L’aula consiliare intitolata a Renata Fonte: ricordato l’impegno per salvare Portoselvaggio

martedì 3 gennaio 2017

Il sindaco Pippi Mellone “È stata dimenticata dalla politica”. Alla cerimonia era presente la figlia Viviana.

Renata Fonte rivive nel nome dell’aula del consiglio comunale di Nardò. All’unanimità oggi, il luogo simbolo della democrazia cittadina all’interno di Palazzo Personè è stato intitolato all'assessore repubblicano alla Cultura e all’Istruzione uccisa il 31 marzo 1984. (Ecco il video).

La proposta di intitolazione dell’aula a quella che ormai in tutta Italia è considerata una donna simbolo della lotta per la legalità e di impegno e passione civile e politica, era contenuta in una mozione firmata da 19 consiglieri (Ettore Tollemeto, Paola Mita, Antonio De Mitri, Giuseppe Alemanno, Antonio Tondo, Augusto Greco, Gianluca Fedele, Paolo Arturo Maccagnano, Giulia Puglia, Giuseppe Verardi, Fabrizio Durante, Sergio Manca, Andrea Giuranna, Eleonora Colazzo, Luigi Venneri, Sergio Manca, Cesare Dell’Angelo Custode, Antonio Vaglio e Giancarlo Marinaci) e approdata nell’odierna seduta dell’assise cittadina. La delibera ricorda, tra le altre cose, che “l’impegno di Renata Fonte contribuì a diffondere e rafforzare una diffusa coscienza ecologica e impedì la realizzazione di insediamenti edilizi devastanti”. Ai lavori del Consiglio ha preso parte anche Viviana Matrangola, una delle sue due figlie.

“Mia madre - ha detto Viviana Matrangola con la voce rotta dalla commozione - non è stata uccisa solo quel 31 marzo 1984, ma tutte le volte in cui in questi anni le è stato negato il ricordo. Mentre ovunque si è fatto e si continua a fare il suo nome con orgoglio, a Nardò Renata Fonte è stata isolata e dimenticata, perché ricordare significa forse riscoprire connivenze e ammettere che lei diceva “no” a cose cui altri dicevano “sì”. Quella vita spezzata e quella voce oggi tornano a vivere”.

“Renata Fonte - ha spiegato il sindaco Pippi Mellone nel suo lungo intervento - è stata uccisa in quanto amministratore di questa città, di fatto mentre adempiva al suo ruolo e a causa del suo ruolo e della sua funzione. Ha perso la vita per questo. Oltre ogni “teorema” e interpretazioni possibili. In quest’aula si sono consumati i suoi ultimi minuti di vita, si sono consumate le sue battaglie, si è potuta ammirare la sua passione civile. Nardò oggi dimostra di avere coscienza, sensibilità, coraggio e un’opinione pubblica matura da voler dire a tutti, molto esplicitamente, che non assumerà mai più comportamenti sordidi, silenziosi, paurosi. Perché l’unica verità disponibile è quella giudiziaria e non quella degli “storiografi acrobatici”. Le carte del processo dicono che Renata Fonte è stata uccisa per aver salvato Portoselvaggio dalla speculazione edilizia e che ogni obiezione a questo non regge. Purtroppo, però, c’è stata una volontà muta della politica e delle istituzioni di questa città in questi 33 anni di voler dimenticare Renata, un tema scomodo, ingombrante, scivoloso. E chi ha provato coraggiosamente a suonare la sveglia, è stato accusato di volersi lavare la coscienza. Per noi è diverso. Nel 1984 noi non c’eravamo oppure eravamo semplicemente troppo piccoli per capire. Non possiamo essere accusati di volerci lavare le coscienze. Noi le coscienze vogliamo smuoverle con questo rumorosissimo atto di verità, una grande testimonianza di gratitudine per una donna il cui modello di vita servirà a generazioni di neretini”. 

                                                                                                                 

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