Germont composto, ma poco consistente. Prova ne sia il concertato che chiude il secondo atto: l'intreccio polifonico, accanto alle voci di Violetta e Giorgio Germont, lo rivela in tutti i suoi limiti.
Buona prova anche da parte dell'orchestra Oles e del coro, con i direttori Vlad Conta ed Emanuela Aimone. Gradevoli le scenografie essenziali di Pierpaolo Bisleri e i contributi coreografici di Fredy Franzutti.

Grazie all'operazione della Regione Puglia risuoneranno ancora nei prossimi giorni le note di "Traviata" e "Madama Butterfly", a conforto di un pubblico che, purtroppo, sembra sempre meno presente e meno appassionato. 
La platea e i palchi mezzi vuoti di ieri sera raccontano di quanto poco sia stato fatto negli ultimi anni per avvicinare le persone all'opera lirica. E tra i presenti gli immancabili presenzialisti imbellettati per l'occasione, pronti ineducatamente a spellarsi le mani sul primo acuto, magari tra un sonnellino o una chiacchierata col vicino di poltrona. Per non parlare poi dei soliti centometristi, quella fetta di spettatori abilissimi a guadagnare l'uscita del teatro dalle prime file in pochi secondi e a sipario ancora aperto. Con queste premesse, quello che la città ha voluto compiere riaprendo in pompa magna il teatro Apollo pare un vero e proprio salto nel vuoto. Perché ciò che vale per i bei cartelloni vale anche per un pubblico all'altezza: il denaro da solo (anche ad avercelo) non basta.

agab
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