L'Opinione dei magistrati

giovedì 28 gennaio 2010
“Non c’è un problema giustizia, ma problemi e aspetti differenti a seconda che si tratti di processi civili, penali o amministrativi”
 
I riflessi negativi del mal funzionamento della giustizia sono ben noti, capirne le cause è più complicato. La giustizia impone di adeguare un comportamento a una norma, ma questo principio fondamentale per concretizzarsi ha bisogno di efficienza. Alcide Maritati (nella foto), segretario del Consiglio Giudiziario della Corte di Appello di Lecce, giudice per le indagini preliminari a Brindisi, spiega quali sono dal suo punto di vista le cause del malfunzionamento della macchina giudiziaria.
Dottor Maritati, quali sono i mali che attanagliano la giustizia?
In primo luogo è bene aver chiaro che affrontare questa tematica riducendola a una discussione sul processo breve, piuttosto che sulle intercettazioni o sulla prescrizione, non è corretto. 
Quindi le discussioni degli ultimi anni non hanno senso?
Non ho detto questo. Semplicemente non possiamo mettere in un unico calderone la giustizia civile, quella penale e quella amministrativa, perché sono caratterizzate da aspetti diversi.
Tuttavia, lo scontro anche duro tra politica e magistratura, si gioca sulla riforma della giustizia e sulle misure che il Governo intende adottare, una tra tutte il processo breve.
Che il processo debba avere una giusta durata, è cosa che trova tutti concordi. Le posizioni si contrappongono sui metodi. Guardi il processo breve possiamo spiegarlo con una metafora. In buona sostanza, se oggi, per legge, si stabilisse che il percorso Lecce-Bari deve essere coperto in mezz’ora il risultato sarebbe scontato.
Dovremmo rinunciare a raggiungere Bari?
No. Partiti per la destinazione, dopo mezz’ora dovremmo fermarci. Questo accadrà, con i processi in corso, se la riforma dovesse passare in questi termini. 
Eppure la giustizia non funziona e tutti adducono le  loro ragioni. Intanto i cittadini attendono di trovare risposta alla loro domanda di giustizia.  
Il rallentamento dei processi ha varie cause che concorrono a determinarlo. In primo luogo la carenza di personale amministrativo che è pari al 30% del fabbisogno. La pianta organica, stimata dal ministero confacente alle necessità, è ferma agli anni ’50 quando il carico per la giustizia era notevolmente inferiore a quello attuale. A questo bisogno aggiungere gli appesantimenti di tipo organizzativo. 
Di quale genere? 
Ad esempio, al Tribunale di Lecce la gestione degli arresti non è centralizzata. Ogni sede distaccata deve garantire la reperibilità del giudice. Questo significa che se il giudice in questione ha un’udienza nella sede centrale deve spostarsi su quella distaccata con una serie di disagi, ritardi e aggravio di costi. Al Tribunale di Brindisi abbiamo centralizzato la gestione degli arresti già da dieci anni. Per non parlare della mancanza di auto per gli spostamenti, dei computer obsoleti, della impossibilità di gestire le sedi distaccate con le risorse umane che abbiamo a disposizione. 
A suo parere è necessario accorpare le sedi?
L’Associazione Nazionale Magistrati da anni chiede una revisione della geografia delle sedi distaccate, ridimensionandone il numero. La provincia di Lecce aveva ben dieci Preture. Con il passaggio al giudice unico ne sono state soppresse tre, ma potrebbero essere ridimensionate a non più di quattro sedi distaccate. 
 
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