Mercato immobiliare vivace nel Salento, in aumento gli affari. Lecce in negativo

sabato 26 marzo 2016

La rilevazione, relativa al 2015, dell’Osservatorio Economico di Confartigianato Imprese Lecce, diretto da Davide Stasi.

Ci sono state più compravendite immobiliari in provincia di Lecce, nel 2015, che nel capoluogo. È quanto

Nel corso del 2015 sono state compravendute 5.148 unità abitative. Rispetto all’anno precedente, i trasferimenti di proprietà sono cresciuti di 119 unità, pari al 2,4 per cento (ce ne erano stati 5.029 nel 2014).

È quanto rileva l’Osservatorio Economico di Confartigianato Imprese Lecce, diretto da Davide Stasi.

In particolare, le contrattazioni hanno interessato 627 monolocali (fino a 45 metri quadri, entro i 2,5 vani catastali), che hanno rappresentato il 12,2 per cento del totale delle transazioni; 964 piccole abitazioni (da 45 a 60 metri quadri ovvero da 2,5 a 4 vani), pari al 18,7 per cento delle compravendite; 868 case medio - piccole (da 60 a 90 metri quadri ovvero da 4 a 5,5 vani), pari al 16,9 per cento degli scambi commerciali; 1.477 fabbricati medi (da 90 a 120 metri quadri ovvero da 5,5 a 7 vani), pari al 28,7 per cento degli acquisti; 657 immobili di grandi dimensioni (più di 120 metri quadri ovvero oltre 7 vani), pari al 12,8 per cento delle contrattazioni; 555 unità non classificabile (unità immobiliari per le quali non è presente, sugli atti, la consistenza). Per un totale di 5.148 appartamenti.

Nel capoluogo, invece, le compravendite sono state 926 (l’anno prima si registrarono 959 transazioni). La flessione, in questo caso, è di 33 unità, pari ad un tasso negativo del 3,5 per cento.

In dettaglio, le contrattazioni hanno riguardato 50 monolocali (fino a 45 metri quadri), 161 piccole abitazioni (da 45 a 60 metri quadri), 165 alloggi medio - piccoli (da 60 a 90 metri quadri), 312 fabbricati medi (da 90 a 120 metri quadri) e 186 ville di grandi dimensioni (più di 120 metri quadri) e 52 unità non classificabile. Per un totale di 926 case.

«La ripresa del mercato immobiliare – commenta Davide Stasi, direttore dell’Osservatorio Economico – procede a doppia velocità con la periferia e la provincia che sembrano avere una marcia in pi rispetto al capoluogo che, invece, indietreggia. L’area urbana, purtroppo, continua a perdere appeal perché non viene riqualificata, tantomeno valorizzata.

Va sottolineato, ad onor del vero, che oltre ad avere prezzi più accessibili, in periferia e nei paesi è possibile scegliere tipologie abitative ormai introvabili in città, come case indipendenti, villette a schiera, case bifamiliari, mini-condomini. Quanto basta per ridare ossigeno ad un comparto, quello immobiliare, in forte difficoltà. Almeno tre sono stati i fattori che hanno frenato il ritmo delle compravendite – spiega – Innanzitutto, la stretta del credito (in inglese ‘credit crunch’), che avrebbe dovuto fornire la liquidità necessaria per gli investimenti immobiliari, in particolare per i mutui relativi all’abitazione principale.

In secondo luogo, il peso crescente della burocrazia, che ha di fatto rallentato le operazioni di acquisto dei fabbricati, con un corposo elenco di documenti da produrre da parte del venditore ed anche da parte del compratore (per ottenere il mutuo ipotecario). Come terzo fattore – aggiunge Stasi – c’è la pressione fiscale e tributaria, che con l’incertezza dei regimi e dei relativi oneri, ha scoraggiato i compratori ed anche gli investitori.

La crisi è cominciata nel biennio 2008-2009, ma il vero crollo si registra dal 2012, con l’introduzione dell’Imposta municipale propria (Imu) che, in pratica, ha fatto contrarre sia le compravendite sia i prezzi, mentre ha raddoppiato, anzi triplicato il carico fiscale. Il valore del patrimonio immobiliare è così tornato ai livelli del 1985. Nel corso dell’ultimo anno, però, sono emersi segnali incoraggianti che fanno ben sperare in una costante ripresa del mercato immobiliare – continua – All’aumento delle compravendite, si affiancano altri indicatori come la frenata del calo dei prezzi, la diminuzione dei tempi di vendita e la stabilizzazione degli sconti in fase di trattativa. Si tratta di trend che dovrebbero consolidarsi nell’anno in corso. Si conferma in questa direzione cruciale per il consolidamento della ripresa il ruolo del credito, per il quale è vietato abbassare la guardia nonostante i tassi ai minimi e la crescita delle stipule. In assenza di una situazione reddituale o patrimoniale affidabile non è facile superare il vaglio degli uffici creditizi. Non deve ingannare – conclude Stasi – il boom delle erogazioni, la cui dinamica di crescita a doppia cifra risulta favorita dalle surroghe, ossia dalla possibilità di cambiare le condizioni (tasso e durata) di un mutuo già acceso».

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